DIO CREATORE – PARTE I

LA CREAZIONE DEL MONDO E DELL’ UOMO

CAPITOLO I

IL creato acclama Dio come creatore.

SOMMARIO. Cosa significa fare qualcosa dal nulla: 482. Dio attesta, tramite il profeta di avere fatto il cielo e la terra. Nulla viene creduto di più sicuro:483. L’ evidenza delle cose create attesta che hanno Dio come creatore: 484. Le cose temporali sono state create dal Verbo eterno: 485-486. Solo Dio in quanto onnipotente può creare, non certamente l’ uomo, né gli angeli: 487-492. Creò perché volle, e perché è buono: 493-496- Dio ha creato tutto, anche la materia informe: 497-499. Dio tutto fece dal nulla, non “da” se stesso: 500.

482. (Con. Prisc. et Orig. Ad Oros. 2,2). Quando dunque si risponde: ” Dal nulla “, cos’altro si dice se non che non ebbe a sua disposizione nessuna materia che non fosse stata da lui e così [con essa] avere una base per fare tutto ciò che avrebbe voluto fare, mentre senza di essa non sarebbe stato in grado di farlo? In effetti, la materia del mondo, che riscontriamo comunque nelle cose che mutano, è stata originata da colui da cui ha origine il mondo. Per cui anche quando Dio fece o fa qualcosa servendosi di qualcosa, non lo fece né fa da cose non create da lui. Quando dunque si risponde: ” Dal nulla “, cos’altro si dice se non che non ebbe a sua disposizione nessuna materia che non fosse stata da lui e così [con essa] avere una base per fare tutto ciò che avrebbe voluto fare, mentre senza di essa non sarebbe stato in grado di farlo? In effetti, la materia del mondo, che riscontriamo comunque nelle cose che mutano, è stata originata da colui da cui ha origine il mondo. Per cui anche quando Dio fece o fa qualcosa servendosi di qualcosa, non lo fece né fa da cose non create da lui…3. Quando si dice: Dio ha creato tutto dal nulla 1, non si dice se non questo: Nulla esisteva da cui creare e tuttavia, poiché lo volle, lo creò. Dunque non si può dire che la volontà sia il nulla, anzi è proprio lei che viene inculcata quando si dice che Dio ha creato dal nulla. Infatti a Dio si dice: puoi tutto col solo volerlo 2: sia che esista da dove trarlo sia che non esista; basta la volontà dove è sommo il potere.

483. (De civ. Dei XI 4,1). II mondo è il più grande degli esseri visibili, Dio il più grande degli esseri invisibili. Noi percepiamo l’esistenza del mondo, l’esistenza di Dio la crediamo. E crediamo che Dio abbia creato il mondo perché nessuno ne può dare la certezza che ne dà Dio stesso. Dove abbiamo udito la sua voce? In nessun luogo frattanto così bene come nelle Scritture sante, in cui ha detto un suo Profeta: Nel principio Dio creò il cielo e la terra 9. Questo Profeta non era presente quando Dio creò il cielo e la terra 10, ma v’era la sapienza di Dio, mediante la quale furono fatte tutte le cose. Essa si svela nelle anime sante, forma gli amici di Dio e i Profeti 11, fa conoscere nel silenzio le opere di lui. Parlano loro anche gli angeli di Dio che vedono sempre la faccia del Padre 12 e annunziano il suo volere a chi è dovuto. Uno di essi era il Profeta che ha detto e scritto: In principio Dio creò il cielo e la terra. Ed egli è teste tanto idoneo a farci credere in Dio appunto perché mediante l’ispirazione divina, con cui conobbe queste verità rivelategli, ha previsto anche tanto tempo prima che si sarebbe avuta la nostra fede.

484. (Conf. XI 4). Ecco che il cielo e la terra esistono, proclamano con i loro mutamenti e variazioni la propria creazione. Ma tutto ciò che non è stato creato e tuttavia esiste, nulla ha in sé che non esistesse anche prima, poiché questo sarebbe un mutamento e una variazione. Ancora proclamano di non essersi creati da sé: “Esistiamo, per essere stati creati. Dunque non esistevamo prima di esistere, per poterci creare da noi”. La voce con cui parlano è la loro stessa evidenza. Tu dunque, Signore, li creasti, tu che sei bello, poiché sono belli; che sei buono, poiché sono buoni; che sei, poiché sono. Non sono così belli, né sono così buoni, né sono così come tu, loro creatore, al cui confronto non sono belli, né sono buoni, né sono.

485. (ib. 5,7). Ma come creasti il cielo e la terra 49? quale strumento impiegasti per un’operazione così grande?… Non certo in cielo e in terra creasti il cielo e la terra; nemmeno nell’aria o nell’acqua, che pure appartengono al cielo e alla terra. Nemmeno creasti l’universo nell’universo, non esistendo lo spazio ove crearlo, prima di crearlo perché esistesse. Né avevi fra mano un elemento da cui trarre cielo e terra: perché da dove lo avresti preso, se non fosse stato creato da te, per crearne altri? ed esiste qualcosa, se non perché esisti tu? Dunque tu parlasti, e le cose furono create 50; con la tua parola le creasti 51.

486. (ib. 6,8). Ma come parlasti?… 9. Così ci chiami a comprendere il Verbo, Dio presso te Dio 54, proclamato per tutta l’eternità e con cui tutte le cose sono proclamate per tutta l’eternità…Con questa parola coeterna con te enunci tutto assieme e per tutta l’eternità ciò che dici, e si crea tutto ciò di cui enunci la creazione. Non in altro modo, se non con la parola, tu crei; ma non per questo si creano tutte assieme e per tutta l’eternità le cose che con la parola crei.

487. ( Serm. 398. 1,2). Così dunque avete già imparato, avete meditato, avete ritenuto il concetto, siete nella situazione di poter dire: Credo in Dio Padre onnipotente 2. Dio è onnipotente. Essendo tale, non può morire, non può ingannarsi, non può mentire, e, come dice l’Apostolo: Non può rinnegare se stesso 3. Quante cose non può fare pur essendo onnipotente, anzi proprio perché non le può fare è onnipotente! Infatti se potesse morire, non sarebbe onnipotente; così se potesse mentire, ingannarsi, ingannare, agire ingiustamente, non sarebbe onnipotente; se tali possibilità ci fossero in lui, ciò non corrisponderebbe alla onnipotenza. Indubbiamente il nostro Padre onnipotente non può peccare. Può fare quel che vuole perché è la onnipotenza stessa. Fa qualunque cosa voglia di bene, di giusto; una cosa che sia male a farsi non la vuole. Nessuno resiste all’Onnipotente così da non fare quello che egli vuole. Egli fece il cielo, la terra, il mare e tutto quello che essi contengono 4, realtà invisibili e realtà visibili. Invisibili come, nei cieli, i Troni, le Dominazioni, i Principati, le Potestà, gli Arcangeli, gli Angeli, i nostri concittadini, se vivremo bene. Creò nel cielo anche realtà visibili: il sole, la luna, le stelle. Ornò la terra dei suoi animali terrestri, popolò l’aria di volatili; popolò la terra di esseri che camminano e di esseri che strisciano, il mare di esseri che nuotano. Tutto popolò di creature appropriate. Fece anche l’uomo, con la mente a sua immagine e somiglianza. Nella mente infatti c’è l’immagine di Dio, perciò la mente non può essere compresa neppure da se stessa, in quanto c’è in essa l’immagine di Dio.

488. (De Trin. XIV 12,16). Dunque la natura increata, che ha creato tutte le altre nature, grandi e piccole, è senza dubbio più eccelsa di quelle che ha creato, e di conseguenza anche di questa, di cui parliamo, quella natura razionale e intelligente, che è lo spirito umano, creato ad immagine del suo Creatore. Quella natura superiore a tutte le altre è Dio.

489. (De act. C. Fel. Man. II 18). Tutte le cose create, e ciò che uno fa, o è da sé, o da un altro, o dal nulla. Un uomo, giacché non è onnipotente, da sé fa un figlio; da un’altra cosa, come l’artigiano dal legno una cassa, dall’argento un vasetto. Infatti ha potuto fare il vasetto, ma non ha potuto creare l’argento; ha potuto fare la cassa, ma non ha potuto creare il legno. Invece nessun uomo può dal nulla, ossia da ciò che prima non esiste, fare che esista. Dio invece per il fatto che è onnipotente, generò da sé il Figlio, e creò il mondo dal nulla, e dal fango plasmò l’uomo: per mostrare per mezzo di queste tre potenze che la sua operazione è valida in tutte le cose.

490.(C, Fort. Man. II 18). Onnipotente invece non è chi richiede qualche materia per fare quello che vuole. Ne segue che, secondo la nostra fede, tutte le cose che Dio ha creato mediante il Verbo e la sua Sapienza le ha creato dal nulla. Così infatti leggiamo: Egli ha ordinato e le cose sono state fatte; egli comandò e le cose sono state create 8.

491. (De gen. ad litt. IX 15,16). Fu infatti creata la sostanza della donna – sebbene tratta da quella dell’uomo la quale già esisteva – e non fu trasformazione di altre nature già esistenti. Ora, gli angeli non possono creare assolutamente nessuna sostanza, poiché il solo creatore di qualsivoglia sostanza, sia piccola che grande, è Dio, cioè la Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo.

492. (ib. 15,28). nessun angelo è in grado di creare una sostanza come non è in grado di creare neppure se stesso.

493. (En. in Ps. 134,10). Comunque, per quanto incapaci di conoscerle adeguatamente, dobbiamo ammettere per fede e ritenere con certezza assoluta che ogni creatura esistente nel cielo e sulla terra, nel mare e in tutti gli abissi è opera di Dio, se, come abbiamo affermato, è vero che tutte le cose che ha voluto, le ha fatte in cielo e sulla, terra, nel mare e in tutti gli abissi. Quanto alle cose da lui fatte, è da escludersi che le abbia fatte per costrizione; tutte quante le ha fatte perché ha voluto. Causa dell’intero universo creato è la sua volontà. Tu ti costruisci una casa perché, se non ti decidessi a costruirla, dovresti rimanere senza un luogo dove abitare…Dio ha fatto ogni cosa mosso dalla sua bontà: non aveva infatti bisogno di alcuna delle cose create. Per questo dice: Egli ha fatto tutte le cose che ha voluto.

494. (De gen. c. Man. I 2,4). Se dunque costoro domanderanno: “Per qual motivo Dio decise di creare il cielo e la terra?” si deve rispondere loro ch’essi, i quali desiderano conoscere la volontà di Dio, imparino prima a conoscere il potere della volontà umana. Essi infatti desiderano conoscere le cause della volontà di Dio mentre la stessa volontà di Dio è la causa [efficiente] di tutto ciò che esiste. Poiché, se la volontà di Dio ha una causa, questa è qualcosa di antecedente alla sua volontà, ma è un’empietà credere una simile cosa. A chi dice: “Perché Dio creò il cielo e la terra?” occorre rispondere: “Perché lo volle”. La volontà di Dio è infatti la causa della creazione del cielo e della terra, e perciò la volontà di Dio è maggiore del cielo e della terra. Chi poi chiede: “Perché volle fare il cielo e la terra?” cerca qualcosa di più grande della volontà di Dio; nulla di più grande può infatti trovarsi.

495. (De div. quaest. 83 q.28). Chi si domanda perché Dio ha voluto creare il mondo, cerca la causa della volontà di Dio. Ma ogni causa è efficiente. Ora ogni efficiente è maggiore dell’effetto prodotto. Ma niente è maggiore della volontà di Dio. Non c’è dunque motivo di cercarne la causa.

496. (De civ. Dei XI 24). infine con l’espressione: Dio vide che era un bene si indica abbastanza chiaramente che Dio ha creato ciò che è stato creato, non per necessità o per la soddisfazione di un suo bisogno, ma per bontà, e cioè perché è un bene.

497. (De gen. c. Man. I 6,10), Ecco perché è assolutamente conforme alla ragione credere che Dio creò tutto dal nulla poiché, anche se tutte le cose con le loro forme particolari furono create a partire da questa materia, tuttavia questa stessa materia fu creata dal nulla assoluto. Noi infatti non dobbiamo assomigliare a siffatti individui i quali non credono che Dio onnipotente potesse creare qualcosa dal nulla in quanto vedono che gli artefici e gli operai di qualsiasi specie non possono costruire alcun oggetto se non hanno una materia con cui foggiare o fabbricare qualcosa.

498. (Conf. XII 15,19.22). È una falsità che ogni natura formata o materia formabile derivi unicamente da Colui che è sommo Bene, perché sommo Essere?..22. Forse l’esistenza di una materia informe là dove, mancando qualsiasi forma, mancava qualsiasi ordine? E dove mancava qualsiasi ordine, doveva anche mancare qualsiasi successione di tempi. Eppure questo quasi nulla, che infatti non era del tutto nulla, era certamente da Colui, dal quale è tutto ciò che in qualche misura è qualcosa 68.

499. (De fide et symb. 2,2-3). Alcuni, infatti, hanno cercato di persuadere che Dio Padre non è onnipotente; non perché hanno osato affermarlo apertamente, ma perché nel loro insegnamento lasciano ritenere che così pensino e così credano. Quando, infatti, sostengono l’esistenza di una realtà che Dio onnipotente non avrebbe creato, dalla quale tuttavia avrebbe formato questo mondo, …Così pensano che il creatore del mondo non sia onnipotente, dal momento che non avrebbe potuto creare il mondo, se non fosse ricorso, come materia, ad una realtà da lui non creata…Così pensano che il creatore del mondo non sia onnipotente, dal momento che non avrebbe potuto creare il mondo, se non fosse ricorso, come materia, ad una realtà da lui non creata. D’altro canto però, se concedono che Dio onnipotente è l’artefice del mondo, devono necessariamente ammettere che ha fatto dal nulla ciò che ha creato. Infatti, dato che è onnipotente, non ci può essere nulla di cui non sia stato creatore. Poiché, anche se ha fatto qualcosa da qualcos’altro, come è il caso dell’uomo dal fango, non lo ha assolutamente fatto da ciò che egli stesso non aveva creato, perché la terra da cui proviene il fango l’aveva creata dal nulla. E se avesse fatto il cielo stesso e la terra, vale a dire l’universo con ciò che ne fa parte, ricavandolo da qualche materia, come sta scritto: Tu che hai fatto il mondo da una materia invisibile 5 oppure ” informe “, come riportano alcuni manoscritti, in nessun modo si deve credere che quella stessa materia, da cui è stato tratto il mondo, anche se informe, anche se invisibile e di quale che fosse la sua natura, abbia potuto essere per se stessa, come se fosse coeterna e coesistente con Dio. Al contrario, la sua natura, quale che fosse la condizione in cui si trovava per poter essere in qualunque modo e poter assumere forme di cose ben distinte, l’aveva solo in quanto ricevuta da Dio onnipotente, grazie al quale esiste non solo ogni cosa che è formata, ma anche ogni cosa che può divenire tale. Tra ciò che è formato e ciò che può divenire tale c’è questa differenza, che quello formato ha già ricevuto una forma e quello che può divenire tale invece può riceverla…Ma colui che garantisce alle cose la loro forma è lo stesso che garantisce loro la possibilità di essere formate, …Di conseguenza, a pieno diritto noi crediamo che Dio ha creato tutte le cose dal nulla, poiché, anche se il mondo è stato tratto da qualche materia, questa stessa materia è stata creata dal nulla, in modo che, per un dono perfettamente ordinato di Dio, dapprima essa divenisse capace di ricevere le forme e poi fossero formate tutte le cose che furono formate. Abbiamo detto ciò perché nessuno pensi che le sentenze delle divine Scritture siano tra loro in contraddizione, poiché vi è scritto sia che Dio ha creato tutte le cose dal nulla sia che il mondo è stato tratto da una materia informe…Dunque, in quanto crediamo in Dio Padre onnipotente, dobbiamo pensare che non esiste nessuna creatura che non sia stata creata dall’Onnipotente.

500. (Conf. XII 7,8). Hai creato il cielo e la terra 12, ma non traendoli dalla tua sostanza, poiché in tal caso sarebbero stati cosa uguale al tuo unigenito, quindi a te: e non era assolutamente giusto che fosse uguale a te una cosa non uscita da te. D’altra parte fuori di te non esisteva nulla, da cui potessi trarre le cose, o Dio, Trinità una e Unità trina. Perciò creasti dal nulla il cielo e la terra,… Tu, Signore, traesti il mondo da una materia informe 15, un quasi nulla da te tratto dal nulla per trarne le grandi cose che noi, figli degli uomini, miriamo.

CAPITOLO II

La creazione è stata fatta nel tempo, o meglio con il tempo.

SOMMARIO. Dalla nozione di eternità e di tempo ne segue che il mondo è stato fatto nel tempo: 501. E’ inutile chiedersi cosa fece Dio prima che facesse il cielo e la terra, quando non esisteva ancora il tempo che fu fatto insieme alle cose: 502-506. Alla questione se qualcuno possa esistere sempre  e tuttavia essere creato, si può rispondere affermativamente se alla parola “sempre” si dà significato relativo alla successione totale dei tempi. Ciò tuttavia, ad esempio gli angeli, non sarà coeterno a Dio, poiché per la mutabilità il tempo passerebbe, mentre l’ eternità è immutabile. Si risponde negativamente alla questione finora discussa, se il mondo avesse potuto essere creato “ab eterno”: 507-510. Rifiuta i giri viziosi nel mondo eterno escogitati dai filosofi per non attribuire l’ ozio a un  Dio fannullone. Come Dio per creare in un mondo eterno potè usare il consiglio senza alcuna mutazione: 511-512. Quello che si dice di Dio a partire dal tempo, si dice in modo relativo, non accidentalmente “ex parte Die” ma “ex parte creaturae”: 513. Dio creò tutte le cose secondo ragioni eterne. Perciò, dice, tutto prima che fosse ha avuto vita nel Verbo; perché tutte le cose erano nel concetto del creatore: 514-517.

501. (De civ. Dei XI 6). È logico distinguere eternità e tempo, poiché non si ha il tempo senza un qualche divenire del movimento, nell’eternità al contrario non si ha divenire. Chi non capisce dunque che non si avrebbe il tempo se non fosse prodotta la creatura per porre la realtà nel divenire di un determinato movimento? Si ha infatti il tempo di tale movimento e divenire quando due momenti diversi, che non possono aversi insieme, si pongono in una successione con intervalli più brevi o più lunghi. Dio, nella cui eternità non si ha alcun divenire, è creatore e ordinatore del tempo. Non capisco perciò come si possa affermare che ha creato il mondo dopo successioni di tempo, se non si afferma anche che prima del mondo esisteva già qualche creatura perché dai suoi movimenti si avesse il succedersi dei tempi. La sacra Scrittura, che è sommamente verace, dice che in principio Dio ha creato il cielo e la terra 13 per fare intendere che prima non ha creato nulla. Sarebbe stato detto che in principio aveva creato un determinato essere se lo avesse creato prima di tutti gli altri che ha creato. Dunque senza dubbio il mondo non è stato creato nel tempo ma col tempo. Infatti ciò che si produce nel tempo si produce dopo e prima di un tempo determinato, e cioè dopo il passato e prima del futuro, ma non poteva essere un passato, perché non v’era una creatura dai cui movimenti nel divenire fosse attuato.

502. (De gen. c. Man.. I 2,3). Quanto a ciò che sta scritto: Nel principio Dio creò il cielo e la terra 3, essi ci rivolgono questa domanda: “In quale principio?”, e ci fanno anche la seguente obiezione: “Se Dio creò il cielo e la terra al principio del tempo, che cosa faceva prima di creare il cielo e la terra? E perché decise all’improvviso di fare ciò che non aveva fatto mai in precedenza nel corso dei tempi eterni?”. A costoro noi rispondiamo che fu Dio a creare il cielo e la terra nel principio ma non al principio del tempo, ma in Cristo, essendo Egli col Padre il Verbo per mezzo del quale e nel quale è stata creata ogni cosa 4…Ma anche se credessimo che Dio creò il cielo e la terra all’inizio del tempo, dobbiamo in ogni modo capire che prima dell’inizio del tempo il tempo non esisteva. Fu infatti Dio che creò i tempi e perciò, prima che creasse i tempi, i tempi non esistevano. Non possiamo dunque affermare che esistesse alcun tempo quando Dio non aveva creato ancor nulla. In qual modo infatti poteva esserci un tempo che Dio non aveva creato, dal momento che è lui l’artefice di tutti i tempi? Se inoltre il tempo cominciò ad esistere insieme col cielo e con la terra, non si può trovare un tempo in cui Dio non aveva ancora creato il cielo e la terra. Quando poi si obietta: “Perché mai Dio decise all’improvviso?”, si fa un’obiezione come se [prima] fossero passati dei tempi in cui Dio non aveva creato nulla. Non poteva infatti passare il tempo che Dio non aveva ancora creato, dal momento che non può essere creatore dei tempi se non Colui che esiste prima della successione dei tempi…

Noi infatti non diciamo che questo mondo è coevo a Dio, poiché l’eternità di questo mondo non è la medesima di quella di Dio; certamente Dio fece il mondo e così, con la stessa creatura che Dio fece, i tempi iniziarono ad essere, e perciò sono detti tempi eterni.

503. (Conf. XI 10,12). Non sono forse pieni della loro vecchiezza 65 quanti ci dicono : “Cosa faceva Dio prima di fare il cielo e la terra 66? Se infatti, continuano, stava ozioso senza operare, perché anche dopo non rimase sempre nello stato primitivo, sempre astenendosi dall’operare 67? Se si sviluppò davvero in Dio un impulso e una volontà nuova di stabilire una creazione che prima non aveva mai stabilito, sarebbe ancora un’eternità vera quella in cui nasce una volontà prima inesistente? La volontà di Dio non è una creatura, bensì anteriore a ogni creatura, perché nulla si creerebbe senza la volontà preesistente di un creatore. Dunque la volontà di Dio è una cosa sola con la sua sostanza. E se nella sostanza di Dio qualcosa sorse che prima non v’era, quella sostanza viene chiamata erroneamente eterna. Che se poi era volontà eterna di Dio che esistesse la creatura, come non sarebbe eterna anche la creatura?”.

504. (ib. 11,13). Quanti parlano così non ti comprendono ancora, o sapienza di Dio 68, luce delle menti. Non comprendono ancora come nasce ciò che nasce da te e in te. Vorrebbero conoscere l’eterno, ma la loro mente volteggia ancora vanamente 69 nel flusso del passato e del futuro. Chi la tratterrà e la fisserà, affinché, stabile per un poco, colga per un poco lo splendore dell’eternità sempre stabile, la confronti con il tempo mai stabile, e veda come non si possa istituire un confronto, come il tempo dura per il passaggio di molte brevi durate, che non possono svolgersi simultaneamente, mentre nell’eternità nulla passa, ma tutto è presente, a differenza del tempo, mai tutto presente; come il passato sia sempre sospinto dal futuro, e il futuro segua sempre al passato, e passato e futuro nascano e fluiscano sempre da Colui che è l’eterno presente? Chi tratterrà la mente dell’uomo, affinché si stabilisca e veda come l’eternità stabile, non futura né presente, determini futuro e presente? Sarebbe la mia mano capace 70 di tanto, o la mano della mia bocca produrrebbe con parole un effetto così grande?

505. (ib, 12-14,13-15). Ecco come rispondo a chi chiede: “Cosa faceva Dio prima di fare il cielo e la terra 71“. Non rispondo come quel tale, che, dicono, rispose, eludendo con una facezia l’insidiosità della domanda: “Preparava la geenna per chi scruta i misteri profondi”. Altro è capire, altro è schernire. Io non risponderò così. Preferirei rispondere: “Non so ciò che non so”, anziché in modo d’attirare il ridicolo su chi ha posto una domanda profonda, e la lode a chi diede una risposta falsa. Invece dico che tu, Dio nostro, sei il creatore di ogni cosa creata; e se col nome di cielo e terra s’intende ogni cosa creata, arditamente dico: “Dio, prima di fare il cielo e la terra, non faceva alcunché”. Infatti, se faceva qualcosa, che altro faceva, se non una creatura? Oh, se io sapessi quanto desidero con mio vantaggio di sapere, allo stesso modo come so che non esisteva nessuna creatura avanti la prima creatura!..15. Se qualche spirito leggero, vagolando fra le immagini del passato, si stupisce che tu, Dio che tutto puoi e tutto crei e tutto tieni, autore del cielo e della terra, ti sia astenuto da tanto operare 72, prima di una tale creazione, per innumerevoli secoli, si desti e osservi che il suo stupore è infondato. Come potevano passare innumerevoli secoli, se non li avessi creati tu, autore e iniziatore di tutti i secoli? Come sarebbe esistito un tempo non iniziato da te? e come sarebbe trascorso, se non fosse mai esistito? Tu dunque sei l’iniziatore di ogni tempo, e se ci fu un tempo prima che tu creassi il cielo e la terra 73, non si può dire che ti astenevi dall’operare. Anche quel tempo era opera tua, e non poterono trascorrere tempi prima che tu avessi creato un tempo. Se poi prima del cielo e della terra non esisteva tempo, perché chiedere cosa facevi allora? Non esisteva un allora dove non esisteva un tempo.

506. (De gen. ad litt. V 5,12). Così, dunque, il decorso del tempo iniziò con il movimentomutamento delle creature; invano quindi si ricerca il tempo prima della creazione, come se fosse possibile trovare il tempo prima del tempo. Se infatti non ci fosse alcun movimento delle creature, spirituali o corporali, mediante il quale al passato succede il futuro attraverso il presente, non vi sarebbe affatto il tempo. La creatura poi non potrebbe muoversi–mutarsi, se non esistesse. Il tempo dunque è iniziato con la creazione anziché la creazione col tempo; l’uno e l’altra poi provengono da Dio, poiché da lui, grazie a lui e in lui sono tutte le cose 12. Ma l’espressione “Il tempo è cominciato con la creazione” non si deve intendere nel senso che il tempo non sarebbe una creatura, poiché il tempo è il mutamento delle creature da uno stato in un altro, mentre le cose si succedono secondo l’ordinamento di Dio che governa tutto ciò che ha creato.

507. (De civ. Dei XII 15,1). Io come non oso dire che Dio Signore non sia stato sempre signore, così non devo dubitare che l’uomo non è sempre esistito e che il primo uomo è stato creato in un determinato tempo. Ma quando rifletto di che cosa Dio fu eternamente signore se la creatura non è esistita eternamente, temo di affermare qualcosa,… Se poi dirò che gli angeli non sono stati creati nel tempo ma che sono esistiti prima di tutti i tempi, affinché Dio fosse il loro signore perché sempre è stato signore, mi si chiederà anche, nell’ipotesi che siano stati creati prima di tutti i tempi, se è possibile che, pur essendo stati creati, siano sempre esistiti. Ma in proposito mi sembra che forse si può rispondere: E perché non da sempre, se non è assurdo dire che l’essere il quale esiste in ogni tempo da sempre esiste? Essi sono esistiti in ogni tempo appunto perché sono stati creati prima di tutti i tempi, se i tempi hanno avuto inizio col cielo ed essi esistevano prima del cielo. Ma supponiamo che il tempo non ha avuto inizio dal cielo ma che si ebbe prima del cielo, non certamente in ore, giorni, mesi ed anni. Infatti queste misure di dimensioni di tempo, che nel parlare comune propriamente si chiamano tempo, hanno avuto inizio, come è evidente, dal movimento degli astri. Dio stesso, nell’assegnare loro uno spazio, disse: E siano come distinzioni di tempi e di giorni e di anni 26. Il tempo si intende invece come il divenire del movimento secondo il prima e il poi, dato che le sue parti non possono essere simultaneamente. Dunque prima del cielo una simile condizione si verificava nel divenire degli angeli e quindi il tempo già esisteva e gli angeli, dal momento in cui furono creati, divenivano nel tempo. Ma anche in questo senso sono esistiti in ogni tempo, perché il tempo ebbe inizio con loro. E chi potrebbe dire che non è sempre esistito ciò che è esistito in ogni tempo?

508. (ib, 15,2). Ma se darò questa soluzione, mi si chiederà: “Come dunque non sono coeterni al Creatore, se egli è sempre esistito ed essi egualmente? Come si potrà affermare che sono stati creati se si deve pensare che sono sempre esistiti? Che cosa si risponderà a questa obiezione?.. Si afferma dunque che il tempo ha avuto inizio, sebbene si ammetta che sempre c’è stato perché in ogni tempo il tempo c’è stato. Non ne consegue che se gli angeli sono sempre esistiti, non siano stati creati. Si afferma che sono sempre esistiti appunto perché sono esistiti in ogni tempo e sono esistiti in ogni tempo appunto perché senza di essi era assolutamente impossibile che si avesse il tempo. Infatti se non esiste una creatura, dal cui divenire nel movimento si svolga il tempo, non è possibile in senso assoluto che si abbia il tempo. E per questo anche se sono sempre esistiti, sono stati creati ma non ne consegue che se sono sempre esistiti siano coeterni al Creatore. Egli infatti è sempre esistito per non diveniente eternità; essi invece sono stati creati ma dire che sono sempre esistiti significa che sono esistiti in ogni tempo, dato che era assolutamente impossibile che senza di essi si avesse il tempo.

509. (ib. 15,3). Per la qual cosa se Dio è stato sempre signore, ha avuto sempre una creatura soggetta alla sua signoria, non da lui generata ma creata dal nulla e non a lui coeterna. Era prima di lei, sebbene in nessun tempo senza di lei, perché non la precedeva per una dimensione del tempo che trascorre, ma in una immobile indefettibilità. Ma se do questa soluzione a coloro che mi chiedono come è stato sempre creatore, sempre signore, se non esisteva una creatura a lui soggetta, ovvero perché è stata creata e non piuttosto è coeterna al Creatore se è sempre esistita, temo di esser giudicato come uno che afferma con leggerezza ciò che non sa, anziché come uno che insegna ciò che sa…Ma ho ritenuto di esporle senza sostenerle affinché i lettori sappiano da quale pericolosa problematica debbono guardarsi, non pensino di essere capaci di tutto, anzi intendano che si deve ubbidire all’Apostolo

510. (De civ. Dei XI 4,2). Ma perché Dio eterno ha voluto a un certo punto creare il cielo e la terra che prima non aveva creato? Coloro che pensano così, se intendono che il mondo è eterno senza alcun inizio e che quindi non è stato creato da Dio, sono molto lontani dalla verità e sragionano a causa della funesta malattia della irreligiosità. A parte le parole della Scrittura, il mondo stesso con l’ordinato divenire e movimento e con la grande bellezza di tutte le cose visibili in certo senso afferma tacitamente che è stato creato e che poteva esser creato soltanto da un Dio di grandezza e bellezza inesprimibile e invisibile. Altri invece sostengono che il mondo è stato creato da Dio, ma che non ha avuto l’inizio del tempo ma della sua esistenza. Direbbero con un concetto appena comprensibile che è stato creato nell’eternità. Costoro, è vero, esprimono una teoria con cui ritengono di difendere Dio da un atto di fatale sconsideratezza…Ma non vedo come questo loro modo di impostare il problema possa avere un fondamento per le altre cose e soprattutto per l’anima. Se sosterranno infatti che essa è coeterna a Dio, non potranno spiegare in nessun modo come le sia capitata una nuova infelicità che non si ebbe dall’eternità…Se infine sono d’accordo che l’anima creata nel tempo ma immune da morte per qualsiasi tempo futuro ha, come il numero, un inizio ma non una fine e che sebbene una volta soggetta alla infelicità, qualora ne sarà liberata, non sarà più infelice, non avranno dubbi che ciò si può verificare senza che l’ordinamento divino si ponga nel divenire. Credano dunque che il mondo ha potuto esser creato nel tempo e che non per questo tuttavia Dio, nel crearlo, ha mutato l’eterno ordinamento del suo volere.

511. (De civ. Dei XII. 17,1). Quindi, secondo loro, se si ammettono quelle palingenesi con cui tornano i medesimi eventi nel tempo o in un mondo perpetuo o in un mondo che inserisce in cicli identici il ripetersi del suo sorgere e tramontare, non si attribuiscono a Dio né un ozio indolente, tanto più che è di una lunghezza senza inizio, né un’inconsapevole sprovvedutezza nell’agire. Se non si dà il ritorno dell’identico, è impossibile, dicono, che sia colta da una sua scienza o prescienza la realtà differenziata con infinita diversificazione.

512. (De civ. Dei XII. 17,2). Se la ragione non riesce a confutare queste elucubrazioni, con cui pensatori miscredenti tentano di stornare la nostra religiosità semplice dalla via dritta per farci girare con loro attorno ai cicli 29, la fede dovrebbe farsene beffe. Si aggiunge che con l’aiuto del Signore Dio nostro una dimostrazione apodittica riesce a spezzare questi cicli periodici che la suddetta teoria si affanna a rappezzare. Costoro errano, al punto da preferire un circolo vizioso alla via vera e dritta, principalmente in questo che dall’angolazione della mutevole e angusta intelligenza umana misurano l’intelligenza divina assolutamente immutabile, comprensiva di qualsiasi infinità e che dispone in una successione, senza passare da un pensiero all’altro, l’infinita serie dei numeri. Capita loro quel che dice l’Apostolo: Non capiscono perché confrontano se stessi a se stessi 30. Essi infatti devono eseguire con una decisione nuova tutto ciò che loro capita in mente di dover fare poiché hanno la mente posta nel divenire. Proponendosi quindi al pensiero non Dio, che non possono rappresentarsi, ma in vece di lui se stessi, confrontano non Dio ma se stessi e non a lui ma a se stessi. Noi non dobbiamo ritenere che Dio si trovi in una condizione quando è in riposo e in un’altra quando è in attività. È perfino inconcepibile che sia condizionato, come se nel suo essere si verifichi qualche cosa che prima non c’era. Chi è condizionato infatti subisce una modificazione e ogni essere che subisce una modificazione è nel divenire. Nel suo riposo dunque non si devono ravvisare pigrizia, ozio, inerzia, come nella sua attività lavoro, sforzo, fatica. Sa agire nel riposo e riposare nell’azione. Può applicare ad un’opera nuova una determinazione non nuova ma eterna e non ha cominciato a fare ciò che non aveva fatto perché si è pentito di essere stato anteriormente in riposo. Ma supponiamo che fosse prima in riposo e poi in attività, anche se io non so come questi concetti siano accessibili al pensiero umano. Ovviamente le nozioni del prima e del poi si riferirono alle cose che prima non esistevano e poi sono esistite. In Dio al contrario non si ebbe un volere successivo che mutò o sostituì il volere antecedente, ma un solo medesimo eterno immutabile atto della volontà fece sì che le cose create non esistessero finché non esistettero e che poi esistessero quando cominciarono ad esistere. Mostrò così a coloro che potevano conoscere queste verità, rivelandole forse con un intervento straordinario, che non aveva bisogno delle cose ma che le aveva create per disinteressata bontà, giacché anche senza di esse era rimasto in una felicità non minore da un’eternità senza inizio.

513. (De Trin. V 16,17). Ma una moneta dice relazione quando la si chiama prezzo; questa moneta però non è cambiata diventando prezzo; nemmeno muta quando viene chiamata pegno o qualche altra cosa di simile. Ebbene se una moneta senza mutare in alcun modo può assumere tante volte una denominazione relativa, senza che, ricevendola o perdendola, il suo essere o la sua forma di moneta sia modificata, con quanta maggiore facilità dobbiamo ammettere, nei riguardi della immutabile sostanza di Dio, che essa possa ricevere una denominazione relativa alla creazione senza con questo intendere che vi sia stata qualche mutazione nella sostanza di Dio, ma invece nella creatura che è il termine di questa relazione?… Gli appellativi di origine temporale che si applicano a Dio e che prima non si predicavano in lui, hanno chiaramente un senso relativo, ma non indicano degli accidenti in Dio come se qualche cosa gli accadesse, ma indicano gli accidenti dell’essere in rapporto al quale Dio riceve un nome relativo nuovo.

514. (Conf. XI 9.11). In questo principio, o Dio, creasti il cielo e la terra 60: cioè nel tuo Verbo, nel tuo figlio, nella tua virtù, nella tua sapienza, nella tua verità, con una parola straordinaria compiendo un atto straordinario. Chi potrà comprenderlo? chi descriverlo?… Chi può, ascolti la tua parola dentro di sé; io fiducioso griderò col tuo oracolo: “Quale magnificenza, Signore, le tue opere; tu creasti tutto nella tua sapienza64. Essa è il principio, e in quel principio creasti il cielo e la terra.

515. (Ad Oros. C. prisc. et orig. 8,9). Dio conosceva dunque le cose da fare, prima che fossero fatte; le conosceva per farle e non perché le aveva fatte. Pertanto quantunque gli fossero già note le cose da fare, perché se non le avesse conosciute non sarebbero state fatte, tuttavia le cose non cominciarono ad esser fatte perché erano conosciute per essere fatte solamente dopo essere state fatte, poiché per esser fatte in modo retto dovevano esser conosciute prima d’essere fatte.

516. (De div. quaest. 83 q. 46,2). Ogni cosa è stata dunque creata secondo proprie ragioni. Ma dove crediamo che si trovino queste ragioni ideali se non nella mente stessa del Creatore? Egli infatti non vedeva qualcosa esistente fuori di sé, da costituire il modello di ciò che creava: pensare questo infatti è sacrilego. Se dunque queste ragioni di tutte le cose da creare o create esistono nella mente divina, e se nella mente divina non può esistere nulla che non sia eterno ed immutabile – Platone chiama idee proprio queste ragioni fondamentali delle cose -, le idee non solo esistono, ma sono anche vere, perché sono eterne e rimangono per sempre eterne e immutabili.

517. (De gen. ad litt. V 14,32). Non si deve inoltre tralasciare neppure il fatto che i manoscritti più corretti hanno: Ciò, che è stato fatto, era vita in lui, di modo che era vita s’intende nel medesimo senso della frase: In principio era il Verbo e il Verbo era in Dio e il Verbo era Dio 31. Perciò, ciò che è stato fatto, era già vita in lui, e non una vita qualsiasi – poiché anche delle bestie si dice che vivono, ma non possono godere d’essere partecipi della sapienza – ma la vita che era luce degli uomini. Infatti le anime razionali, una volta purificate dalla sua grazia, possono giungere alla visione di quella luce, di cui non c’è nulla di più eccellente e felice.

CAPITOLO III

Interpretazione dei sette giorni.

SOMMARIO. I giorni della Genesi non sono giorni solari. Non esprimono intervalli di tempo come i giorni della settimana, ma un ordine causale delle cose. Istituzione della settimana: 518-522. Dio creò utto insieme e nello stesso tempo: 523. I giorni si contano da mattino a mattino: 524. Poiché la luce non c’ era prima dell’ esistenza del sole, la luce che fu creata nel primo giorno, si interpreta come luce spirituale, cioè come sostanza angelica. Giorno dunque significa la cognizione che gli angeli hanno di se stessi e delle altre cose, sia di se stessi (cognitio vespertina), sia nel Verbo, causa esemplare di tutto (cognitio matutina). La seconda è molto più perfetta della prima: per cui questa può dirsi anche “notte”. Lo stesso si ripete il sesto giorno in quanto la prima cognizione angelica (primo giorno) distingue il genere delle cose create:525-527. Dio riposò quando non fece più cose nuove, ma amministra quelle create: 528. Agostino offre la sua esposizione senza pregiudicare quella degli altri: 529. Le sei età del tempo corrispondono ai sei giorni della creazione. Dio riposò il settimo, noi riposeremo in Dio nel sabato eterno: 530.

518. (De gen. ad litt. V 5,12). Il tempo dunque è iniziato con la creazione anziché la creazione col tempo; l’uno e l’altra poi provengono da Dio, poiché da lui, grazie a lui e in lui sono tutte le cose 12. Ma l’espressione “Il tempo è cominciato con la creazione” non si deve intendere nel senso che il tempo non sarebbe una creatura, poiché il tempo è il mutamento delle creature da uno stato in un altro, mentre le cose si succedono secondo l’ordinamento di Dio che governa tutto ciò che ha creato. Ecco perché, quando pensiamo alla creazione primordiale degli esseri, cioè alle opere dalle quali Dio si riposò il settimo giorno, non dobbiamo immaginare quei giorni come i nostri giorni solari né l’operazione di Dio come se fosse l’attività con cui ora compirebbe qualcosa nel tempo, ma dobbiamo pensare piuttosto il modo con cui operò ciò da cui cominciò il tempo, il modo cioè con cui fece tutte le cose simultaneamente dando loro anche un ordine risultante non da intervalli temporali ma dalla connessione delle cause; in tal modo gli esseri creati simultaneamente furono anche portati a compimento alla perfezione mediante la ripetizione del “giorno” [della creazione] fatto presente per sei volte.

519. (ib. IV 27,44). Data la nostra condizione di esseri mortali e terreni noi non possiamo avere né esperienza, né un concetto del[l’unico] giorno originario o di altri giorni [della creazione] contati in base al ripetersi di quello, anche se potessimo sforzarci di farcene un’idea. Per questo non dobbiamo precipitarci ad avanzare un’opinione più conforme alla realtà e più plausibile. Dobbiamo dunque credere che questi nostri sette giorni che, sul modello di quelli [della creazione], formano la settimana – attraverso il cui corso e ritorno trascorrono i tempi e nella quale ogni singolo giorno è formato dal percorso del sole dal suo sorgere a quello successivo – mostrano in un certo senso la successione dei giorni [della creazione], ma non dobbiamo avere il minimo dubbio ch’essi non sono simili a quelli, bensì molto diversi.

520. (ib. V 5,13). Non quindi in un ordine cronologico ma in un ordine di causalità fu creata dapprima la materia informe e formabile, sia spirituale che corporale, a partire dalla quale fosse fatto ciò che doveva essere fatto, sebbene essa non esistesse prima d’essere creata, e non fu creata se non dal sommo e vero Dio, dal quale hanno origine tutte le cose. Essa è indicata [dalla Scrittura] alle volte con il termine di “cielo e terra”, fatti nel principio da Dio prima dell’unico “giorno” creato da lui – è denotata così perché con essa furono fatti il cielo e la terra – altre volte con il termine di “terra invisibile e caotica”, e di “abisso tenebroso”, come ho già esposto nel primo libro.

521. (ib. V 5,15). Il primo “giorno” conobbe la serie di tutta la creazione ordinata gerarchicamente. Mediante quella conoscenza il “giorno” fatto presente – per così dire – sei volte, pur essendo un sol “giorno”, presentò in certo qual modo come fatta in sei giorni la creazione. Esso conoscendo le creature dapprima in Dio e poi in se stesse – pur senza rimanere in esse ma riferendo anche la loro conoscenza inferiore all’amore di Dio – produsse in quei giorni una sera, un mattino e un mezzogiorno, non attraverso intervalli temporali ma attraverso la successione ordinata degli esseri creati. Quando infine il “giorno” conobbe il riposo del proprio Creatore – poiché Dio si riposa da tutte le sue opere, riposo che non ha sera – il giorno meritò per questo d’essere benedetto e santificato. Ecco perché la sacra Scrittura 13 insegna e la Chiesa riconosce che il numero sette è in qualche modo consacrato allo Spirito Santo.

522. (ib. V 5,16). Questo è dunque il libro della creazione del cielo e della terra, poiché nel principio Dio fece il cielo e la terra 14 nel senso che egli fece quel che potrebbe chiamarsi materia formabile, che in seguito doveva essere formata in virtù della sua parola, precedendo la propria formazione non per un’anteriorità di tempo ma di origine. Poiché, senza dubbio, quando essa ricevette una forma, fu dapprima creato il “giorno”; quando fu creato il “giorno” Dio fece il cielo e la terra e ogni specie di piante selvatiche prima che esistesse sulla terra e ogni specie di piante coltivate. Questa è la spiegazione che abbiamo data senza escludere che un altro possa aver espresso o possa esprimere in futuro un’opinione più chiara e più in armonia con il testo.

523. (ib, IV 33,52). La Scrittura infatti, a proposito del medesimo Creatore, del quale narra che terminò tutte le sue opere in sei giorni, in un altro passo, non contrastante con questo, dice che creò tutte le cose nello stesso tempo. Per conseguenza Colui che tutte le cose creò nello stesso tempo 49 anche simultaneamente fece questi sei o sette giorni o, per meglio dire, l’unico giorno ripetuto sei o sette volte. Che bisogno c’era dunque d’enumerare questi sei giorni in modo tanto preciso e ordinato? Sicuro: era necessario poiché quelli che non possono comprendere l’asserzione della Scrittura: [Dio] creò tutto nello stesso tempo 50, non potrebbero arrivare allo scopo a cui li conduce il racconto se questo non procedesse seguendo la lentezza dei loro passi.

524. (De gen, c, Man. I,10). E fu sera e fu mattina: il primo giorno 23. Anche a questo punto i manichei fanno una critica ingiusta poiché pensano che la Scrittura si esprima in questo modo come se il giorno cominciasse dalla sera. Essi non capiscono che l’opera creatrice – l’opera cioè con cui fu fatta la luce e la luce fu divisa dalle tenebre e la luce fu chiamata giorno e le tenebre notte – non capiscono dunque che tutta quanta quest’opera creatrice si riferisce al giorno; in seguito, dopo quest’opera, come se il giorno fosse finito, si fece sera. Ma siccome anche la notte fa parte del proprio giorno, la Scrittura non dice ch’era passato il primo giorno se non quando, passata anche la notte, spuntò il mattino. Così in seguito i restanti giorni vengono computati da un mattino all’altro. Ora, quando è spuntato il mattino ed è passato il primo giorno, la seguente opera creatrice comincia dal mattino già spuntato e, dopo la stessa opera, si fa sera e di poi mattina e passa il secondo giorno e così di seguito passano tutti gli altri giorni.

525. (De gen. ad litt. IV 22.39). Ma poiché noi non sappiamo con qual percorso circolare o con qual progresso e regresso la luce materiale poteva produrre l’alternarsi del giorno e della notte prima della creazione del cielo chiamato firmamento, nel quale furono creati anche gli astri, non dobbiamo abbandonare la questione senza esporre una nostra opinione. Se quella luce, creata al principio [della creazione], non è materiale ma spirituale, essa allora fu creata dopo le tenebre, nel senso che da uno stato informe raggiunse la propria formazione essendosi volta verso il suo Creatore; così pure il mattino è fatto dopo la sera quando, dopo aver conosciuto la propria natura per cui una cosa è diversa da Dio, si riporta a glorificare la Luce, ch’è Dio in persona, nella cui contemplazione essa viene formata. E poiché le altre creature, che sono ad essa inferiori, non sono create senza ch’essa ne abbia conoscenza, è certamente per questo che l’unico e medesimo giorno è ripetuto ogni volta; per conseguenza con la sua ripetizione ricorrono tanti giorni quante sono le diverse specie di creature, il cui compimento sarebbe simboleggiato dal numero sei. La sera del primo giorno sarebbe la conoscenza che quella luce ha pure di sé, d’essere cioè un essere diverso da Dio; il mattino successivo alla sera, con cui si conclude il primo giorno ed inizia il secondo, sarebbe invece la conversione della creatura spirituale per riferire alla gloria del Creatore il dono d’essere stata fatta e ricevere dal Verbo di Dio la conoscenza della creatura che viene dopo di lei, cioè il firmamento. Questo è fatto dapprima nella conoscenza di quella luce quando la Scrittura dice: E così avvenne e di poi è creato nella natura dello stesso firmamento prodotto quando la Scrittura, dopo aver già detto: E così avvenne, aggiunge: E Dio creò il firmamento 32. In seguito c’è la sera della luce spirituale, quando essa conosce il firmamento stesso non già nel Verbo di Dio come prima, bensì nella sua propria natura; questa natura, essendo inferiore, è giustamente denotata con il termine “sera”. Viene dopo il mattino che conclude il secondo giorno e comincia il terzo. Anche in questo mattino la luce, ossia il giorno, si volge a lodare Dio per aver creato il firmamento e per ricevere dal Verbo la conoscenza della creatura che dev’essere creata dopo il firmamento. Ecco perché quando Dio dice: L’acqua che è sotto il cielo si ammassi in un sol luogo e appaia l’asciutto 33, quella luce conosce questa creazione grazie al Verbo di Dio, dal quale è proferita quella frase e perciò la Scrittura aggiunge: E così avvenne, cioè nella conoscenza che quella luce ne ha dal Verbo di Dio. In seguito, quando la Scrittura aggiunge: E l’acqua si ammassò 34 ecc., dopo aver detto già: E così avvenne, è fatta la creatura stessa nella sua propria specie. Ugualmente quando questa stessa creatura già fatta viene conosciuta da quella luce che ne aveva avuto conoscenza dal Verbo di Dio come un essere da creare, viene la sera per la terza volta, e così di seguito si susseguono le altre creazioni fino al mattino successivo alla sera del sesto giorno.

526. (ib. IV 35,56). Se dunque il “giorno” creato da Dio all’origine è la creatura spirituale e razionale, cioè quella degli angeli dei cieli più alti e delle Potenze, esso fu fatto presente a tutte le opere di Dio [perché le vedesse] secondo un ordine di presenza uguale all’ordine della conoscenza. Grazie a questa conoscenza l’angelo da una parte conobbe precedentemente nel Verbo di Dio le creature da fare e dall’altra conobbe in se stesse quelle già fatte, ma ciò non avvenne attraverso una successione d’intervalli di tempo, ma “prima” e “dopo”, solo in relazione alle singole creature, sebbene tutto sia simultaneo nell’atto creativo dell’Onnipotente. Poiché le creature destinate ad esistere nel futuro Dio le fece in modo da non essere lui stesso soggetto al tempo mentre faceva le cose temporali; ma egli fece i tempi che sarebbero dovuti scorrere.

527. (ib. IV 23,40). C’è senza dubbio una gran differenza tra la conoscenza di qualunque essere nel Verbo di Dio e la conoscenza dello stesso essere nella sua propria natura, al punto che l’una può esser paragonata giustamente al giorno e l’altra alla notte. Poiché, a paragone della luce contemplata nel Verbo di Dio, ogni conoscenza, in virtù della quale conosciamo qualunque creatura in se stessa, può con ragione chiamarsi notte; questa conoscenza, d’altra parte, dall’errore o dall’ignoranza, di coloro che non conoscono neppure la creatura in se stessa, differisce tanto che, a paragone di quell’altra, non è illogico chiamarla giorno.

528. (ib. IV 12,22). Si potrebbe anche pensare che Dio si riposò dal creare altre specie di creature poiché in seguito non creò più nuove specie, ma da allora egli opera fino al presente e continuerà anche dopo a operare governando le medesime specie di esseri che furono create allora;

529. (ib. I 20,40). Considerando questa presunzione e al fine di guardarmene, io stesso ho cercato di spiegare in diversi sensi – per quanto sono stato capace – e di proporre [diverse] interpretazioni delle frasi del libro della Genesi, enunciate in modo oscuro per tenerci in [continua] riflessione. Per questa ragione non ho voluto sostenere alla leggera un’unica interpretazione con pregiudizio d’un’altra spiegazione forse migliore, in modo che, ciascuno possa scegliere secondo la propria capacità il senso ch’è in grado di capire;

530. (De civ. Dei XXII 30,5). Se anche il numero delle epoche, confrontato ai giorni, si calcola secondo i periodi di tempo che sembrano espressi dalla sacra Scrittura, questo sabatismo acquisterebbe maggiore evidenza dal fatto che è al settimo posto. La prima epoca, in relazione al primo giorno, sarebbe da Adamo fino al diluvio, la seconda dal diluvio fino ad Abramo, non per parità di tempo ma per numero di generazioni, perché si riscontra che ne hanno dieci ciascuna. Da quel tempo, come delimita il Vangelo di Matteo, si susseguono fino alla venuta di Cristo tre epoche, che si svolgono con quattordici generazioni ciascuna: la prima da Abramo fino a Davide, la seconda da lui fino alla deportazione in Babilonia, la terza fino alla nascita di Cristo 169. Sono dunque in tutto cinque epoche. La sesta è in atto,… Dopo questa epoca, quasi fosse al settimo giorno, Dio riposerà quando farà riposare in se stesso, come Dio, il settimo giorno, che saremo noi. Sarebbe lungo a questo punto discutere accuratamente di ciascuna di queste epoche; tuttavia la settima sarà il nostro sabato, la cui fine non sarà un tramonto, ma il giorno del Signore, quasi ottavo dell’eternità, che è stato reso sacro dalla risurrezione di Cristo perché è allegoria profetica dell’eterno riposo non solo dello spirito ma anche del corpo.

CAPITOLO IV

Le ragioni seminali.

SOMMARIO. Con un unico atto Dio creò tutto simultaneamente quando si fece giorno. Duplice stato delle cose create. Con la sua capacità di Onnipotente e Onnitenente Dio conserva l’ essere delle cose, operando fino ad oggi. Si dice che Dio riposò in quanto non creò nuovi generi di cose: 531-533. In Gen. 1,1, Agostino vede il cielo e la terra creati come in seme:534. All’ inizio dei tempi erano già fatte le cose che si sarebbero manifestate nel futuro. La terra ricevette la proprietà di produrre erba, legno. Le ragioni seminali hanno origine da Dio. Le chiamiamo seminali in quanto precedono, senza esistere realmente, ma soltanto casualmente e potenzialmente. Sono proprietà attive affidate all’ acqua e alla terra. In esse le cose erano in potenza e non in atto, allo stesso modo con cui esistono le cose ancora non realizzate. Dipendono dalle condizioni naturali esterne che inducono l’ attività, sotto l’ ordinario concorso della divina Provvidenza. Perciò nega che gli angeli ribelli possano essere chiamati creatori cui il culto dei maghi attribuirono fatti meravigliosi: 535-544. Le ragioni seminali erano state determinate a produrre quegli effetti che noi constatiamo in modo definitivo: 545-548.

531. (De gen. ad litt. V 23,45). . Nel granello dunque erano già presenti invisibilmente tutti insieme gli elementi che nel corso del tempo si sarebbero sviluppati per formare l’albero; allo stesso modo dobbiamo immaginare che il mondo, quando Dio creò simultaneamente tutte le cose, conteneva simultaneamente tutti gli elementi creati in esso e con esso quando fu fatto il giorno: conteneva cioè non solo il cielo con il sole, la luna e le stelle – la cui forma specifica rimane inalterata durante il loro moto circolare – ma anche il mare e gli abissi che sono soggetti a movimenti – per così dire – incostanti ed essendo situati al di sotto [del cielo] costituiscono l’altra parte del mondo; conteneva inoltre gli esseri che l’acqua e la terra produssero virtualmente e causalmente, prima che comparissero nel corso dei tempi e che noi ormai conosciamo come opere che Dio continua a compiere fino al presente.

532. (ib. V23,46). Questo è il libro della creazione del cielo e della terra; quando fu creato il giorno, Dio fece il cielo e la terra e ogni specie di piante selvatiche prima ch’esistessero sulla terra e ogni specie di piante coltivate prima che germogliasse 55. Dio fece non già come agisce fino al presente mediante la pioggia e la lavorazione della terra praticata dagli uomini; per questo infatti [la Scrittura] aggiunge: Poiché Dio non aveva ancora fatto piovere, e non c’era ancora l’uomo che coltivasse la terra 56; ma nel modo in cui creò tutti gli esseri simultaneamente e li portò a termine in sei giorni presentando sei volte agli esseri da lui creati il giorno che aveva creato e lo presentò non già nell’avvicendarsi successivo di periodi di tempi, ma in un piano fatto conoscere qual era nelle sue cause. Dio si riposò dalle sue opere il settimo giorno,… Da allora perciò Dio non crea più alcun’altra creatura ma agisce continuamente in quanto governa e guida con l’azione della sua assistenza tutte le creature da lui fatte simultaneamente mentre si riposa e agisce allo stesso tempo, come è stato già spiegato.

533. (ib. IV 12,22-23). Si potrebbe anche pensare che Dio si riposò dal creare altre specie di creature poiché in seguito non creò più nuove specie, ma da allora egli opera fino al presente e continuerà anche dopo a operare governando le medesime specie di esseri che furono create allora; nondimeno neppure in quello stesso settimo giorno Dio cessò di governare con la sua potenza il cielo, la terra e tutti gli altri esseri ch’egli aveva creato, altrimenti sarebbero caduti nel nulla. In effetti la potenza del Creatore e l’energia dell’Onnipotente e dell’Onnipresente è la causa per cui sussiste ogni creatura; se questa energia cessasse un sol momento di governare gli esseri creati, finirebbe allo stesso tempo anche la loro essenza, e ogni natura cadrebbe nel nulla. Poiché Dio non è come un costruttore che, dopo aver costruito un edificio, se ne va, ma la sua opera sussiste anche quando egli cessa di agire e se ne va; il mondo invece non potrebbe continuare a esistere neppure un batter d’occhio se Dio gli sottraesse la sua azione reggitrice.

534. (De gen. c. Man. I 7,11). La materia informe che Dio aveva creata dal nulla fu dunque chiamata dapprima “cielo e terra” e [la Scrittura] dice: Nel principio Dio creò il cielo e la terra 16, non perché ciò esistesse già, ma perché poteva esistere, dato che [la Scrittura] dice pure che il cielo fu creato in seguito. Allo stesso modo che, se consideriamo il germe di un albero, potremmo dire che in esso sono le radici, il tronco, i rami, i frutti e le foglie, non perché vi siano già, ma perché nasceranno da esso; così [la Scrittura] dice: Nel principio Dio creò il cielo e la terra, creò cioè come una specie di seme dei cielo e della terra, essendo ancora confusa la materia del cielo e della terra. Ma poiché era certo che da quel seme doveva aver origine il cielo e la terra, la stessa materia è chiamata precisamente “cielo e terra”.

535. (De gen. ad litt. V 4,11). La Scrittura dunque dice che la terra produsse le erbe e gli alberi in virtù di cause insite originariamente, nel senso cioè che ricevette la potenzialità di produrli. In essa infatti erano già stati creati, per così dire, nelle radici dei tempi, gli esseri futuri destinati a esistere nel corso dei tempi. Dio infatti piantò, in seguito, un giardino verso Oriente e vi fece germogliare ogni sorta d’alberi graditi alla vista e buoni da mangiare 11. Non dobbiamo tuttavia dire che Dio aggiunse alla creazione qualcosa che non avesse fatto prima e che si dovesse aggiungere alla completezza degli esseri, con la quale nel sesto giorno portò a termine tutte le sue opere molto buone. Al contrario tutte le nature dei cespugli e degli alberi erano già state fatte nella creazione primordiale, dalla quale Dio si riposò, dando poi impulso e governando nel corso del tempo gli stessi esseri che aveva creati e dopo la creazione dei quali si era riposato; per questo motivo Dio non solo piantò allora il giardino, ma ancora adesso pianta tutti gli alberi che nascono. Chi altro infatti crea ancora adesso questi esseri, se non chi continua a operare senza interruzione? Ma Dio adesso crea gli esseri mediante quelli che già esistono; al principio, al contrario, essi furono creati da lui quando non esistevano affatto, quando fu creato il “giorno” e cioè la creatura spirituale e intellettuale che neppure esisteva.

536. (ib VI 14,25). le ragioni causali che Dio inserì nel mondo

537. (ib. VI 6,11). I semi presentano – è vero – una certa rassomiglianza con ciò, di cui qui trattiamo, per i princìpi in essi racchiusi e destinati a svilupparsi, e tuttavia le cause di cui qui parlo esistono prima di tutti i semi visibili.

538. (ib. VI 5,7). In modo diverso dunque Dio li creò nel primo caso, cioè potenzialmente e causalmente in conformità con l’opera con cui creò simultaneamente tutte le cose da cui si riposò il settimo giorno, in modo diverso nel secondo caso, come gli esseri che noi vediamo e ch’egli crea nel corso dei tempi nel modo ch’egli continua ad agire senza interruzione.

539. (ib. V 5,14). Comunque, tra gli esseri che, da informi che erano, furono formati e dei quali la Scrittura dice più chiaramente che furono creati o fatti o prodotti, fu creato per primo il “giorno”. Era infatti conveniente che tra le creature avesse il primato la natura che fosse capace di conoscere le creature mediante il Creatore e non il Creatore mediante le creature. In secondo luogo fu creato il firmamento, con cui comincia il mondo materiale, in terzo luogo la natura del mare e della terra, e nella terra – per così dire – potenzialmente la natura delle erbe e degli alberi. Così infatti la terra, conforme alla parola di Dio, produsse le piante prima che fossero germogliate, ricevendo tutti gli impulsi dello sviluppo potenziale degli esseri ch’essa avrebbe dovuto manifestare nel corso del tempo secondo i loro caratteri specifici. In seguito, dopo la creazione di questo – diciamo così – domicilio degli esseri, il quarto giorno furono creati i luminari e le stelle affinché la parte superiore del mondo fosse corredata per prima degli esseri visibili che si muovono all’interno del mondo. Il quinto giorno fu creata la natura delle acque, poiché essa è unita al cielo e all’atmosfera e, per ordine di Dio, produsse i propri abitanti, vale a dire tutte le specie di animali natanti e volanti; li produsse in potenzialità con i ritmi del loro sviluppo che avrebbero dovuto essere manifestati attraverso convenienti spazi di tempo. Il sesto giorno furono creati similmente gli animali terrestri, ultimi elementi – diciamo così – tratti fuori dall’ultimo elemento del mondo, ma anch’essi in potenza, i cui ritmi di sviluppo li avrebbe mostrati in seguito il tempo in modo visibile.

540. (ib. IX 17,32). Il corso ordinario della natura presa nel suo insieme ha le sue determinate leggi naturali, secondo le quali anche lo spirito vitale, che è una creatura, ha certe tendenze naturali proprie e in un certo senso determinate che non potrebbero essere evitate neppure da una volontà cattiva. Così pure gli elementi di questo mondo fisico posseggono delle potenzialità e proprietà che per ogni cosa determinano ciò che essa è capace o non è capace di fare, quali effetti ogni cosa è in grado o no di produrre. Tutti gli esseri che sono generati da questi, diciamo così, “germi primordiali” delle cose hanno la loro origine, la loro crescita, come anche la loro fine e scomparsa ciascuno a suo tempo e conforme alla sua specie. Ecco perché da un granello di frumento non nasce una fava né da una fava un granello di frumento e neppure un uomo da una bestia né una bestia da un uomo. Al di sopra di questa attività e corso naturale delle cose c’è il potere del Creatore che è in grado di trarre da tutti questi esseri altri effetti, da quelli che sono contenuti potenzialmente nelle rispettive ragioni seminali, ma non un effetto ch’egli stesso non ha posto nelle loro ragioni seminali come possibile ad essere prodotto da esse o da lui stesso. Egli infatti è onnipotente non in virtù d’un potere arbitrario ma in forza della sua sapienza e perciò nel corso del tempo egli produce a tempo debito da ogni cosa l’effetto da lui posto in essa come possibile. Diverso è quindi il modo di essere per cui un’erba germina in un modo e un’altra diversamente, un’età della vita è fertile e un’altra non lo è, per cui l’uomo è in grado di parlare, mentre non lo è una bestia. Le ragioni causali di questi e simili modi di essere non sono soltanto in Dio, ma sono state incorporate da lui anche nelle cose create. Al contrario, che un legno estirpato dalla terra, secco, ben levigato, assolutamente privo di radici, fiorisca all’improvviso senza la terra e senza l’acqua e produca frutti 35; che una donna, sterile durante la sua età giovanile, partorisca nella sua vecchiaia 36; che un’asina si metta a parlare 37 e altri simili prodigi, sono facoltà date certamente da Dio alle sostanze create da lui perché da esse fossero prodotti anche quegli effetti – nemmeno Dio stesso infatti potrebbe fare con tali sostanze effetti ch’egli stesso avesse originariamente prefissato non potersi realizzare, poiché nemmeno lui è più potente di se stesso…33. Dio ha dunque in se stesso le cause nascoste di alcuni fatti ch’egli non ha inserite nelle cose create e che rende efficienti e operanti non con l’azione della sua Provvidenza con cui costituì le sostanze nel loro essere, ma con l’azione con cui governa come vuole le cose da lui create come egli volle. Fa parte di quest’azione anche la grazia, mediante la quale vengono salvati i peccatori.

541. (De Trin. III 8,13). Dunque il Creatore dei germi invisibili è il vero Creatore di tutte le cose 52, perché tutte le cose che nascendo appaiono ai nostri occhi, prendono dai semi nascosti il punto di partenza della loro crescita; e lo sviluppo della loro statura normale e la differenziazione delle loro forme provengono, per così dire, dalle leggi delle loro origini. Perciò come noi non chiamiamo i nostri genitori creatori di uomini né gli agricoltori creatori di messi, sebbene sia con il concorso esterno della loro attività che la potenza di Dio interiormente opera la creazione di queste cose, allo stesso modo non è permesso ritenere creatori non soltanto gli angeli cattivi ma nemmeno quelli buoni, anche se la sottigliezza della loro sensibilità e del loro corpo ha loro permesso di scoprire i semi di queste cose, germi a noi più sconosciuti, e che essi segretamente spargono, con il favore di adatte combinazioni di elementi, provocando così le condizioni favorevoli e allo sbocciare e allo svilupparsi rapido degli esseri.

542. (ib III 9). Infatti altra cosa è costruire e governare la creazione dal centro e dalla sommità del cardine delle cose, chi fa questo è l’unico Creatore, Dio 62, altra cosa intervenire dal di fuori secondo le forze e le possibilità da lui distribuite per portare alla luce ciò che viene da lui creato in questo o in quel momento, in questa o quella maniera. Senza dubbio tutte le cose che noi vediamo sono già state create originariamente e fondamentalmente in una specie di trama degli elementi, ma solo quando ci sono le occasioni favorevoli vengono fuori. Infatti, come le madri sono gravide della loro prole, così il mondo stesso è gravido dei princìpi delle cose che nascono; princìpi che non vengono creati nel mondo se non da quella suprema Essenza, nella quale nulla nasce, nulla muore. Invece applicare esternamente le cause contingenti, che sebbene non naturali, tuttavia si applicano in armonia con la natura, per trarne fuori in qualche modo dal profondo seno della natura gli esseri che esso tiene nascosti e in qualche modo crearli esteriormente con il dispiegamento delle loro misure, numeri e pesi che essi hanno ricevuto segretamente da Colui che ha ordinato ogni cosa con misura ordine e peso 63, è possibile non solo agli angeli cattivi ma anche agli uomini cattivi, come ho dimostrato sopra con l’esempio dell’agricoltura 64.

543. (De gen. ad litt. VIII 9,17). Ora, da questo punto la mente eleva lo sguardo a considerare lo stesso mondo come una specie di grande albero della creazione e anche in esso si scopre la duplice attività della Provvidenza: quella naturale e quella volontaria. L’attività naturale della Provvidenza viene esplicata dall’occulta azione di Dio che fa crescere anche gli alberi e le erbe, mentre l’attività volontaria viene esplicata mediante l’opera degli angeli e degli uomini. In virtù della prima attività sono regolate le creature celesti in alto e quelle terrestri in basso, risplendono i luminari e le stelle, si avvicendano il giorno e la notte, la terraferma è solcata e circondata dalle acque, si diffonde l’aria al di sopra della terra, arbusti e animali sono generati e nascono, crescono, s’invecchiano e muoiono; e così avviene per tutto ciò che nelle cose si produce per un impulso interno e naturale. Per mezzo dell’altra attività della Provvidenza si dànno segni, s’impartisce l’insegnamento e s’acquista l’apprendimento, si coltivano i campi, si governano le comunità, si esercitano le varie professioni e ogni altra attività che si compie tanto nel consorzio della città celeste quanto in quello terrestre e mortale: in tal modo anche i malvagi, a loro insaputa, concorrono al bene dei buoni. Anche nell’uomo stesso esercita il suo influsso la duplice attività della Provvidenza: anzitutto esercita l’attività riguardo al corpo, in virtù cioè del moto per cui l’uomo nasce, cresce, invecchia; quella volontaria poi per cui provvediamo a nutrirci, a vestirci, a conservarci. Lo stesso avviene per quanto riguarda l’anima: grazie all’attività naturale essa vive e sente, grazie all’attività volontaria invece impara e acconsente.

544. (De Trin. III 8,13). Tuttavia non si deve ritenere che questa materia delle cose visibili sia incondizionatamente soggetta alla volontà di questi angeli prevaricatori e che essi la dominino a loro piacimento, ma è invece soggetta a Dio che concede ad essi questa potenza, come l’Immutabile lo giudica conveniente dal suo trono sublime e spirituale. Infatti anche i criminali condannati alle miniere hanno a disposizione dell’acqua, del fuoco e della terra per farne ciò che vogliono, ma nella misura che è loro concesso. Non è certamente ragionevole chiamare creatori quegli angeli cattivi, per il solo fatto che, grazie a loro, i magi, che resistevano al servitore di Dio, fecero delle rane e dei serpenti 49; infatti non furono loro a crearli. Poiché di tutte le cose che nascono materialmente e visibilmente sono presenti negli elementi materiali di questo mondo certi misteriosi semi. Una cosa infatti sono i semi già visibili ai nostri occhi, nei frutti e negli animali, un’altra cosa sono i misteriosi semi con i quali, al comando del Creatore, l’acqua ha prodotto i primi pesci e i primi volatili, la terra i primi suoi germogli ed i suoi primi animali secondo la loro specie 50….Anche di questo granello poi la ragione esige che ci sia un seme, per quanto invisibile ai nostri occhi, perché se tali semi non si trovassero in questi elementi terreni, non vedremmo così spesso spuntare dalla terra piante mai seminate, o sia in terra che nell’acqua nascere senza congiungimento tra maschi e femmine tanti animali che crescono e ne riproducono altri per congiungimento, sebbene siano nati senza di esso.

545. (De gen. ad litt. IV 33,51). La creazione avvenne simultaneamente o a intervalli di giorni?… Tutte le cose non furono piuttosto create a intervalli di tempo ciascuna in un giorno fissato? O dobbiamo forse immaginare che la costituzione delle cose nella loro origine primordiale sia avvenuta non secondo l’esperienza che noi abbiamo dei loro movimenti naturali, ma secondo il mirabile e ineffabile potere della Sapienza di Dio che si estende con forza da un’estremità all’altra del mondo e governa con bontà ogni cosa 47? Infatti l’estendersi della Sapienza non è graduale né arriva – diciamo così – per passi successivi. Ecco perché quanto facile è per la Sapienza effettuare il suo movimento nella misura più efficace, altrettanto facile fu per Dio creare tutte le cose, poiché queste furono create per mezzo di essa; di conseguenza, se noi adesso vediamo le creature muoversi attraverso vari periodi di tempo per compiere le azioni proprie della natura di ciascuna di esse, ciò deriva dalle ragioni [causali] che Dio ha inserito in esse e che ha sparso a guida di semi nell’istante della creazione,

546. (ib. III 12,20). Per adesso infatti potrebbe forse essere sufficiente pensare che a proposito dell’uomo sarebbe stata omessa l’espressione: secondo la sua specie, per il fatto ch’egli fu creato da solo, mentre da lui fu tratta anche la donna quando fu creata. In realtà non vi sono molte specie di uomini come invece ve ne sono d’erbe, di alberi, di pesci, di volatili, di serpenti, d’animali domestici, di belve. Per conseguenza l’espressione: secondo la loro specie la dovremmo intendere nel senso di: “per via della riproduzione” per distinguere dalle altre creature gl’individui simili tra loro e che derivano da un unico germe originale.

547. (Quaest. in hept. II q. 21). Perché nelle cose materiali sono presenti, sparse in tutti gli elementi del mondo, certe occulte ragioni seminali in virtù delle quali, date certe circostanze di tempo e certe cause favorevoli si sviluppano e danno origine a determinate specie, in virtù delle qualità e dei fini, che sono loro propri. Così gli angeli, che compiono questi prodigi, non sono chiamati creatori di animali allo stesso modo che non devono chiamarsi creatori delle messi o degli alberi o di qualunque specie di vegetali che germinano sulla terra gli agricoltori, sebbene sappiano procurare ad essi alcune evidenti occasioni opportune e cause visibili, affinché nascano. Ma ciò che fanno costoro in modo visibile lo fanno anche gli angeli in modo invisibile; al contrario l’unico creatore è il solo Dio che innestò nelle cose le loro cause e ragioni seminali.

548. (De civ. Dei XII 21). Infatti sebbene abbia stabilito che alcuni animali vivano solitari e per così dire solivaghi, cioè che preferiscono viver da soli, come le aquile e gli sparvieri, i leoni e i lupi e simili, ed altri uniti da un istinto gregario che preferiscono vivere a stormi o nel branco, come i colombi e gli storni, i cervi, le gazzelle e simili, tuttavia non li ha fatti derivare da un solo individuo ma ha comandato che più individui contemporaneamente venissero all’esistenza. Ha invece creato un solo individuo uomo,

CAPITOLO V

Tutte le creature sono state create buone. Da dove il male?

SOMMARIO. Dio ha creato tutto molto bene. Da dove viene il male? L’ origine del male ha agitato assai Agostino prima della conversione: 549-551. Il principio del male nella dottrina manichea è falso e ripugnante, anche se vi poneva molte cose buone: 552-553. Tutto è stato fatto dal nulla da Dio sommo bene: 554. Il bene metafisico delle cose si fonda sul loro modo, specie e ordine. Tutte le cose hanno queste tre caratteristiche secondo la propria misura, dunque tutte le cose sono buone. Il male metafisico consiste nella corruzione del modo, o della specie o dell’ ordine naturale. Nessuna natura in quanto natura è cattiva; il male è una diminuzione del bene e non è una sostanza. Il sommo bene non può essere corrotto, ma nemmeno le cose potrebbero essere corrotte se non fossero buone, altrimenti non ci sarebbe in loro niente che potrebbe essere corrotto: 555-560. Dalla corruzione delle cose inferiori e dall’ interiore bellezza dell’ universo: 561. Il male morale è causato dal moto difettoso della volontà. Lì è l’inizio del peccato, lì è l’inizio del male. La natura, essendo buona, non può essere la causa della cattiva volontà, non costituendo una causa efficiente, ma deficiente: 562-572.

549. (De gen. ad litt. VII 26,37). È di certo giusto lodare in tutte le cose il Creatore che ha fatto assai buone tutte le cose.

550. (Conf. VII 5). Cercavo l’origine del male cercando male e non vedendo il male nella mia stessa ricerca…Dicevo: “Ecco Dio, ed ecco le creature di Dio. Dio è buono, potentissimamente e larghissimamente superiore ad esse. Ma in quanto buono creò cose buone e così le avvolge e riempie. Allora dov’è il male, da dove e per dove è penetrato qui dentro? Qual è la sua radice, quale il suo seme? O forse non esiste affatto? Perché allora temere ed evitare una cosa inesistente? Se lo temiamo senza ragione, è certamente male il nostro stesso timore, che punge e tormenta invano il nostro cuore, e un male tanto più grave, in quanto non c’è nulla da temere, eppure noi temiamo. Quindi o esiste un male oggetto del nostro timore, o il male è il nostro stesso timore…Ma da dove proviene il male, se Dio ha fatto, lui buono, buone tutte queste cose 12? Certamente egli è un bene più grande, il sommo bene, e meno buone sono le cose che fece; tuttavia e creatore e creature tutto è bene. Da dove viene dunque il male?

551. (Conf. VII 7,11). Ora ricercavo l’origine del male, senza esito.

552. (De nat. boni 41). Se i manichei volessero pensare a questo senza riporre uno zelo rovinoso nella difesa del proprio errore e con timor di Dio, non cadrebbero nelle più scellerate affermazioni blasfeme, introducendo due nature: una buona che chiamano Dio, l’altra cattiva che non è opera di Dio. Sbagliano quindi tal punto,… da non accorgersi di includere beni davvero grandi nella cosiddetta natura del sommo male; vi includono infatti vita, forza, salute, memoria, intelligenza,… dimensioni, numeri, pace, misura, forma, ordine…Dicono infatti che i principi delle tenebre sono vissuti nella loro natura, hanno raggiunto l’incolumità nel loro regno, hanno conservato memoria e intelligenza.

553. (ib. 12). Tutto ciò è talmente chiaro, talmente certo, che quanti introducono un’altra natura, che non è opera di Dio, se volessero prenderlo in considerazione non sarebbero travolti da tante affermazione blasfeme, fino a riporre nel sommo male tanti beni e in Dio tanti mali. Basta quindi che la verità, come ho detto poc’anzi, purché vogliano prestare attenzione, li obblighi a confessare, anche se a malincuore, che tutti i beni esistono unicamente a partire da Dio. Dunque la fonte dei beni grandi e di quelli piccoli non è diversa: i beni, grandi e piccoli, esistono solo a partire dal sommo bene, che è Dio.

554. (ib. 1). Il sommo bene, al di sopra del quale non c’è nulla, è Dio; perciò è bene immutabile, cioè veramente eterno e veramente immortale. Tutti gli altri beni sono unicamente a partire da quello, ma non sono parte di quello. Ciò che è parte di quello, vi si identifica, mentre quanto è stato fatto a partire da quello, non s’identifica con lui. Se quindi egli solo è immutabile, tutto ciò che ha fatto, avendolo fatto dal nulla, può mutare. La sua onnipotenza infatti è tale da poter fare dal nulla, cioè dall’assoluto non essere, i beni, grandi e piccoli, celesti e terreni, spirituali e corporei. E in ragione della sua giustizia non ha equiparato le cose fatte dal nulla a quel che ha generato come parte di sé. Poiché dunque tutti i beni, sia grandi che piccoli, nei vari gradi del reale, non possono essere se non a partire da Dio, e dal momento che ogni natura, in quanto tale, è un bene, ogni natura non può essere se non a partire dal sommo e vero Dio: tutti i beni, infatti, anche se non sommi, ma pur sempre prossimi al sommo bene, e ancora tutti i beni, anche quelli estremi, distanti dal sommo bene, non possono essere se non a partire dallo stesso sommo bene. Dunque ogni spirito, anche mutabile, e ogni corpo dipendono da Dio: questa è la condizione di ogni natura creata. Ogni natura, in effetti, è spirito o corpo. Dio è spirito immutabile. Lo spirito mutabile è una natura creata, ma superiore al corpo. Il corpo invece non è spirito, ad eccezione del vento, in un certo senso chiamato spirito, perché ci è invisibile, pur facendo sentire la sua forza non lieve.

555. (ib. 3). Prendiamo dunque questi tre aspetti: misura, forma e ordine, per non parlare di altri innumerevoli, che risultano riconducibili ai tre; ebbene proprio questi tre aspetti, misura, forma e ordine, sono come dei beni generali nelle realtà fatte da Dio, sia nello spirito che nel corpo. Dio quindi trascende ogni misura, ogni forma, ogni ordine del creato… dal quale dipendono ogni misura, ogni forma, ogni ordine. Dove questi tre aspetti sono grandi, sono grandi i beni; dove sono piccoli, sono piccoli i beni; dove non ci sono, non c’è alcun bene. Ancora: dove questi tre aspetti sono grandi, sono grandi le nature; dove sono piccoli, sono piccole le nature; dove non ci sono, non c’è nessuna natura. Dunque ogni natura è buona.

556. (ib. 4). La domanda sulla natura del male deve perciò precedere quella sulla sua origine. E il male non è altro che corruzione: della misura, della forma o dell’ordine naturale. Si dice quindi cattiva la natura che è corrotta: se non lo è, infatti, è certamente buona. Ma anche la natura corrotta, in quanto natura, è buona; è cattiva, in quanto corrotta.

557. (ib. 16-17). Eppure anche queste privazioni delle cose rientrano a tal punto nel generale ordine della natura, da occupare un proprio posto non sconveniente nella considerazione dei sapienti. Dio infatti, non illuminando determinati luoghi e tempi, ha fatto le tenebre in modo conveniente come i giorni. Del resto, se noi, trattenendo il suono, intercaliamo nel discorso un silenzio conveniente, quanto più egli, come artefice perfetto di tutte le cose, produrrà in modo conveniente delle privazioni in alcune di esse? Per questo nel cantico dei tre giovani anche la luce e le tenebre lodano il Signore 1; fanno sorgere cioè la sua lode nei cuori di quanti sanno ponderare rettamente… 17. Dunque non è cattiva nessuna natura, in quanto natura; per ogni natura invece il male non è altro che diminuzione di bene. Se poi la diminuzione ne comportasse la eliminazione, come non resterebbe nessun bene, così non resterebbe nessuna natura: non solo quella introdotta dai manichei, in cui si trovano tanti beni, da far risultare sorprendente la loro eccessiva cecità, ma quella che può essere introdotta da chiunque.

558. (Conf VII 12). Mi si rivelò anche nettamente la bontà delle cose corruttibili, che non potrebbero corrompersi né se fossero beni sommi, né se non fossero beni. Essendo beni sommi, sarebbero incorruttibili; essendo nessun bene, non avrebbero nulla in se stesse di corruttibile. La corruzione è infatti un danno, ma non vi è danno senza una diminuzione di bene. Dunque o la corruzione non è danno, il che non può essere, o, com’è invece certissimo, tutte le cose che si corrompono subiscono una privazione di bene. Private però di tutto il bene non esisteranno del tutto. Infatti, se sussisteranno senza potersi più corrompere, saranno migliori di prima, permanendo senza corruzione; ma può esservi asserzione più mostruosa di questa, che una cosa è divenuta migliore dopo la perdita di tutto il bene? Dunque, private di tutto il bene, non esisteranno del tutto; dunque, finché sono, sono bene. Dunque tutto ciò che esiste è bene, e il male, di cui cercavo l’origine, non è una sostanza, perché, se fosse tale, sarebbe bene: infatti o sarebbe una sostanza incorruttibile, e allora sarebbe inevitabilmente un grande bene; o una sostanza corruttibile, ma questa non potrebbe corrompersi senza essere buona. Così vidi, così mi si rivelò chiaramente che tu hai fatto tutte le cose buone e non esiste nessuna sostanza che non sia stata fatta da te; e poiché non hai fatto tutte le cose uguali, tutte esistono in quanto buone ciascuna per sé e assai buone tutte insieme, avendo il nostro Dio fatto tutte le cose buone assai 69.

559. (De nat. boni 6). Del resto, se la corruzione togliesse alle realtà corruttibili ogni misura, ogni forma, ogni ordine, non resterebbe nessuna natura. Per questo ogni natura che non può corrompersi è il sommo bene, come lo è Dio. Ogni natura che può corrompersi è però anch’essa un certo bene: la corruzione infatti non potrebbe nuocergli se non sottraendo e diminuendo quel che è buono.

560. (C. Secund. Man. 11). Venir meno del resto non è certo nulla, ma tendere verso il nulla… Infatti quanto una cosa è meno, tanto più è vicina al niente.

561. (De nat. boni 8). Tutte le altre cose, poi, che sono state fatte dal nulla e che sono sicuramente inferiori ad uno spirito razionale, non possono essere né felici né infelici. Poiché però sono anch’esse pur sempre dei beni, in rapporto alla loro misura e alla loro forma, ed essendo impossibile che ci siano dei beni, per quanto minori e minimi, non dipendenti dal sommo Dio, sono state ordinate in modo che le più instabili retrocedano rispetto alle più stabili, le più fragili rispetto alle più forti, le meno potenti rispetto alle più potenti, e così le cose della terra siano in accordo con quelle del cielo, come ciò che è sottomesso rispetto a ciò che è superiore. E così nel recedere e nel succedere delle cose scaturisce quella che nel proprio genere è una certa bellezza temporale, in modo tale che nemmeno ciò che muore o cessa di essere quel che era deturpi o turbi la misura, la forma e l’ordine di tutto quanto il creato: come un discorso ben composto è certamente bello, benché in esso le sillabe e tutti i suoni si susseguano quasi in una successione di nascite e di morti.

562. (ib. 7). Alle creature più dotate, però, vale a dire agli spiriti razionali, Dio ha assicurato che non potessero corrompersi senza volerlo, quando cioè fossero rimaste nell’obbedienza sotto il Signore loro Dio, conformandosi alla sua incorruttibile bellezza; se invece non avessero voluto conservare l’ubbidienza, si sarebbero corrotte nelle pene senza volerlo, poiché si corrompono volontariamente nei peccati. In questo senso Dio è bene: non c’è bene per chi lo abbandona. E fra le realtà che sono state fatte da Dio, la natura razionale è un bene tanto grande, che nessun bene può farla felice all’infuori di Dio. I peccatori sono dunque ordinati nei castighi, ordinamento che non compete alla loro natura, e per questo è una pena; compete piuttosto alla loro colpa, e per questo è una giustizia.

563. (ib. 34). Parimenti il peccato o iniquità non consiste nel desiderio di nature cattive, ma nel rifiuto di quelle migliori; in proposito così si trova scritto nelle Scritture: Ogni creatura di Dio è buona 46… Dunque l’uomo, toccando l’albero vietato, non ha desiderato una natura cattiva; abbandonando invece ciò che era migliore, commise un atto cattivo. Il Creatore è senza dubbio migliore di ogni creatura che è opera sua;

564. (De d. anim. c. Man. 10,14). Non si pecca dunque se non mediante la volontà.

565. (C. Faust. Man. XXII 22). Quindi l’inizio del peccato è nella volontà: ma donde ha inizio il peccato, da lì ha inizio il male, cioè l’agire contro un comandamento giusto oppure il soffrire a motivo di un giusto giudizio.

566. (C. Fort. Man. 15). Dio infatti ha fatto tutte le cose e le ha fatte buone e le ha ben ordinate; invece non ha fatto il peccato e la sola cosa che noi chiamiamo male è il nostro peccato volontario.

567. (De lib. arb. III 17,48). Il volere è causa del peccato, ma tu cerchi la causa del volere stesso. Ora se io potrò trovarla, cercherai anche la causa di quella causa che è stata trovata? E quale limite vi sarà al ricercare, quale termine nel discutere col dialogo, quando è necessario che non ricerchi al di là della radice?. Non pensare che si poteva dire qualche cosa di più vero del detto che la radice di tutti i mali è l’avarizia 7, cioè voler di più di quanto basta. E basta quanto richiede, per sé il limite di ogni natura per conservarsi nel suo genere. L’avarizia infatti, che in greco si denomina pastedGraphic.png, non si dice soltanto per riferimento all’argento e alle monete. Tuttavia ne deriva etimologicamente il nome perché presso gli antichi le monete si facevano prevalentemente di argento ovvero di una lega di argento. Ma si deve intendere anche per riferimento alle cose che si desiderano immoderatamente, e in definitiva in ogni caso, in cui si vuole più di quanto basta. Ora questo tipo di avarizia è desiderio disordinato e tale desiderio è volontà pervertita. Dunque la volontà pervertita è causa di tutti i mali. E se fosse secondo natura, la conserverebbe, non le sarebbe dannosa e perciò non sarebbe pervertita. Ne consegue che la radice di tutti i mali non è secondo natura. È un argomento sufficiente contro tutti coloro che considerano gli essere naturali un male. Ma se tu ti metti a cercare la causa di questa radice, essa non sarebbe la radice di tutti i mali. Sarebbe invece quella che ne è causa. E se la trovassi, dovresti, come ho detto, cercare ulteriormente la causa di questa seconda e non avresti un limite alla ricerca… 49. Ma in definitiva quale potrà essere la causa della volontà anteriormente alla volontà? O è la stessa volontà, e non ci si allontana da questa radice della volontà, ovvero non è volontà, e allora non ha alcun peccato. Quindi o è la volontà stessa la prima causa del peccato, ovvero la prima causa del peccato non è peccato. Ora non si può ragionevolmente imputare a qualcuno un peccato, se non pecca. Quindi ragionevolmente si imputa soltanto a chi vuole. Ma non capisco perché vorresti ricercare ancora. Poi, qualunque sia la causa della volontà o è giusta o è ingiusta. Se è giusta, chi le obbedisce, non pecca; se è ingiusta, non le obbedisca e non peccherà.

568. (, C. Fort. Man. 21). Perciò, se è pia fede credere che Dio ha fatto tutte le cose buone, rispetto alle quali tuttavia egli è di molto più eccellente e di gran lunga più eminente, bisogna ammettere che l’origine e il punto di partenza del male è il peccato, come dice l’Apostolo: La cupidigia è la radice di tutti i mali; e alcuni che l’hanno seguita, hanno deviato dalla fede e si sono procurati tormenti con molti dolori 14. Se infatti tu cerchi la radice di tutti i mali, l’Apostolo ti risponde dicendo che la radice di tutti i mali è la cupidigia. Io non posso cercare la radice della radice. Oppure, se c’è un altro male di cui non è la radice la cupidigia, quest’ultima non sarà la radice di tutti i mali. Se invece è vero che la cupidigia è la radice di tutti i mali, invano cerchiamo un altro genere di mali.

569. (De lib. arb. II 20,54). Ma ogni bene è da Dio, non v’è dunque natura che non sia da Dio. Ora noi ammettiamo che quel movimento del volgersi in altro senso è peccato perché è un movimento verso la decrescenza e il decrescere è in ogni senso dal nulla. Puoi quindi comprendere a che cosa conduce e non dubitare che non conduce a Dio. Ma questo decrescere è volontario, è quindi in nostro potere.

570. (De civ. Dei XII 6). Infatti se l’essere è causa della volontà cattiva, si è costretti a dire che il male è prodotto soltanto dal bene e che il bene è causa del male, perché la volontà cattiva sarebbe causata da un essere buono. Ma è veramente impossibile che un essere buono, sebbene nel divenire, causi prima di avere la volontà cattiva qualche cosa di cattivo, cioè la stessa volontà cattiva.

571. (ib. XII 7). Non si cerchi dunque la causa efficiente della volontà cattiva. Essa non è causa che produce ma distrugge, perché anche essa non è un fare ma un disfare. Avviarsi al disfacimento dalla condizione più elevata del proprio essere a quella meno perfetta, questo è cominciare ad avere la cattiva volontà. Voler trovare dunque le cause di questi processi di disfacimento, giacché, come ho detto, non fanno ma disfanno, è come se si volesse vedere le tenebre o ascoltare il silenzio. Eppure le une e l’altro ci sono noti…

572. (ib XII 8). Questo invece io conosco, che l’essere di Dio mai, in nessun luogo, da nessuna parte può disfarsi e che possono disfarsi soltanto le cose create dal nulla. Ma queste hanno cause efficienti quanto sono più perfette e quanto più fanno il bene perché solo allora fanno qualche cosa. Hanno al contrario cause che disfanno in quanto si muovono al disfacimento e per questo fanno il male perché allora fanno soltanto cose prive di significato. Conosco inoltre che nell’individuo, in cui si verifica la volontà cattiva, si verifica in modo che se non volesse non si verificherebbe e perciò la giusta pena è conseguenza di imperfezioni non necessarie ma volontarie. L’imperfezione non si ha col tendere al male, perché non si danno esseri che sono un male, ma con un atto che è male, perché contro l’ordine degli esseri si tende dall’essere perfettissimo all’essere meno perfetto.

CAPITOLO VI

La creazione dell’ uomo.

ARTICOLO I. L’origine del corpo umano.

SOMMARIO. Il corpo umano fu fatto due volte: a) quando furono create tutte le cose insieme; b) dopo i giorni della Genesi quando fu formato dal fango. E così poco per volta, prima potenzialmente, poi casualmente, poi invisibilmente nelle ragioni seminali; fin tanto che ci è stato consegnato come la specie umana da noi conosciuta: 573-575. Adamo fu creato nello stato adulto o infantile? E’ più credibile nello stato adulto. Agostino mette cos’ le cose: Se nella prima fase (seminale) era previsto lo stato virile, così è risultato; se la possibilità iniziale prevedeva sia l’ uno che l’ altro, ha potuto essere creato nello stato virile, se quella era la volontà di Dio, anche se non fosse strettamente necessario. Le finalità messe da Dio nella natura non possono non coincidere con la sua volontà  perché la volontà di Dio non può essere contraria a se stesso: 576-578. E’ più probabile che Dio sia intervenuto direttamente nella formazione del corpo di Adamo, e più certamente per il corpo di Eva. Che Dio abbia plasmato il corpo di Adamo con le sue mani è un pensiero puerile. Le mani di Dio significano la sua potenza: 579-581.

573. (De gen. ad litt. VI 3,4-5). Secondo quest’ipotesi senz’alcun dubbio il fatto che l’uomo fu fatto con il fango della terra e che per lui fu formata la donna con una costa di lui non fa parte della creazione in virtù della quale tutte le cose furono create simultaneamente e dalle quali Dio si riposò dopo averle compiute, ma fa parte dell’azione che ormai si compie nel volgere dei tempi e grazie alla quale Dio continua sempre ad agire…A questa si aggiunge un’altra considerazione: le parole con cui la Scrittura narra come Dio piantò il paradiso e vi mise l’uomo da lui creato e gli condusse gli animali perché imponesse loro il nome e tra essi non era stato trovato uno di aiuto simile a lui e allora Dio formò per lui la donna con una costola tolta a lui. Tutti questi particolari – dico – sono una prova assai chiara ch’essi non sono da ascrivere all’attività [creatrice] di Dio, dalla quale si riposò il settimo giorno, ma piuttosto a quella con cui seguita ad operare sempre fino al presente attraverso il corso dei tempi.

574. (ib. VI 5,8). Ma non si può neppure dire che il maschio fu creato il sesto giorno e la femmina, al contrario, nel corso dei giorni posteriori, poiché è detto in modo assai chiaro che lo stesso sesto giorno [Dio] li fece maschio e femmina e li benedisse 9, con tutto il resto che [la Scrittura] dice di entrambi e a entrambi. La creazione primordiale di tutti e due fu dunque diversa da quella posteriore: nella primordiale essi furono creati per mezzo del Verbo di Dio in potenza, insita – per così dire – come un germe nel mondo allorché Dio creò simultaneamente tutte le cose dopo le quali si riposò il settimo giorno; con quelle creature sarebbero state fatte poi tutte le cose, ciascuna al proprio tempo nel corso dei secoli; nella creazione posteriore invece essi sono creati secondo l’attività creatrice [di Dio] che svolge la sua opera attraverso il corso del tempo senza alcuna interruzione e in base alla quale era stabilito che in seguito, al tempo opportuno, fosse creato Adamo col fango della terra e sua moglie dal fianco del marito.

575. (ib. VI 6,10). D’altronde se dirò che nella creazione primordiale, in cui Dio creò tutti gli esseri simultaneamente, l’uomo non era non solo come quando è giunto all’età matura ma neppure come quando è bambino, né solo come un bambino ma neppure com’è un embrione nel ventre materno – e non solo non era un embrione, ma neppure un germe visibile d’uomo – se dirò così, uno potrà credere che l’uomo non esisteva affatto. Questo eventuale individuo torni dunque alla Scrittura e vi troverà che l’uomo fu fatto ad immagine di Dio il sesto giorno e fu fatto maschio e femmina 11. Cerchi parimenti quando fu fatta la donna e troverà che fu fatta all’infuori di quei sei “giorni”, poiché fu fatta quando Dio con la terra formò “ancora” le bestie del campo e gli uccelli del cielo, non già quando le acque produssero gli uccelli e la terra produsse esseri viventi, tra cui c’erano anche le bestie. Allora, nella creazione primordiale l’uomo fu fatto maschio e femmina; dunque, sia allora che dopo, non allora e non dopo o, al contrario, dopo e non allora; e neppure erano esseri diversi poi, ma erano gli stessi identici, in un modo però allora e in un altro modo poi. Mi si chiederà: “In che modo poi?”. Risponderò: “Visibilmente, nella forma della struttura umana che noi conosciamo, pur non generato da genitori ma l’uomo formato dal fango e la donna formata dalla sua costola”. Mi si chiederà ancora come furono fatti nella creazione primordiale e io risponderò: “Invisibilmente, potenzialmente, nelle loro cause, come sono fatti gli esseri destinati a esser fatti ma non ancora fatti”.

576. (ib. VI 13,23). Ma in quale stato Dio fece l’uomo col fango della terra? Lo fece forse tutto a un tratto in età perfetta, ossia adulta, nel fiore della giovinezza oppure lo fece come lo forma ancora adesso nel ventre della madre?… Poiché quale che fosse lo stato in cui creò l’uomo, Dio fece solo quanto alla sua onnipotenza e sapienza conveniva poter [fare] e fare. Egli infatti ha stabilito determinate leggi che regolano il tempo in cui le differenti specie e qualità di esseri devono esser prodotti e così passare dallo stato latente a quello visibile in modo però che la sua volontà resti al di sopra di ogni cosa. Fu infatti la sua potenza ad assegnare i ritmi alle creature, senza tuttavia vincolare la sua potenza a quei ritmi. Il suo Spirito infatti si portava sul mondo da creare, come si porta ancora adesso sul mondo già creato, non attraverso gli spazi fisici ma in virtù della sua potenza sovrana.

577. (ib. VI 15,26). L’uomo, tuttavia, fu creato come le cause primordiali richiedevano che fosse fatto il primo uomo, che non doveva nascere da genitori in quanto nessun altro era esistito prima di lui, ma doveva essere formato con il fango della terra conforme alla ragione causale in cui era stato creato originariamente. Se infatti fu creato in modo diverso, Dio non lo aveva creato tra le opere dei sei giorni. Ora, siccome la Scrittura dice che fu creato in quei “giorni”, naturalmente Dio aveva creato la causa in virtù della quale l’uomo sarebbe venuto all’esistenza nel tempo fissato e conforme alla quale doveva essere creato. Dio infatti aveva compiuto simultaneamente secondo la perfezione delle ragioni causali le opere che aveva cominciate e aveva cominciato le opere che avrebbero dovuto essere compiute nel corso del tempo. Se dunque nelle ragioni causali primordiali, che all’origine aveva inserite nel mondo, il Creatore pose non solo la determinazione che avrebbe formato l’uomo col fango della terra, ma anche la decisione riguardante il modo in cui lo avrebbe formato – se cioè come un bambino nel seno della madre oppure come un giovane – senza il minimo dubbio lo creò come lo aveva predeterminato nelle ragioni causali, poiché non lo avrebbe creato in modo contrario a quanto aveva prestabilito. Se invece nelle ragioni seminali Dio pose solo la potenzialità che l’uomo esistesse, in qualunque maniera egli sarebbe stato creato, in questa o in quella – cioè se nelle ragioni causali c’era anche la potenzialità che l’uomo potesse essere creato in un modo o in un altro, ma Dio s’era riservato nella sua volontà l’unico modo in cui aveva intenzione di creare l’uomo senza inserirlo negli elementi costitutivi del mondo – è evidente che anche in questo modo l’uomo non fu fatto in modo contrario a quello fissato nella creazione primordiale delle cause poiché in esse era già determinato ciò che sarebbe potuto esser creato anche in questo modo, sebbene non dovesse esser creato necessariamente in questo modo. Questa determinazione non era insita negli elementi costitutivi del mondo ma nella decisione del Creatore, la cui volontà costituisce la necessità delle cose.

578. (ib. VI 18,29). Pertanto, se le cause di tutte le cose, destinate a esistere, furono inserite nell’universo quando fu creato il “giorno”, in cui Dio creò tutte le cose simultaneamente, Adamo quando fu formato col fango già nella forma di perfetta virilità – come è più verosimile che sia stato formato – non fu creato diversamente da come era nelle cause in cui Dio fece l’uomo durante le opere effettuate nei sei giorni. In esse infatti c’era non solo la potenzialità che Adamo fosse fatto così, ma anche la determinazione della necessità che fosse fatto così. Poiché Dio non lo fece contrariamente alla causa stabilita sicuramente in precedenza dalla sua volontà, allo stesso modo che non agisce in contrasto con la propria volontà. Se al contrario Dio non fissò tutte le cause nella creazione primordiale, ma ne serbò alcune nella propria volontà, quelle serbate nella sua volontà non sono di certo dipendenti dalla necessità delle cause create da lui. Cionondimeno le cause riservate nella volontà di Dio non possono essere contrarie a quelle prestabilite dalla sua volontà, poiché la volontà di Dio non può contraddire se stessa. Le cause della prima specie le ha stabilite Dio in modo che da esse possa, pur non necessariamente, derivare l’effetto di cui sono causa; queste altre invece le ha nascoste in modo che da esse derivi necessariamente l’effetto che Dio ha stabilito possa derivare.

579. (in IX 17,31). Mi si potrebbe forse porre il quesito in qual modo Dio creò la donna nella ragione causale quando egli fece il primo uomo a sua immagine e somiglianza, poiché la Scrittura nel medesimo passo dice: Maschio e femmina li fece 34. Quella ragione causale che Dio creò con le prime opere del mondo, incorporandola in esse, comportava forse la necessità che in seguito la donna fosse fatta col venir tratta dalla costola dell’uomo o comportava solo la possibilità d’esser fatta mentre la necessità era già determinata fin d’allora, ma rimaneva nascosta in Dio? Se è questo il quesito che mi si pone, risponderò quanto credo possa affermarsi senza temerità. Quando tuttavia avrò esposto la mia opinione, forse coloro che sono già ben fondati nella fede cristiana, considerando assennatamente queste mie riflessioni, giudicheranno che non se ne deve dubitare anche se vengono a conoscerle adesso per la prima volta.

580. (ib. IX 18,33). Dio ha dunque in se stesso le cause nascoste di alcuni fatti ch’egli non ha inserite nelle cose create e che rende efficienti e operanti non con l’azione della sua Provvidenza con cui costituì le sostanze nel loro essere, ma con l’azione con cui governa come vuole le cose da lui create come egli volle…34. Per questo motivo le cause di tutte le cose, anche di quelle che, per simboleggiare questa grazia, accaddero non secondo il corso naturale delle cose, ma in modo miracoloso, rimasero nascoste in Dio. Uno di questi eventi prodigiosi potrebbe essere quello della creazione della donna tratta dal fianco dell’uomo – e ciò avvenne mentre questi dormiva – la quale per mezzo di lui fu rafforzata, come se fosse stata consolidata per mezzo dell’osso di lui, mentre egli, al contrario, venne a trovarsi indebolito a causa di lei poiché al posto della costola non gli fu sostituita un’altra costola ma della carne. Ma nella creazione originaria delle cose quando nel sesto giorno, secondo l’affermazione della Scrittura, maschio e femmina li creò 41, non era predeterminato che la donna venisse creata in questo modo, ma quell’atto di creazione determinava solo la possibilità che la donna fosse creata anche così, in modo che Dio non facesse qualcosa con una volontà mutevole in contrasto con le cause stabilite dalla sua volontà. Che cosa fosse destinato ad essere in modo che non potesse essere effettuato diversamente era nascosto in Dio, creatore d’ogni cosa.

581. (ib. VI 12,20). Ora dunque vediamo in qual modo Dio fece l’uomo, considerando prima il suo corpo plasmato con la terra;.. Pensare che Dio abbia usato delle mani corporee per plasmare l’uomo col fango è un’idea troppo puerile: per conseguenza, se la Scrittura avesse affermato una simile cosa, dovremmo pensare che lo scrittore avrebbe usato quel termine in senso metaforico anziché immaginarci Dio circoscritto nei lineamenti delle membra come le vediamo nel nostro corpo. La Scrittura – è vero – dice: La tua mano ha disperso le genti 26 e: Hai fatto uscire il tuo popolo con mano potente e braccio teso 27, ma chi è tanto insensato da non capire che questi termini sono usati per indicare la potenza e la forza di Dio?

ARTICOLO II. Origine dell’ anima di Adamo.

SOMMARIO. La questione dell’ origine dell’ anima ha perseguitato Agostino per tutta la vita: 582-583. Analizza il significato delle parole della Gen. 2,7: Sufflavit flatum vitae. L’ anima soffio di Dio non dalla sua sostanza, perché Dio è immutabile e l’ anima è mutabile: 584-585. L’ anima di Adamo è stata fatta dal nulla: 586-587. Si appella a Dio per la creazione dell’ anima: 588. Come tempo della creazione dell’ anima di Adamo, come ipotesi possibile ammette che fosse gia creata il sesto giorno e abbia atteso per l’ inserimento nel corpo. Propose questa ipotesi per non essere obbligato a dire che Dio l’abbia creata dopo la fine delle sue opere. Però non ha parlato in modo definitivo in Gen. alla lett.: 589-591. In De civ. Dei ritiene più probabile che l’ anima fu creata quando l’ uomo fu formato dalla polvere : 592.

582. (De gen. ad litt. VI 29,40). Ora poi dobbiamo trattare una questione assai difficile relativa all’anima, per risolvere la quale si sono affaticati molti esegeti e hanno lasciato anche a noi materia in cui affaticarci. A questo proposito non mi è stato possibile leggere tutti gli scritti di tutti coloro che su questo argomento sono potuti arrivare a una conclusione chiara e del tutto sicura, conforme alla verità delle nostre Scritture; la questione inoltre è così difficile che neanche gli scrittori, che ne dànno una soluzione esatta, sono facilmente capiti da persone come me; confesso perciò che finora nessuno mi ha convinto di pensare che non sia necessario di fare ulteriori ricerche sul problema dell’anima. Se però adesso riuscirò a trovare e affermare qualcosa di preciso al riguardo, io non lo so;

583. (ib. VII 1,1). Dio poi formò l’uomo con la polvere della terra e soffiò sul suo volto un soffio vitale, e l’uomo divenne un essere vivente 1. All’inizio del precedente libro ci eravamo proposti di esaminare attentamente questa frase della Scrittura e, a proposito della creazione dell’uomo e specialmente del suo corpo, abbiamo discusso in modo – per quanto abbiamo creduto – sufficiente ciò che ci è parso conforme alla sacra Scrittura. Ma siccome quello dell’anima non è un problema facile, abbiamo ritenuto doveroso rinviarlo al presente libro, non sapendo in quale misura il Signore ci avrebbe aiutati essendo noi desiderosi di dire cose esatte ma sapendo tuttavia che non avremmo detto cose esatte se non nella misura in cui egli ci avrebbe aiutati. Ora, dire cose esatte significa dire cose vere e appropriate senza rigettare alcuna opinione con temerità, senza nulla affermare con avventatezza ciò ch’è deposito della fede o della dottrina cristiana finché rimane ancora il dubbio se sia vero o falso; ma dire cose esatte vuol dire anche affermare senza esitazione ciò che si può insegnare sia in base all’evidenza della ragione, sia sulla sicurissima autorità della sacra Scrittura.

584. (ib. VII 1,1-3). Dio poi formò l’uomo con la polvere della terra e soffiò sul suo volto un soffio vitale, e l’uomo divenne un essere vivente 1…2. Ora, nel libro precedente abbiamo discusso la questione relativa alle “mani di Dio”, quando ci si figurava l’uomo formato con il fango. Che dire adesso della frase della Scrittura: Dio soffiò, se non che non soffiò né con la gola né con le labbra, come non lo plasmò con le mani del corpo?… La Scrittura tuttavia con questo verbo, a mio parere, ci è di grande aiuto in una questione assai difficile [come questa].

585. (ib. VII 2,3). Alcuni interpreti, infatti, basandosi sul verbo [“soffiò”] di questa frase, hanno creduto che l’anima sarebbe qualcosa proveniente dalla stessa sostanza di Dio, vale a dire della medesima natura di Dio. Essi pensano così perché, quando uno soffia, emette qualcosa di se stesso con il fiato; noi invece da questo verbo dobbiamo piuttosto sentirci messi in guardia per respingere questa opinione contraria alla fede cattolica. Noi infatti crediamo che la natura e sostanza di Dio…è assolutamente immutabile. Chi dubita, al contrario, che la natura dell’anima può mutarsi in peggio o in meglio?… Dobbiamo quindi credere…conforme all’insegnamento della retta fede, che l’anima proviene da Dio come un essere creato da lui, non come un essere della sua stessa natura, generato o prodotto da lui in un modo quale che sia.

586. (De anim. Et eius orig. II 3,6). Se dunque, come avevo cominciato a dire, parlo così con un cattolico, da dove pensi tu, ti prego di dirmi, che venga l’anima, non dico quella di ciascuno di noi, ma la prima data al primo uomo? Se dal nulla, e tuttavia fatta ed ispirata da Dio, credi tu quello che credo io.

587. (De civ. Dei XIV 11,1). E sebbene Dio abbia formato l’uomo dalla polvere della terra 107, la terra stessa e ogni essere della terrena materia è assolutamente dal nulla, e quando egli ha creato l’uomo ha congiunto al corpo l’anima creata dal nulla.

588. (C.Fort. Man 13). Dico che l’anima è stata creata da Dio, come tutte le altre cose da lui create e, tra quelle che Dio onnipotente ha creato, all’anima è riservato un posto di preminenza. Se tu poi chiedi da dove Dio ha creato l’anima, ricordati che io ammetto con te che Dio è onnipotente. Onnipotente invece non è chi richiede qualche materia per fare quello che vuole.

589. (De gen. ad litt. VII 24,35). Vediamo dunque se per caso si possa affermare con verità – come a me pare certamente più accettabile per la ragione umana – che Dio, tra le prime opere da lui create tutte simultaneamente, creò anche l’anima umana che a tempo debito avrebbe infusa nelle membra del corpo formato con il fango. Di questo corpo, tra tutte le opere create simultaneamente, Dio aveva creato la ragione causale, conforme alla quale fece il corpo umano allorché dovette essere fatto. Ora l’espressione della Scrittura: a propria immagine possiamo intenderla nel suo giusto senso solo in rapporto all’anima, allo stesso modo che l’altra: maschio e femmina solo in rapporto al corpo. Se dunque non vi si oppone alcuna autorità dessa sacra Scrittura o un argomento vero della ragione, si deve credere che l’uomo fu creato il sesto giorno nel senso che la ragione causale del corpo umano era già stata creata negli elementi del mondo, ma che l’anima era già stata creata nel suo essere come all’inizio era già stato creato il “giorno” e che, una volta creata, restò nascosta tra le opere di Dio finché, al momento voluto, Dio non l’avrebbe infusa con il soffiare, cioè con l’ispirare l’alito nel corpo formato col fango.

590. (ib. VII 28,40). Se uno invece non vuole ammettere che l’anima fu creata solo quando fu infusa nel corpo già formato, veda che cosa può rispondere a chi gli chiede da che cosa fu tratta. Potrà rispondere che Dio fece o fa qualcosa dopo aver portato a termine tutte le opere della creazione; in questo caso deve riflettere come spiegare che l’uomo fu creato il sesto giorno a immagine di Dio – e ciò non può intendersi nel giusto senso se non rispetto all’anima – ossia deve dire in quale sostanza fu creata la ragione causale dell’anima che ancora non esisteva. Oppure risponderà che l’anima fu creata non dal nulla ma da qualcosa già esistente; ma in questo caso incontrerà difficoltà nel cercare quale fosse quella sostanza, se fisica o spirituale e rispondere ai quesiti da me considerati più sopra. Resterà sempre, inoltre, la difficoltà d’indagare ancora in quale sostanza degli esseri, creati originariamente nei sei giorni, Dio fece la ragione casuale dell’anima, che ancora non aveva creata dal nulla o tratta da qualche cosa.

591. (ib. VII 28,43). Riguardo tuttavia all’anima che Dio infuse all’uomo soffiando col suo alito sul volto di lui, non affermo per ora nulla di definitivo, tranne quanto segue: essa proviene da Dio ma senza essere la sostanza di lui; è incorporea, non è – in altre parole – un corpo ma uno spirito; questo spirito però non è generato né procede dalla sostanza di Dio, ma è stato creato da lui, in modo però che nessuna natura corporea o anima irrazionale fosse trasformata nella sua natura e perciò è tratto dal nulla; l’anima è immortale secondo un certo modo di vita ch’essa non può perdere affatto.

592. (De civ. Dei XII 23). Dio fece dunque l’uomo a sua immagine 44. Infatti egli ha creato l’anima con tali doti per cui mediante l’intelligenza capace di pensiero fosse superiore a tutti gli animali della terra, dell’acqua e dell’aria, privi di una mente simile. Prima dalla polvere della terrenità formò l’uomo e poi alitando infuse l’anima intelligente 45, sia che l’avesse creata prima o piuttosto nell’atto di alitare e volle che fosse anima umana quell’alito che produsse alitando, giacché alitare significa produrre un alito. E poi gli produsse, operando da Dio, con un osso levato dal suo fianco, la moglie come comparte per la generazione 46.

CAPITOLO VII

L’ origine dell’ anima degli uomini.

SOMMARIO. Ripete di nuovo quattro opinioni  sull’ incarnazione dell’ anima: 593. Respinge indignato la teoria di Platone e Origene delle anime preesistenti messe nei corpi a causa dei peccati:594. Respinge l’ emanatismo: 595. Ripudia il traducianesimo corporale: 596. Ritiene probabile che l’ anima di Eva fosse creata immediatamente da Dio: 597. Non sa da dove venga l’ anima nel corpo, se per traducianesimo o per creazione: 598-599. Teme che si dica, se l’ anima è stata creata dal nulla, che Dio abbia creato anche dopo i giorni genesici: 600. Le anime sono create da Dio; ma non osa definire se siano create singolarmente dai singoli, o se vengano create dall’ anima di Adamo come come un soffio da un altro: 601. Non ritiene che si possa provare la creazione delle singole anime con la Scrittura: 602-603.

Avrebbe liberamente ammesso la dottrina del creazionismo, se non temesse la difficoltà di spiegare sufficientemente la trasmissione del peccato originale, e la fede nella dannazione dei bambini che muoiono senza battesimo. E in realtà  diceva che esistono grandi difficoltà anche nel traducianesimo spirituale: 604-606. Il vescovo Ottato esorta a non temere di abbracciare il traducianesimo, anche se gli sembra difficile conciliare con il creazionismo. Così preferisce sostenere che il creazionismo sia vero per favorire quelli che difendono questa definizione, e ringrazia: 607-611.

593. (De orig. An. Hom., seu Ep. 166 3,7). Io, a dirti il vero, scrivendo alcuni anni fa certi libri Sul libero arbitrio, che sono venuti nelle mani di molti e tutt’ora posseduti da moltissimi, passavo in rassegna quattro teorie sull’infusione dell’anima nel corpo e cioè: le anime derivano tutte per generazione dall’unica che fu data al primo uomo? Oppure vengono create tutt’ora per ogni singolo uomo? Oppure, ammesso che preesistano in qualche luogo, vengono infuse da Dio o scendono da se stesse nei corpi? Avevo pensato di esporle in modo che, qualunque di esse fosse quella vera, non rendesse vano lo sforzo che in quel tempo impegnava tutte le mie risorse intellettive contro coloro i quali tentano d’introdurre, in opposizione a Dio, una sostanza dotata dell’intrinseco principio del male, cioè contro i Manichei. Nulla infatti avevo ancora sentito dire dei Priscillianisti, i quali vanno blaterando bestemmie non molto dissimili da quelle dei Manichei. Non vi ho aggiunta la quinta teoria, quella cioè da te ricordata allo scopo di non tralasciarne alcuna assieme alle altre nella tua risposta a Marcellino 11, persona di santa memoria e a noi carissima nell’amore di Cristo, quando t’interrogava su questo problema: secondo tale teoria l’anima sarebbe una particella di Dio. Non ho esaminato questa teoria anzitutto perché questa non riguarda il modo come l’anima entra nel corpo umano (ed è questo il nostro problema) ma la sua natura; in secondo luogo perché questa è l’opinione di coloro contro i quali allora combattevo e lo facevo soprattutto per distinguere la natura incolpabile e inviolabile del Creatore dai difetti e dalle macchie della creatura, dato che i Manichei sostengono che la sostanza stessa di Dio buono è stata corrotta, violata e trascinata – nella parte in cui fu attaccata – a peccare necessariamente dall’essenza del male al quale attribuiscono un principio proprio e indipendente. Ecco insomma quel che desidero sapere: messo da parte l’errore di questa teoria eretica, quale delle quattro rimanenti teorie deve essere scelta? Qualunque sia quella da scegliere, non dovrà mai essere in opposizione con la dottrina della fede che noi crediamo con assoluta certezza, che cioè ogni anima, anche quella di un bambino in tenera età, ha bisogno d’essere sciolta dalle catene del peccato, il che non è dato se non per grazia di Gesù Cristo crocifisso.

594. (Ep. 164 7,20). Qualunque di tante ipotesi sull’anima sia quella vera, di cui non oso ancora sostenerne alcuna, ma solo ripudiare quella secondo la quale si pensa che le anime sono cacciate ciascuna in un corpo come in una prigione, a causa non so di quali atti commessi in una vita superiore,

595. (Ep. 140 3,7). Queste similitudini ci sono state offerte per farci capire, per quanto possiamo o, se non riusciamo ancora a capire, per farci credere senza alcun dubbio che l’anima razionale non è la sostanza di Dio, poiché questa è immutabile (l);

596. (Ep 190 4,14). D’altra parte anche quelli i quali sostengono che le anime derivano dall’unica creata da Dio per il primo uomo e perciò affermano che vengono trasmesse dai genitori, se seguono l’opinione di Tertulliano, ammettono certamente che esse non sono spiriti ma sostanze corporee, che si formano da principi corporei 28.

597. (De gen. ad litt. X 1,2). Dal momento perciò che la Scrittura non dice che l’anima della donna fu tratta da quella dell’uomo, è più plausibile pensare che in tal modo abbia voluto ammonirci di non immaginare a questo proposito nulla di diverso da quello che sapevamo dell’anima dell’uomo, che cioè alla donna fu data l’anima come fu data all’uomo. Tanto più che l’occasione più evidente d’indicare questa differenza era, se non quando la donna fu formata, almeno quando in seguito Adamo disse: Questa sì è ora osso delle mie ossa e carne della mia carne 1. Con quanta più tenerezza e amore Adamo avrebbe aggiunto: “e anima dell’anima mia!”. Con queste considerazioni non è tuttavia già risolta una questione così complessa sì da indurci a ritenere come evidente e sicura una delle due opinioni.

598. (De an. et eius orig. I 15,25). Perciò anch’io nei riguardi della mia anima dico: Non so come essa sia venuta nel mio corpo, perché non sono stato io a darmela: lo sa colui che me l’ha donata se l’ha tratta da mio padre o se l’ha creata nuova per me come per il primo uomo. Lo saprò anch’io, se il Signore me lo insegnerà, quando vorrà. Ma per ora lo ignoro e non ho vergogna, come l’ha costui, a confessare di non sapere quello che non so.

599. (Retr. I 1,3). Senza alcun dubbio dunque Dio stesso è una sorta di sede originaria della felicità dell’anima, quel Dio che non l’ha creata da se stesso, ma dal nulla, allo stesso modo in cui ha creato il corpo umano dalla terra. Per quanto infatti attiene al problema della sua origine e della sua presenza in un corpo, se cioè derivi da quell’unica anima che fu creata quando fu creato l’uomo come essere vivente·17 o se le anime siano create singolarmente una per ciascuno né lo sapevo allora né lo so adesso.

600. (De gen. ad litt. X 4,7). Non dev’essere neppure meno certo che l’anima non può essere se non una creatura di Dio. Per conseguenza, se Dio fece l’anima senza trarla né da un corpo né da un’anima irrazionale né da lui stesso, resta che la fece traendola o dal nulla o da qualche creatura spirituale, ma in ogni caso razionale. Voler dimostrare però che Dio fece dal nulla qualche essere dopo aver terminato tutte le opere con cui creò ogni cosa simultaneamente è una pretesa eccessiva e io non so se ciò può essere provato in base a testi evidenti… È quindi più sicuro, in argomenti di tal genere, non attenersi a congetture umane, ma esaminare a fondo i testi della sacra Scrittura.

601. (Ep. 190 5,16). Ora, chi mai può negare che Dio è creatore non già di una sola anima bensì di ciascun’anima, se non chi si pone in evidente contraddizione con le affermazioni della Sacra Scrittura? Dio stesso infatti per bocca del suo Profeta afferma senza ambiguità di sorta: Sono io il creatore d’ogni spirito 31, volendo farci capire con questo termine tutte le anime, come dimostrano le parole susseguenti. Iddio pertanto non è autore solo della prima anima infusa nel primo uomo plasmato con la terra, ma anche di tutte le altre ch’egli ha create e ancora continua a creare. Resta tuttavia sempre il problema se Dio crea le altre anime derivandole dall’unica prima anima come ogni corpo umano dall’unico primo corpo o se invece i nuovi corpi li crea bensì derivandoli da un solo corpo, ma le nuove anime le trae dal nulla. Chi infatti può creare, derivandole dagli stessi germi primordiali, le varie specie delle cose corrispondenti ai loro propri principi costitutivi se non Colui il quale creò gli stessi germi primordiali delle cose senza servirsi di altri germi? Orbene, quando una questione naturalmente oscura sorpassa la capacità della nostra intelligenza e non ci viene apertamente in aiuto la Sacra Scrittura, la congettura umana a torto s’immagina di dare una risposta precisa su di essa senza incorrere nella temerità.

602. (De an. et eius orig. I 14,17). Qui probabilmente costui dirà che la sua sentenza gode del patrocinio dell’autorità divina, perché è convinto di provare con testimonianze delle sante Scritture “che le anime non sono fatte da Dio attraverso la propaggine, ma sono ispirate nuove da Dio nelle singole persone “. Lo provi, se può, e sarò pronto a confessare d’aver imparato da lui quello che cercavo con tanta insistenza. Ma cerchi costui altre testimonianze, e chi sa che non le trovi, perché con queste testimonianze che ha già messe nel suo libro non l’ha provato.

603. (ib. I 15,24). Ma ancora una volta noi reclamiamo o cerchiamo testimonianze certe per stabilire che non venga per trasmissione, non quelle che ha portate costui e che non risolvono la questione posta da noi.

604. (Ep. 166 8,25-26). Stando così le cose, bisogna cercare ed esporre la causa per cui le anime che vengono create nuove per ognuno che nasce, incorrono nella dannazione qualora i bambini muoiano senza aver avuto il sacramento di Cristo. Che si dannino qualora abbandonino il corpo come abbiamo detto, ce lo assicura tanto la S. Scrittura quanto la santa Chiesa. Pertanto se la tesi, che sostiene la creazione d’anime nuove, non è in contrasto con questa credenza profondamente in noi radicata, sia pure anche la mia, ma se si trova in contrasto, non sia neppure la mia…Sì, è vero: nessuno riesce a far essere vera una cosa che non lo è solo col desiderarla, tuttavia sarei proprio contento, se fosse possibile, che questa tesi fosse vera, allo stesso modo che io desidero che, se è vera, sia tu a difenderla con argomenti della massima chiarezza e inoppugnabili.

605. (Ep. 166 9,27). Riguardo alla teoria che vuole derivare tutte le anime da una sola, non voglio neppure discuterla salvo che ciò sia necessario; voglia invece Dio che questa di cui trattiamo tu possa difenderla – qualora fosse vera – in modo che non si debba più parlare dell’altra.

606. (Ep. 190 4,15). Quando però si comincerà a considerare e discutere che cosa si afferma, non fa meraviglia che nessun intelletto umano comprenda in qual modo, come una lampada viene accesa con un’altra lampada e ne risulta una nuova fiamma senza diminuzione alcuna dell’altra, così dall’anima del padre si produca quella del figlio o passi dal padre nel figlio. Si può forse pensare che il germe incorporeo dell’anima attraverso vie segrete ed invisibili sue proprie trascorra in un baleno dal padre nella madre nel momento in cui la donna concepisce, oppure – cosa ancor più incredibile – è nascosto nel germe del corpo?

607. (Ep. 190 1,2). Prima d’esporre qualche idea alla tua Sincerità, desidero farti sapere che in nessuna delle mie numerose opere ho osato pronunciare mai un’opinione precisa e decisiva su tale problema

608. (Ep 190 4,13-14). E se tu troverai quanto ti ho esortato ad indagare e che io – lo confesso – non ho ancora scoperto, difendi e sostieni con tutte le forze che il fatto per cui le anime dei bambini sono create nuove è tale che esse non hanno origine per via di riproduzione, e con affetto fraterno ragguagliami sui risultati delle tue indagini…14. Potrebbe però darsi che tu credessi che le anime dei bambini non derivano per riproduzione da quella peccatrice di Adamo, ma che vengono create ognuna da Dio e imprigionate innocenti nella carne di peccato e non riuscissi a spiegarti per qual causa o in qual modo le anime dei bambini si macchiano del peccato anche senza avere in se stesse neppure un’ombra di malizia, dalla quale fossero costrette a contrarre da Adamo la colpa per cui sarebbero condannate; ebbene, neppure in questo caso dovresti cambiare subito temerariamente il tuo assenso e piegarlo a un’opinione diversa in modo da credere che le anime derivino per riproduzione dall’unica di Adamo, poiché potrebbe forse darsi che un altro trovasse la soluzione del problema che ora tu non riesci a trovare o la trovassi tu stesso un bel giorno.

609. (Ep. 190 6,23-24). Se dunque puoi sostenere che le anime hanno origine senza il tramite della riproduzione generativa in modo che si possa provare con argomenti giusti e non contrari alla fede cattolica che anche in tal modo le anime si macchiano del peccato originale, afferma pure la tua opinione come ti è possibile…24. Potrebbe però darsi il caso che ti fosse impossibile propugnare la tua tesi sull’origine delle anime senza affermare ch’esse non sono macchiate dal peccato originale o che, pur essendo assolutamente scevre di macchia alcuna di peccato, diventano peccatrici costrettevi da Dio o da una non so quale sostanza del male, non già in forza d’una riproduzione loro propria ma di quella generativa; in tal caso è preferibile ignorare l’origine dell’anima, purché tuttavia non mettiamo in dubbio che sia una creatura di Dio, anziché dire che Dio è autore del peccato o introdurre un’altra sostanza del male contraria a Dio o giudicare inutile il battesimo conferito ai bambini.

610. (Ep. 190 6,21). Sono dispostissimo a difendere quell’opinione se sarà capace di spiegarmi com’è possibile che le anime, sebbene non derivino da Adamo, incorrano tuttavia per causa di lui nella giusta sorte della condanna,

611. (De an. et eius orig. I 19,34). allora potranno difendere la loro sentenza non solo senza incontrare la mia opposizione, ma anche con la mia adesione e la mia gratitudine.

CAPITOLO VIII

L’anima è vicina alla sostanza di Dio

SOMMARIO. Professa che l’ anima è incorporea. L’ anima è spirituale, vicina alla sostanza di Dio. Niente di corporeo serve si domanda, quando Dio fece il soffio ossia l’ anima: 612-615. Respinge le argomentazioni di Vincenzo Vittore, che aveva scritto che l’ anima fosse corporea. E usa l’ argomento “ad hominem”: Se è incorporea con nessuna sostanza, allora Dio è nullità perché incorporeo. Nega di aver detto che l’ anima fosse una sostanza aerea, essendo corpo anch’ essa, e per legge fisica fosse un vuoto pieno d’ aria: 616-618. Poi usa un argomento “ad hominem” per respingere l’ argomentazione di Vincenzo da I Tess. 5,23. Se l’ anima è corpo come può farsi una immagine di Dio?: 619-620. L’ uomo principale opera di Dio, fatto a sua immagine, supera le bestie con l’ intelletto: 621-622. Sono molte le cose che non hanno corpo ma hanno forma e realtà. Cita Gal. 5,22-23. L’ anima è spirituale perché apprende le idee. Ipoteticamente discute di una materia spirituale dalla quale potrebbe essere fatta l’ anima: 623-626.

612. (Ep. 166 2,4). Che l’anima sia anche incorporea confesso d’esserne convinto…L’anima infatti si estende per tutto il corpo ch’essa rende animato non mediante una diffusione nello spazio ma proprio mediante la sua tensione vitale. Poiché essa è presente tutta intera simultaneamente in ogni parte del corpo non già minore nelle parti meno estese e maggiore in quelle più estese, ma con una tensione maggiore in alcune e minore in qualche altra ed è tutta in tutte le parti e tutta nelle singole parti del corpo.

613. (De gen. ad litt. VII 28,43). Riguardo tuttavia all’anima che Dio infuse all’uomo soffiando col suo alito sul volto di lui, non affermo per ora nulla di definitivo, tranne quanto segue: essa proviene da Dio ma senza essere la sostanza di lui; è incorporea, non è – in altre parole – un corpo ma uno spirito;

614. (En in Ps. 145, 4). Ora, la natura dell’anima è molto superiore alla natura del corpo, è di una dignità molto più elevata: è una realtà spirituale, incorporea, vicina alla natura stessa di Dio.

615. (De gen ad litt. VII 19,25). Quando si cerca quale sia l’origine dell’anima, ossia il materiale – per così dire – con il quale Dio formò il soffio chiamato anima, non deve venirci in mente nulla di materiale. Poiché allo stesso modo che Dio trascende ogni creatura, così l’anima per l’eccellenza della sua natura, è superiore a ogni specie di creatura corporea.

616. (De ani. et eius orig. IV 12,17). Ora è venuto già il momento di dover rispondere, per quanto il Signore si degni concedermelo, anche a quel punto dove, parlando dell’anima, hai fatto il mio nome per la seconda volta e hai detto: ” Noi non consentiamo, come invece sostiene il peritissimo vescovo Agostino, che l’anima si dica incorporea e insieme spirituale “. Discutiamo pertanto se l’anima sia da ritenersi incorporea, come ho detto io, o corporea, come hai detto tu. Dopo discuteremo se anch’essa si chiami spirito secondo le nostre Scritture, sebbene si dica spirito, in senso proprio, non tutta l’anima ma anche una sua qualche parte. E prima di tutto vorrei sapere come tu definisca un corpo. Se infatti non è corpo se non quanto risulta di membra carnali, non sarà corpo nemmeno la terra, nemmeno il cielo, nemmeno una pietra, né l’acqua, né le stelle, né alcuna di simili realtà. Se corpo è invece quanto risulta di parti che più grandi e più piccole occupano spazi più grandi e più piccoli, sono corpi anche coteste realtà che ho ricordate: corpo è l’aria, corpo è questa luce visibile, corpi sono tutti i corpi celesti e i corpi terrestri, come si esprime l’Apostolo 22.

617. (ib. IV 12,18). Ma tu comunque, e te ne faccio i più grandi complimenti, confermi che Dio non è corpo. D’altra parte però torni di nuovo a preoccuparmi dove dici: ” Se l’anima non ha corpo, potrebbe essere, come piace ad alcuni, una sostanza aerea e inconsistente di una vanità assoluta”. Da queste tue parole sembra infatti che tu creda essere sostanza vana tutto ciò che è privo di corpo. Se è così, come osi dire che Dio non ha corpo e non temi conseguentemente che Dio sia una sostanza vana? Ma se per un verso è vero che Dio non ha corpo, come hai già confessato, e se per l’altro verso sia lungi da te dire che Dio è una sostanza vana, allora non è vero che sia una sostanza vana tutto ciò che non ha corpo.

618. (ib. IV 12,18) Nota però quanto ci corra tra quello che dico io e quello che tu mi fai dire. Io infatti non dico nemmeno che l’anima è di una sostanza aerea: altrimenti confesserei che è un corpo. L’aria è appunto un corpo, secondo tutti coloro che parlando dei corpi sanno quello che dicono. Tu viceversa, perché io ho detto incorporea l’anima, hai creduto che l’abbia detta non solo d’una vanità assoluta, ma per questo una sostanza aerea, mentre e io non ho detto che l’anima è corpo come l’aria, e non può essere vano ciò che si riempie d’aria. E non te l’hanno potuto far capire nemmeno i tuoi otri. Quando infatti si gonfiano, che cos’altro si comprime dentro di essi se non dell’aria? Tanto poco sono vani che per la loro medesima pienezza sopportano anche dei pesi. Che se eventualmente ti sembra una cosa l’alito e un’altra cosa l’aria, mentre lo stesso alito è aria in movimento, come si può dimostrare anche con un ventaglio agitato, perché tu conosca con certezza che i vasi concavi di qualsiasi genere da te creduti vuoti sono pieni, immergili nell’acqua dalla parte dalla quale si riempiono e renditi conto con i tuoi occhi come non vi possa entrare una sola goccia d’acqua, perché la respinge l’aria di cui sono pieni…Ciò si potrebbe dimostrare più facilmente alla presenza d’un fatto che per mezzo d’uno scritto. Ma non è il caso di fermarsi qui più a lungo, perché, sia che tu capisca che la natura dell’aria è corporea, sia che tu non lo capisca, tu non devi tuttavia credere che io abbia detto che l’anima è per lo meno aerea, ma ho detto che è assolutamente incorporea:

619. (Ib. IV 13,19). Non vedo poi la ragione per la quale tu non vuoi che l’anima sia spirito, ma corpo. Se infatti non è spirito perché l’Apostolo ha nominato lo spirito distintamente dall’anima, scrivendo: Tutto quello che è vostro: spirito, anima e corpo 23, per il medesimo motivo l’anima non è nemmeno corpo, perché anche il corpo l’ha nominato distintamente dall’anima. Se viceversa affermi che anche l’anima è corpo, sebbene il corpo sia stato nominato distintamente da essa, permetti che l’anima sia anche spirito, benché lo spirito sia stato nominato distintamente da essa. Molto più infatti ti deve sembrare che l’anima sia spirito invece che corpo, perché riconosci che lo spirito e l’anima sono d’una sola sostanza, mentre non dici che siano d’una medesima sostanza l’anima e il corpo. Per quale ragione dunque l’anima è corpo, pur essendo la natura dell’anima diversa da quella del corpo, e per quale ragione non è spirito l’anima, pur essendo una sola e medesima la natura dell’anima e la natura dello spirito?

620. (ib. IV 14,20). Ma Dio, come anche tu riconosci rettissimamente, non è corpo: in che modo dunque un corpo potrà ricevere l’immagine di Dio?

621. (In Jo. ev. tr. 3,4). Non per altro ti distingui dagli animali, se non per l’intelletto: non cercare altrove il tuo vanto. Sei fiero della tua forza? Le belve sono più forti di te. Sei fiero della tua velocità? La mosca ti vince. Ti vanti della tua bellezza? Quanta bellezza nelle penne del pavone! Da dove viene dunque la tua superiorità? Dall’essere tu immagine di Dio. E dove è questa immagine di Dio? Nella tua mente, nell’intelletto.

622. (De gen. ad litt.. VI 12,21). Non dobbiamo neppure ascoltare l’opinione di certuni secondo i quali l’uomo è l’opera principale di Dio perché [quando creò] le altre opere Dio disse ed esse furono fatte, mentre l’uomo lo fece egli stesso in persona….La superiorità dell’uomo sta, al contrario, nel fatto che Dio creò l’uomo a propria immagine, poiché gli diede un’anima spirituale e un’intelligenza, per cui è superiore agli animali bruti,

623. (De an. et eius orig. IV 15,22). Tu dici pure: ” Crollano i nomi dove non si distingue la forma, e i nomi non hanno più nulla da fare dove non si designano le persone “. Il tuo intento è qui di provare che l’anima d’Abramo era corporea per il fatto che si è potuto dire: Padre Abramo. Abbiamo già detto che la forma c’è anche dove non c’è nessun corpo. Se poi credi che non serva a nulla l’uso dei nomi dove non ci sono corpi, conta, ti prego, i nomi in questo passo: Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé 31, e dimmi se non riconosci le virtù stesse alle quali si riferiscono cotesti nomi, o se riconosci tali virtù così da vederle tratteggiate dentro lineamenti corporali. Ecco per tacere delle altre virtù, dimmi quale figura, quali membra, quale colorito abbia la carità, la quale senza dubbio, se non sei vano tu stesso, non ti può sembrare qualcosa di vano.

624. (ib. IV 17,25). Di tal genere sono pure le visioni prodotte per intervento divino con lo scopo di significare qualcosa, sia nei sogni, sia nell’estasi: da che cosa si formino, cioè quale sia, per così dire, la loro materia di partenza, chi lo potrebbe indagare o dichiarare? Senza dubbio tuttavia si tratta di fenomeni spirituali e non di fenomeni corporali. Queste che sono come immagini di corpi e che tuttavia non sono corpi si formano dall’immaginazione di coloro che sono in stato di veglia, e si raccolgono nel fondo della memoria, e dalle sue occultissime segrete, non so in qual modo mirabile e ineffabile, escono quando le ricordiamo, e si presentano a noi quasi fossero state portate davanti ai nostri occhi. Tanto numerose e tanto voluminose immagini di corpi, se l’anima fosse un corpo, non potrebbe accoglierle nel pensiero o contenerle nella memoria.

625. (ib. IV 20,31). Dunque altro è nell’anima il potere di sentire i corpi veri, e li sentiamo con i cinque sensi del corpo; altro è il potere di vedere al di fuori della portata dei sensi le similitudini dei corpi che non sono corpi, e qui ci vediamo anche noi stessi, non altrimenti che come similitudini corporali; altro è il potere di percepire in modo sicuramente ancora più certo e più fermo le entità che non sono né corpi, né similitudini di corpi, per esempio la fede, la speranza, la carità, senza colori, senza volumi, senza similitudini di esse. Domando allora: dov’è che dobbiamo stare di preferenza e in certo qual modo abitare in modo più familiare, dov’è che dobbiamo rinnovarci nella conoscenza di Dio secondo l’immagine di colui che ci ha creati 44 Non è forse nella facoltà che ho ricordata al terzo posto?

626. (De gen. ad litt. VII 27,39). È dunque inutile chiedersi con quale – diciamo così – quasi-materia è stata fatta l’anima, se possiamo supporre con ragione ch’essa fu creata tra le opere primordiali di Dio, quando fu creato il “giorno” poiché, allo stesso modo che furono creati gli esseri che non esistevano, così fu creata anche l’anima insieme con quelli. Ma se c’era anche una materia formabile, non solo corporale ma altresì spirituale che, rispetto alla sua formazione, avesse una priorità non di tempo ma di origine, come la voce ha priorità rispetto al canto – anch’essa, tuttavia, creata solo da Dio, dal quale ha l’essere ogni cosa – che cosa è più logico supporre se non che l’anima è stata creata mediante una materia spirituale?

CAPITOLO IX

Dio volle creare tutti da uno solo.

SOMMARIO. Primo uomo Adamo. Con le quattro lettere di A-D-A-M-O indica le quattro parti del mondo secondo la lingua greca. Adamo che significa uomo, vale per i due sessi.: 627-629. Tutti i morti in Adamo sono vivificati in Cristo: 630. Il racconto della formazione di Eva dal fianco di Adamo è da accettare alla lettera. E’ così perché esprime un significato. Eva, dal fianco di Adamo che dorme; la Chiesa dal fianco di Cristo che dorme in croce: 631-633. Adamo e Eva genitori sia dei Giudei, sia delle Genti. Tutti quelli che sono uomini, da Adamo sono nati: 634-636. Da uno solo Dio ha voluto chiamare tutti, perché gli uomini fossero uniti anche da un vincolo di parentela: 637.

627. (C. Faust. Man II 4). Il primo uomo terrestre derivante dalla terra fu Adamo, formato col fango; il secondo uomo, celeste perché derivato dal cielo, è il Signore Gesù Cristo

628. (En in Ps. 95,15). Tanto è vero che lo stesso nome Adamo – ve l’ho già detto un’altra volta 31scritto in greco, raffigura l’universo. Esso infatti consta di quattro lettere ADAM, e queste quattro lettere, in greco, sono le iniziali delle quattro parti del mondo: ” anatolen ” (che vuol dire Oriente), ” dysin ” (Occidente), ” arcton ” (Settentrione), ” mesembrian ” (Mezzogiorno). Ecco ADAM: quell’Adamo che si sparse in tutto il mondo. Visse, è vero, in un sol luogo; ma cadde e quasi ridotto in frantumi riempì tutto il mondo.

629. (De civ. Dei XV 17). Quindi non c’è dubbio che la donna con un proprio nome fu chiamata Eva in modo che Adamo, che significa uomo, fosse il nome di tutti e due.

630 (C. Jul. o. i. VI 31). Infatti anche l’Apostolo ha tolto di mezzo questa questione dicendo apertissimamente: A causa di un uomo la morte. E chi è costui se non il primo Adamo? Proprio lui è appunto quegli di cui fu detto: A causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte. Al quale uomo è opposto in senso contrario il secondo Adamo, che è figura del futuro 202….Un uomo quindi in un caso e un uomo nell’altro caso: come uno solo questo, così uno solo quello; e quindi poiché questo è il secondo uomo, quello è il primo uomo. Noi sappiamo, come ricordi tu, che nella lingua ebraica Adamo significa uomo;

631. (De gen. ad litt. IX 13,23). Che vuol dire dunque anche l’affermazione che la donna fu creata col venir formata con la costola dell’uomo? Ma pur ammesso che la donna dovesse essere formata così per mettere in risalto il significato dell’unione tra l’uomo e la donna, forse che la medesima ragione o necessità esigeva anche che l’azione creatrice di Dio avvenisse mentre Adamo dormiva? Esigeva per conseguenza che gli fosse tolta una costola e al posto di essa fosse sostituita della carne? Non poteva forse Dio togliere proprio la carne per formare con essa la donna, traendola cioè dall’elemento più corrispondente alla debolezza del suo sesso? O si dovrà forse dire che, con tutti gli organi che vi aggiunse, Dio poté creare la donna traendola da una costola e non poté farlo con una carne tenera e molle come polpa, mentre formò l’uomo con la polvere? Oppure, nel caso che fosse stato necessario togliere proprio una costola, come mai non fu sostituita con un’altra costola? Inoltre per qual motivo la Scrittura non dice: “Dio formò”, oppure “Dio fece”, come si esprime per tutte le opere precedenti, ma dice: Il Signore edificò la costola 27, come se si trattasse non del corpo umano ma di una casa. Non può dunque esserci dubbio – dato che questi sono fatti realmente accaduti e non possono essere privi di senso – che essi sono stati compiuti per prefigurare qualcosa, che cioè proprio dalla prima origine del genere umano, Dio nella sua prescienza predisse nelle sue opere l’utilità che ne sarebbe venuta per i secoli futuri. Egli ha voluto che questi fatti fossero posti per iscritto e rivelati a tempo debito sia attraverso la successione delle generazioni umane, sia mediante il suo Spirito o il ministero degli angeli perché offrissero ai suoi servi una testimonianza delle promesse da compiersi nel futuro e la costatazione del loro compimento.

 

632. (De gen. c. Man. II 12,17). Perciò, sebbene la donna visibile fosse stata fatta dapprima dal Signore Iddio traendola, secondo il senso letterario-storico, dal corpo dell’uomo, certamente fu fatta in questo modo non senza un motivo, ma per farci intendere un qualche significato mistico. Mancava forse del fango con cui potesse esser formata la donna? Oppure, se Dio avesse voluto, non avrebbe potuto togliere all’uomo la costola mentre dormiva, senza produrgli dolore? Sia dunque che queste parole siano dette in senso allegorico, o che siano state fatte con un senso allegorico, non senza motivo sono state dette o fatte in questo senso; esse dunque sono certamente allegorie e azioni simboliche da interpretare e intendere

633. (In Jo ev. tr. 120,2). L’evangelista ha usato un verbo significativo. Non ha detto: colpì, ferì il suo costato, o qualcosa di simile. Ha detto: aprì, per indicare che nel costato di Cristo fu come aperta la porta della vita, donde fluirono i sacramenti della Chiesa, senza dei quali non si entra a quella vita che è la vera vita….la prima donna fu formata dal fianco dell’uomo che dormiva (cf. Gn 2, 22), e fu chiamata vita e madre dei viventi (cf. Gn 3, 20)…. Indubbiamente era l’annuncio di un grande bene, prima del grande male della prevaricazione. Qui il secondo Adamo, chinato il capo, si addormentò sulla croce, perché così, con il sangue e l’acqua che sgorgarono dal suo fianco, fosse formata la sua sposa.

634. (ib. tr. 9,10). Rifacendoci alle origini dell’umanità, troviamo Adamo ed Eva progenitori, non solo dei Giudei, ma di tutte le genti. E tutto ciò che in Adamo era figura di Cristo, aveva altresì riferimento a tutte le genti, che in Cristo soltanto ottengono la salvezza.

635. (De gen. ad litt. VIII 1,4). Oppure, se anche l’uomo si deve intendere in senso figurato, chi mai generò Caino, Abele e Set? Esistettero forse anch’essi solo in senso figurato e non erano uomini nati da uomini?

636. (De civ. Dei XVI 8, 1-2). Anche nell’ipotesi che in un luogo qualunque nasca un uomo, cioè un animale ragionevole mortale, quantunque presenti ai nostri sensi una insolita tipologia somatica di forma, di colore, di movimento, di voce o di caratteristiche in termini di forza, organi e proprietà, il credente non deve dubitare che egli proviene dal primo uomo…Quindi per risolvere il problema gradualmente e con cautela: o le cose che sono state scritte di alcuni popoli non sono vere o, se lo sono, quelli non sono uomini o, se sono uomini, provengono da Adamo.

637. (De bono coniug. 1,1). Ciascun uomo è parte del genere umano;… Per questa ragione Dio volle dare origine a tutti gli uomini da un unico individuo, in modo che nella loro società fossero stretti non solo dall’appartenenza al medesimo genere, ma anche dal vincolo della parentela.