DIO CREATORE – PARTE II

4Gli Angeli

CAPITOLO X

Gli Angeli furono creati da Dio: sembra più credibile che essi siano stati creati insieme al mondo visibile.

SOMMARIO. Da dove viene il nome degli Angeli:638-639. Gli Angeli sono opera di Dio, la S. Scrittura lo attesta. Non sono stati dimenticati nel racconto di Mosè. Non sembrando che Dio abbia fatto qualcosa prima della creazione del cielo e della terra, e il settimo giorno si riposò dal creare, alcune cose sono state incluse qua e là nel Genesi. Dimostra con la Scrittura che gli Angeli furono creati già nel quarto giorno; e non furono creati nel terzo e nemmeno nel secondo giorno, poiché ciò che Dio fece in quei due giorni è descritto nella Genesi. Rimane che siano stati creati il primo giorno. Ma non gli consta se con le parole “coelum et terram”  nel versetto 1 o con la parola “luce” nel versetto 3. Ritiene più credibile che con le parole “coelum et terram” si indichi “ la creatura spirituale e corporale, e con la parola “in principio” significhi “nel Verbo”: 640-643. Di certo consta che gli Angeli non sono coeterni a Dio e che sono creati, perché anche se qualcuno dica che gli angeli sono sempre esistiti, ciò significa una sola cosa, cioè che non esisteva il tempo prima che fossero creati, da cui segue che il tempo non esisteva mancando cose mutabili, perché il tempo so misura con il movimento delle cose: 646.

638. (En. In Ps. 103 15). Egli fa i suoi spiriti angeli, e fuoco ardente i suoi ministri. In merito a questo, benché noi non vediamo la presenza degli angeli, trattandosi di cosa che sfugge ai nostri occhi ed esiste nel gran regno di Dio imperatore, tuttavia sappiamo per fede che gli angeli esistono, troviamo scritto che sono apparsi a molti e lo crediamo al di fuori di qualsiasi legittimo dubbio. Ora gli angeli sono spiriti, ma in quanto spiriti non sono angeli: è quando sono inviati che diventano angeli. La parola angelo infatti designa l’ufficio, non la loro natura. Se si chiede il nome di questa natura, si risponde che è spirito; se si chiede l’ufficio, si risponde che è angelo: per quello che è, è spirito, mentre per quello che compie è angelo.

639. (De civ. Dei XV 23,1). Si ha nella Scrittura: Egli rende suoi angeli gli esseri spirituali, cioè rende suoi angeli esseri che per natura sono spiriti affidando loro l’incarico di messaggeri. La parola greca, “aggelos”, che nella forma latina si rende con la parola “angelo”, nella nostra lingua si traduce “messaggero”.

640. (ib. XI 9). Quando la sacra Scrittura parla della creazione del mondo, non dice apertamente se e in quale momento sono stati creati gli angeli. Però se non sono stati passati sotto silenzio, sono stati designati o nel concetto di cielo con la frase: In principio Dio ha fatto il cielo e la terra 19, o piuttosto col concetto della luce, di cui ho parlato. Desumo che non siano stati passati sotto silenzio dalla frase che Dio si è riposato al settimo giorno di tutte le opere che aveva fatto 20. Lo conferma il libro stesso che comincia: In principio Dio ha creato il cielo e la terra, perché sia evidente che prima del cielo e della terra non ha creato nulla…La terra poi, quale l’ha creata all’inizio, come in seguito spiega la Scrittura, era invisibile e informe e, non essendo stata creata la luce, v’erano tenebre sull’abisso 21, cioè su una indistinta commischianza della terra e dell’acqua, giacché dove non c’è luce, necessariamente ci sono le tenebre. In seguito mediante l’atto creativo sono state ordinate tutte le cose, di cui si narra che sono state condotte a perfezione in sei giorni…La verità che gli angeli sono creature di Dio, anche se in questo testo non passata sotto silenzio e tuttavia non enunciata con evidenza, in altri passi della Scrittura è espressa con molta chiarezza. Nel canto dei tre giovani nella fornace,… si canta: Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nell’alto; lodatelo, voi tutti suoi angeli;… Anche in questo passo con molta chiarezza è stato detto per ispirazione divina che gli angeli sono stati creati da Dio, giacché dopo averli citati fra gli altri esseri del cielo, si riferisce a tutti con le parole: Egli ha detto e sono stati fatti.

641. (ib. XI 9). Non si deve ritenere che gli angeli sono stati creati dopo tutti gli altri esseri enumerati nei sei giorni. Ma se qualcuno sragiona così, la sua insensatezza è redarguita da quel passo della Scrittura di pari autorevolezza in cui Dio dice: Quando furono fatte le stelle, mi lodarono a gran voce tutti i miei angeli 24. Dunque esistevano già gli angeli quando furono fatte le stelle. Erano state fatte al quarto giorno. Si dovrà dunque dire che furono creati al terzo giorno? No. Si sa che cosa è stato fatto in quel giorno….Furono separate terra e acque e questi due elementi ricevettero le forme relative e la terra produsse i viventi che sono fissati in lei con le radici. Forse nel secondo? No, neanche in questo. In esso fu fatto il firmamento fra le acque superiori e inferiori e fu chiamato cielo e nel firmamento,… Dunque: Dio ha detto: sia fatta la luce e la luce fu fatta 25. Se è giustificato intendere in questa luce la creazione degli angeli, essi certamente sono stati resi partecipi della luce eterna che è la stessa non diveniente sapienza di Dio,

642. (ib. XI 32). Qualcuno può ribattere e dire che non sono indicati gli angeli fedeli nell’espressione: Sia fatta la luce e la luce fu fatta 65;… Gli angeli sarebbero stati creati anteriormente, non solo prima del firmamento che, posto fra le acque di sopra e di sotto, fu chiamato cielo, ma anche prima di quel cielo di cui è stato detto: Nel principio Dio creò il cielo e la terra 66….Dunque ciascuno interpreti come vorrà un passo così profondo che ad esercizio di chi legge può dar luogo a molteplici opinioni, purché non deroghino dalla regola della fede. Non si metta in dubbio tuttavia che gli angeli santi, anche se nel grado più alto dell’essere, non sono coeterni a Dio, ma sono sicuri e certi della propria eterna vera felicità.

643. (ib. XI 33). Perciò, anche se si deve intendere un’altra luce nell’espressione di questo libro: Disse Dio: sia fatta la luce e la luce fu fatta, ed altre tenebre sono state indicate nell’altra frase: Dio fece divisione fra la luce e le tenebre 74, io interpreto, che si tratta dei due gruppi angelici. Uno gode Dio, l’altro si gonfia di superbia; ad uno è detto: Adoratelo voi tutti angeli del Signore 75, il capo dell’altra dice invece: Ti darò tutte queste cose se mi adorerai in ginocchio 76; l’uno ha il fuoco del santo amore di Dio, l’altro il fumo dell’immondo amore della propria grandezza….Se invece ha inteso in questo senso anche l’agiografo, il mio impegno ha conseguito il termine più ambito della discussione, cioè il non dover credere che un uomo di Dio, dotato di sapienza altamente divina, o meglio per suo mezzo lo Spirito di Dio, nell’elencare le opere di Dio che dice compiute al sesto giorno, si sia dimenticato degli angeli. Difatti sia che: Nel principio s’intenda all’inizio o che più convenientemente: Nel principio s’intenda che ha creato nel Verbo Unigenito, nell’espressione: Nel principio Dio ha creato il cielo e la terra 80, mediante i due termini di cielo e di terra è stata indicata ogni creatura, sia spirituale che materiale. Ed è l’interpretazione più attendibile.

644. (ib. XII 15,2). Si afferma dunque che il tempo ha avuto inizio, sebbene si ammetta che sempre c’è stato perché in ogni tempo il tempo c’è stato. Non ne consegue che se gli angeli sono sempre esistiti, non siano stati creati. Si afferma che sono sempre esistiti appunto perché sono esistiti in ogni tempo e sono esistiti in ogni tempo appunto perché senza di essi era assolutamente impossibile che si avesse il tempo. Infatti se non esiste una creatura, dal cui divenire nel movimento si svolga il tempo, non è possibile in senso assoluto che si abbia il tempo. E per questo anche se sono sempre esistiti, sono stati creati ma non ne consegue che se sono sempre esistiti siano coeterni al Creatore. Egli infatti è sempre esistito per non diveniente eternità; essi invece sono stati creati ma dire che sono sempre esistiti significa che sono esistiti in ogni tempo, dato che era assolutamente impossibile che senza di essi si avesse il tempo. Il tempo invece, dato che trascorre col divenire, non può essere coeterno all’eternità che non diviene. Pertanto anche se l’immortalità degli angeli non trascorre nel tempo e non è passata, come se non si avesse più, e non è futura, come se ancora non si avesse, tuttavia i loro movimenti, con cui si svolge il tempo, passano dal futuro al passato. Quindi è impossibile che siano coeterni al Creatore, perché non è concepibile che nel suo muoversi ci sia stata qualche cosa che non c’è più o ci sarà qualche cosa che ancora non c’è.

CAPITOLO XI

La natura e gli ordini angelici.

SOMMARIO: In alcuni passaggi sembra che Agostino attribuisca agli Angeli una specie di corpo: 645-647. In altri scritti appare in dubbio circa la perfetta spiritualità degli Angeli: 648-649. Crede fermamente ai vari ordini di Angeli, ma non sa come esprimere la natura dei diversi ordini: 650-651.

645. (En. In Ps. 85,17). Ha certamente ancora vita il nostro corpo; e tuttavia, paragonato a quel corpo che sarà uguale al corpo degli angeli, il nostro corpo umano lo si può dire morto, anche se ha ancora l’anima.

646. (De gen. ad litt. XII 35,68). Quando perciò l’anima, fatta uguale agli angeli riprenderà questo corpo non più quale corpo naturale ma, a causa della futura trasformazione, divenuto corpo spirituale, raggiungerà la perfezione della sua natura, obbediente e dirigente, vivificata e vivificante con una facilità tanto ineffabile che tornerà a sua gloria il corpo che le era di peso.

647. (ib. III 10,14-15). Per questo motivo, anche se i demoni sono esseri viventi dell’aria, poiché sono dotati di corpi di natura aerea, e perciò non finiscono nella dissoluzione causata dalla morte per il fatto che prevale in essi un elemento più adatto ad essere attivo che ad essere passivo, superiore agli altri due elementi, cioè all’acqua e alla terra, ma inferiore all’altro ch’è il fuoco sidereo – infatti due elementi, cioè l’acqua e la terra, sono classificati tra quelli soggetti a essere passivi; gli altri due invece, e cioè l’aria e il fuoco, hanno la proprietà d’essere attivi -; se dunque essi sono di natura aerea, questo carattere distintivo non è affatto in contraddizione con la nostra Scrittura, la quale c’insegna che i volatili sono stati prodotti a partire non dall’aria ma dall’acqua….Se gli angeli ribelli prima della loro ribellione avevano un corpo celeste, non c’è nemmeno da stupire che esso per castigo si sia mutato in un corpo aereo in modo da poter provare qualche tormento da parte del fuoco,

648. (De civ. Dei XV 23,1). Si ha nella Scrittura: Egli rende suoi angeli gli esseri spirituali, cioè rende suoi angeli esseri che per natura sono spiriti affidando loro l’incarico di messaggeri. La parola greca, “aggelos”, che nella forma latina si rende con la parola “angelo”, nella nostra lingua si traduce “messaggero”. Ma è dubbio se subito dopo ha inteso il loro corpo con le parole: Rende le vampe del fuoco suoi servitori 117, ovvero che i suoi servitori devono ardere di carità come di un fuoco spirituale…Non oso dedurne che alcuni spiriti, presa forma corporea nell’aria, giacché questo elemento è percepito sensibilmente col tatto anche agitando un ventaglio, possono essere soggetti a questa sensualità sicché si uniscono alle donne come è loro possibile.

649. (ib. XXI 10,1). Se poi qualcuno sostiene che i demoni non hanno corpo, sull’argomento non c’è da affannarsi in un’affaticata indagine né scontrarsi in una sdegnosa polemica. Piuttosto dobbiamo ammettere che anche gli esseri spirituali, privi di corpo, in maniera reale, sebbene sorprendente, possono essere tormentati con la punizione del fuoco sensibile perché, se l’essere spirituale degli uomini, pure esso certamente incorporeo, ha potuto nel tempo essere unito alle parti di un corpo, potrà anche fuori del tempo essere avvinto indissolubilmente nei rapporti del proprio corpo.

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650. (Ad Oros. c. prisc. et org. 11,14). Certamente l’Apostolo dice: Sia i Troni, sia le dominazioni, sia i Principati, sia le Potestà 40. E io credo fermissimamente che nelle gerarchie celesti esistano i troni, le dominazioni, i principati, le potestà e ritengo con fede incrollabile che sono in qualche modo differenti tra loro. Però, siccome tu mi consideri un gran dottore, io, per ridimensionarmi, ti dirò che non so cosa siano né in che cosa si differenzino tra loro.

651. (Enchir. 58). E come si differenziano quei quattro titoli, con i quali l’Apostolo sembra aver abbracciato tutta quanta la società celeste, quando ha detto: E Troni, e Dominazioni, e Principati, e Potestà 139? Rispondano a queste domande quanti vi riescono, purché siano in grado di provare le loro affermazioni: quanto a me, confesso la mia ignoranza.

CAPITOLO XII

Dio che ha creato la natura degli Angeli ha donato loro anche la grazia santificante. Molti di loro hanno deviato dalla luce della verità. Tutti gli Angeli hanno ricevuto anche l’ “adiutorium sine quo”.

SOMMARIO. Gli Angeli sono stati creati buoni , cioè con l’ amore di Dio, e ricevettero la grazia. Non poterono dare a se stessi tale volontà buona, ma la ricevettero da Dio, causa efficiente: 652-653. Il diavolo e gli Angeli ribelli si separarono dalla luce della verità di propria volontà. Gli Angeli fedeli invece, per lo stesso libero arbitrio rimasero nella verità. Gli Angeli ribelli si allontanarono da Dio sommo bene per superbia, e si sono ripiegati in se stessi , bene inferiore. Non per invidia, ma per superbia sono caduti. L’ invidia infatti non precede ma segue la superbia: 654-659. Gli Angeli ribelli non ebbero prescienza nel loro caso, e immediatamente all’ inizio decaddero dalla loro condizione: 660. I figli di Dio di Gen. 6,1-4 non furono Angeli; gli Angeli fedeli non commisero alcun peccato di fornicazione; Agostino non osa asserire se in realtà i demoni “ elemento aerio corporati” commisero tale peccato. Peccare poterono poiché sono stati fatti dal nulla: 661-666. Gli Angeli avevano la grazia con la quale potevano, se avessero voluto, perseverare nella giustizia loro donata: 664-666.

652. (De civ. Dei XII 9,2). In relazione all’argomento se gli angeli buoni causarono essi stessi in sé la volontà buona, si deve esaminare anche questo problema: se la causarono con una qualche volontà o senza alcuna. Se senza alcuna, neanche la causarono. Se con una qualche volontà, si chiede se buona o cattiva. Se cattiva, come poté una cattiva volontà essere principio efficiente di una volontà buona? Se buona, dunque già l’avevano. E l’aveva potuta causare soltanto colui che li ha creati dotati di volontà buona, cioè con l’amore ordinato con cui unirsi a lui, producendo a un tempo il loro essere e donando la grazia. Perciò si deve credere che gli angeli santi mai sono stati senza la volontà buona che è amore di Dio. Gli altri creati buoni divennero cattivi con la loro individuale volontà cattiva, non creata da un essere buono, ma nell’atto che venne meno volontariamente al bene, perché causa del male non è il bene ma il venir meno al bene. Essi o ebbero una minore elargizione della grazia di amore divino a differenza di quelli che in essa si mantennero; oppure se entrambi furono creati ugualmente buoni, mentre i ribelli peccavano con la volontà cattiva, i fedeli più largamente favoriti giunsero alla pienezza della felicità, divenendo assolutamente certi di non venir meno ad essa… Si deve dunque ammettere col dovuto ringraziamento al Creatore che non appartiene soltanto agli uomini in grazia ma si può dire anche degli angeli santi che l’amore di Dio è stato versato in essi per mezzo dello Spirito Santo che è stato loro dato 10.

653. (ib. XII 9,1). Ora non esiste una causa efficiente naturale, o, se si può dire, essenziale della volontà cattiva. Da lei infatti ha origine il male degli spiriti posti nel divenire, perché da questo male viene diminuito e deformato il bene dell’essere. Soltanto la defezione, con cui si abbandona Dio, produce la volontà cattiva ed anche la causa di tale defezione è una defezione. Se si dice quindi che neanche della volontà buona esiste una causa efficiente, si eviti di credere che la volontà buona degli angeli buoni non è stata creata, ma che è coeterna a Dio. Se essi sono stati creati, non si può affermare che la loro volontà non è stata creata. Dunque, dato che è stata creata, è stata creata assieme a loro ovvero essi esistettero prima senza di lei? Se è stata creata assieme ad essi, fu creata indubbiamente da colui che ha creato anche loro. E nell’atto stesso che furono creati si unirono a colui dal quale sono stati creati con l’amore col quale erano stati creati. In questo appunto gli angeli buoni si distinsero dal gruppo degli altri perché si mantennero nella medesima buona volontà, mentre i ribelli derogando da essa degenerarono mediante la volontà cattiva nell’atto stesso che vennero meno alla volontà buona.

654. (De gen. ad litt. XI 23,30). Se dunque si ammette che il diavolo non è mai restato nella verità 39, che non condusse mai una vita felice con gli angeli [santi], che cadde fin dal primo istante della propria creazione, ciò non deve intendersi nel senso che si possa pensare che egli non diventò perverso a causa della propria volontà ma che fosse creato malvagio da Dio che è buono. Nel caso contrario non si potrebbe dire che cadde fin dalla sua origine; egli infatti non poteva “cadere” se fosse stato creato cattivo; egli invece si allontanò dalla luce della verità subito dopo essere stato creato, poiché era gonfio di superbia e corrotto, avendo provato compiacimento del proprio potere.

655. (De corr. Et gr. 11,32). Dunque Dio aveva dato all’uomo la volontà buona, perché in essa certo lo aveva creato Colui che lo aveva creato retto; gli aveva dato un aiuto senza il quale non avrebbe potuto permanere in questa virtù se lo avesse voluto, ma volerlo o no lo lasciò al suo libero arbitrio. Dunque se lo avesse voluto avrebbe potuto permanervi, perché non gli mancava l’aiuto per mezzo del quale poteva e senza il quale non poteva mantenere con perseveranza il bene che voleva. Ma poiché non volle permanere, certo la colpa è della stessa persona alla quale sarebbe appartenuto il merito se avesse voluto permanere. L’esempio è quello degli angeli santi: mentre gli altri attraverso il libero arbitrio cadevano, attraverso lo stesso libero arbitrio essi rimasero saldi e meritarono di ricevere la mercede dovuta a questa persistenza, cioè una così assoluta pienezza di beatitudine che li rende sicurissimi di rimanervi sempre.

656. (Enchir. 28). In seguito poi all’abbandono di Dio, con empia superbia, da parte di alcuni angeli, sprofondati dall’alto della loro dimora celeste nella piú bassa oscurità di questa atmosfera, il resto degli angeli è rimasto con Dio in eterna beatitudine e santità.

657. (De civ. Dei XII 6). Risulta quindi che causa vera della felicità degli angeli buoni è l’essere uniti all’essere perfettissimo. Quando invece si cerca la causa dell’infelicità degli angeli ribelli si presenta ragionevolmente quella che, essendosi essi distolti dall’essere perfettissimo, si sono volti a se stessi che non sono perfettissimi. Questo vizio si chiama superbia. Infatti: Inizio di ogni peccato è la superbia 6. Non vollero mantenere in ordine a lui il proprio valore 7 ed essi che sarebbero più perfetti se fossero uniti all’essere perfettissimo, anteponendosi a lui, scelsero di essere meno perfetti.

658. (De gen. ad litt- XI 14,18). Alcuni infatti affermano ch’egli fu precipitato dalla dimore celeste perché aveva avuto invidia dell’uomo fatto ad immagine di Dio. L’invidia infatti è una conseguenza della superbia, non la precede, perché causa della superbia non è l’invidia, ma causa dell’invidia è la superbia.

659. (De civ.Dei XXII 1,2). Egli infatti all’origine ha creato il mondo, provvisto di esseri visibili e intelligibili e tutti buoni. In esso nulla ha stabilito di più perfetto degli esseri spirituali, ai quali ha dato l’intelligenza, che ha reso abili a conoscerlo nella sua trascendenza e idonei a possederlo e ha riunito in una società che consideriamo la santa città dell’alto. In essa l’essere, da cui sono conservati nell’esistenza e resi felici, è per loro Dio stesso come vita e sostentamento comune. E ha conferito a questa creatura ragionevole il libero arbitrio in modo che essa, se voleva, poteva abbandonare Dio, sua felicità, con immediata successione della infelicità. Ed egli, pur nella prescienza che alcuni angeli, mediante l’arroganza, con cui pretendevano di essere autosufficienti alla propria felicità, sarebbero divenuti rinunziatari di un bene così grande, non tolse loro questa facoltà perché giudicò che era di maggior potere e bontà trarre il bene dal male che non permettere il male.

660. ( De gen. ad litt. XI 19,26). Trovandomi tuttavia incalzato dal quesito se il demonio prevedesse la propria caduta prima che questa avvenisse, per paura di affermare che gli angeli sono o furono un tempo incerti della loro felicità, ho detto che non senza ragione si può pensare che il diavolo cadde all’inizio della creazione, cioè all’inizio del tempo o della propria creazione e che non è mai rimasto nella verità 32.

661. (De civ. Dei XV 23). Ho lasciato senza soluzione la questione accennata di passaggio nel terzo libro di questa opera, cioè se gli angeli, pur essendo spirito, possono coire con donne 116….Ed è notizia assai diffusa e molti confermano di averlo sperimentato o di avere udito chi l’aveva sperimentato che i silvani e i fauni, i quali comunemente sono denominati “incubi”, spesso sono stati sfacciati con le donne e che hanno bramato e compiuto l’accoppiamento con loro. Che certi demoni, denominati “dusi” dai Galli, continuamente tentano e compiono questa porcheria lo affermano parecchi e sono di tale prestigio che negarlo sembrerebbe mancanza di rispetto. Non oso dedurne che alcuni spiriti, presa forma corporea nell’aria, giacché questo elemento è percepito sensibilmente col tatto anche agitando un ventaglio, possono essere soggetti a questa sensualità sicché si uniscono alle donne come è loro possibile. Tuttavia in nessun senso ammetterei che gli angeli santi di Dio abbiano potuto allora decadere in tal modo….ma alluse piuttosto a quelli che al principio ribellandosi a Dio decaddero col diavolo, loro principe, il quale per invidia fece cadere il primo uomo con l’inganno del serpente. La sacra Scrittura stessa attesta frequentemente che anche gli uomini di Dio sono stati dichiarati angeli.

662. (ib XII 1,2). Non si può dubitare che le opposte tendenze degli angeli buoni e cattivi non sono derivate da opposti fattori e princìpi, poiché Dio, autore e creatore buono di tutti gli esseri, ha creato gli uni e gli altri, ma dalle rispettive volontà e inclinazioni. Alcuni infatti si mantengono stabilmente nel bene universale, che per loro è lo stesso Dio, e nella sua eternità, verità e carità.

663. (ib. XII 8). Questo invece io conosco, che l’essere di Dio mai, in nessun luogo, da nessuna parte può disfarsi e che possono disfarsi soltanto le cose create dal nulla. Ma queste hanno cause efficienti quanto sono più perfette e quanto più fanno il bene perché solo allora fanno qualche cosa. Hanno al contrario cause che disfanno in quanto si muovono al disfacimento e per questo fanno il male perché allora fanno soltanto cose prive di significato.

664. (De corr. Et gr. 11,32). Dunque Dio aveva dato all’uomo la volontà buona, perché in essa certo lo aveva creato Colui che lo aveva creato retto; gli aveva dato un aiuto senza il quale non avrebbe potuto permanere in questa virtù se lo avesse voluto, ma volerlo o no lo lasciò al suo libero arbitrio.

665. (De civ. Dei XI 11). E non furono creati soltanto perché esistessero e vivessero in una qualsiasi condizione, ma furono anche illuminati affinché vivessero nella sapienza e felicità.

666. (ib. XII 9). La loro volontà buona fece che non si volgessero a se stessi, che erano meno perfetti, ma a lui che è perfettissimo e si unissero a lui per divenire più perfetti e per vivere nella partecipazione a lui in sapienza e beatitudine. E da ciò si rende evidente che qualsiasi volontà buona era sterile qualora si fosse acquietata nel solo desiderio se egli, che dal nulla aveva creato l’essere buono disposto a riceverlo, non lo rendesse più perfetto riempiendolo di se stesso perché prima l’aveva reso più anelante incitandolo ad elevarsi.

CAPITOLO XIII

La beatitudine degli Angeli fedeli e la condanna dei ribelli.

SOMMARIO. Gli Angeli fedeli, coerenti con l’ obbedienza a Dio, perseverarono nella fedeltà, e furono resi capaci di non peccare: 667-669. Contemplano Dio faccia a faccia: Contemplano la verità eterna, e sono resi partecipi dell’ eternità di Dio: 670-671. Poiché la colpa degli Angeli ribelli fu tanto più condannabile quanto la loro natura era perfetta, che la grazia del pentimento non fu loro accordata: 672-673. Peccando sono diventati dei miserabili. Sono stati cacciati nei bassifondi di questo mondo, come in un carcere, in attesa della punizione più severa nel giudizio finale. Sono stati gettati nel profondo dell’ inferno con l’ aria caliginosa dove diventano venti e nubi, tempeste e turbini, non certamente in cielo dove Dio ha creato il sole e le stelle. Sono destinati ad un supplizio eterno: 674-678.

667. (C. Jul. o.i. V 58). Di’ piuttosto, se vuoi dire la verità, che la natura dell’uomo fu fatta dapprima capace del bene e del male: non perché non avrebbe potuto essere fatta capace del bene soltanto, ma perché dovette progredire ordinatissimamente da quel primo gradino: se non avesse peccato quando poteva peccare, giungesse a quella beatitudine dove non potesse peccare…sarà aliena non solo da ogni volontà o necessità di peccare, ma altresì dalla possibilità di peccare? Oppure c’è da temere che pecchiamo anche quando saremo uguali agli angeli santi? Dei quali dobbiamo senza dubbio credere che abbiano ricevuto il dono di non poter peccare per merito della loro perseveranza, perché rimasero fedeli quando, cadendo gli altri, avrebbero potuto anch’essi peccare. Altrimenti ci sarebbe ancora da temere che questo mondo abbia ad avere molti nuovi diavoli e con essi nuovi angeli cattivi.

668. (De corr. et gr. 10,27). Gli altri invece per mezzo dello stesso libero arbitrio stettero saldi nella verità, e si meritarono di sapere grazie a quella verità certissima che la loro caduta non sarebbe mai sopraggiunta.

669. (Ench. 9,28). In seguito poi all’abbandono di Dio, con empia superbia, da parte di alcuni angeli, sprofondati dall’alto della loro dimora celeste nella piú bassa oscurità di questa atmosfera, il resto degli angeli è rimasto con Dio in eterna beatitudine e santità. E non c’è stata la benché minima discendenza nemmeno da un solo angelo, caduto e condannato, in modo che un male originale li vincolasse come gli uomini con le catene di una colpa che si tramanda, trascinandoli tutti quanti alle pene dovute; ma dopo l’atto di superbia di colui che fu trasformato in diavolo, commesso con complici di empietà, tutti gli altri con pia obbedienza si unirono al Signore, ricevendo anche una scienza certa, che non ebbero i primi, grazie alla quale poter essere sicuri di una saldezza eterna e assolutamente incrollabile.

670. (De civ. Dei XXII 29,1). l’Apostolo ha espresso il pensiero che ho citato poco fa: Vediamo ora come attraverso uno specchio in un simbolo oscuro, allora faccia a faccia. Come premio della fede è riservata a noi questa visione,

671. (De gen. ad litt. VIII 24,45). Gli angeli pertanto vedono in Dio la verità immutabile e su di essa regolano la loro volontà. In tal modo essi diventano partecipi dell’eternità, della verità e della volontà di Dio, essendo di là dai limiti del tempo e dello spazio. Essi, tuttavia, sono mossi dai comandi di Dio anche nel tempo, sebbene in Dio non esista alcun movimento temporale; così agiscono senza allontanarsi o distrarsi dalla contemplazione di Dio, ma nello stesso tempo non solo contemplano Dio senza limiti di spazio e di tempo, ma eseguono anche i suoi ordini riguardanti le creature loro soggette, movendo se stessi nel tempo e i corpi nel tempo e nello spazio secondo quanto è conveniente alla loro attività. In tal modo Dio, mediante la duplice azione della sua Provvidenza, dirige tutte le creature: le nature perché abbiano l’esistenza, e le volontà perché non facciano nulla senza il suo ordine o il suo permesso.

672. (In Io. ev. tr. 110,7). Non manca chi sostiene che noi uomini siamo superiori agli angeli, in quanto, si dice, Cristo è morto per noi, non per gli angeli. Ma questo significa vantarsi della propria empietà. Infatti, come dice l’Apostolo, Cristo al momento fissato morì per gli empi (Rm 5, 6). Questo fatto non mette in risalto il nostro merito, ma la misericordia di Dio…Siccome però ci risulta che il Creatore di tutti i beni non ha concesso agli angeli cattivi alcuna grazia per la loro redenzione, perché almeno da questo non deduciamo che tanto più grave è stata giudicata la loro colpa in quanto più elevata era la loro natura? Essi erano tenuti più di noi a non peccare, in quanto erano migliori di noi. Sta di fatto che offendendo il Creatore, in modo tanto più esecrabile si dimostrarono ingrati al beneficio, quanto più ricchi di grazia erano stati creati.

673. (C. Jul. o.i. VI 22). Quanto più in alto è appunto per se stessa la natura ragionevole, tanto peggiore è la sua rovina, e quanto più incredibile è il suo peccato, tanto più esso è condannabile.

674. (De corr. et gr. 10,27). Ecco allora che alcuni angeli, il cui capo è quello che è detto diavolo, rinnegarono il Signore Iddio per mezzo del libero arbitrio. Ma rifuggendo dalla sua bontà, che li aveva resi beati, non poterono sfuggire il suo giudizio, che li fece diventare sommamente infelici.

675. (De civ. Dei XI 33). L’apostolo Pietro dichiara apertamente che alcuni angeli hanno peccato e che sono stati rinchiusi nelle parti inferiori di questo mondo che è per loro come un carcere, fino alla definitiva condanna che avverrà nel giorno del giudizio. Afferma appunto che Dio non ha perdonato agli angeli che peccarono, ma che cacciandoli nella prigione della caligine del mondo inferiore li ha destinati ad essere puniti nel giudizio 72.

676. (De nat. boni 33). Gli stessi angeli cattivi, poi, non sono stati costituiti come tali da Dio, ma peccando sono diventati cattivi; così Pietro ne parla nella sua lettera: Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò nel carcere tenebroso dell’inferno, serbandoli per il giudizio 40. Pietro passa quindi a mostrare che a loro è ancora dovuta la pena dell’ultimo giudizio, secondo le parole del Signore: Andate nel fuoco eterno che il Padre mio ha preparato per il diavolo e per i suoi angeli 41, benché essi avessero già ricevuto come pena questo inferno, vale a dire quella inferiore aria tenebrosa che è come un carcere. Anche se però essa viene chiamata cielo, non si tratta di quel cielo in cui sono le stelle, ma di questo cielo inferiore nella cui tenebra si addensano le nuvole e dove volteggiano gli uccelli; infatti si parla di un cielo di nubi e di volatili del cielo 42: in base a questo, l’apostolo Paolo denomina i medesimi angeli iniqui, invidiosi di noi 43, contro i quali combattiamo per mezzo di una vita religiosa, spiriti del male che abitano nelle regioni celesti 44. E perché in tal caso non si intendano i cieli superiori, altrove in modo esplicito dice: Seguendo il principe delle potenze dell’aria, che ora opera nei figli della incredulità 45.

677. (De ag. chr. 3,3). Così dice anche l’Apostolo che in se stesso combatte le potenze esterne. Dice infatti: Non dobbiamo noi combattere contro la carne e il sangue, ma contro i principi e le potestà di questo mondo, contro coloro che governano queste tenebre, contro gli spiriti di malizia negli spazi celesti 10. Cielo infatti è chiamato anche questo spazio, dove i venti e le nubi e le tempeste e i turbini si avvicendano; come infatti anche la Scrittura dice in molti passi: E il Signore tuonò dal cielo 11; e gli uccelli del cielo 12 e i volatili del cielo 13; essendo chiaro che gli uccelli volano nell’aria. Anche noi abitualmente chiamiamo cielo quest’aria: infatti quando domandiamo intorno al tempo sereno o nuvoloso, talvolta diciamo: “com’è l’aria?”, talvolta: “com’è il cielo?”. Dico ciò affinché nessuno pensi che i cattivi demoni abitano là dove Dio dispose il sole, la luna e le stelle. Questi cattivi demoni perciò l’Apostolo chiama spirituali 14, perché anche gli angeli cattivi sono chiamati spiriti nelle divine Scritture. Perciò egli li chiama rettori di queste tenebre, perché chiama tenebre gli uomini peccatori, sui quali questi dominano.

678. (De civ. Dei XIV 3,2) E questa forma di perversione si impossessò di lui in modo tale che per causa sua è stato destinato al supplizio eterno in un carcere dall’atmosfera tenebrosa.

CAPITOLO XIV

Apparizioni, scienza e potere degli Angeli, e sull’ aiuto che gli Angeli fedeli danno agli uomini, e il culto degli Angeli.

SOMMARIO. Gli angeli apparvero agli uomini in modo da poterli vedere e toccare: 679-680. Dal ministero degli Angeli sono stati fatti molti miracoli, ed ebbero luogo Teofanie divine nel V. T.: 681-682. Quali scambi possono avvenire tra la cognizione angelica e umana. Gli Angeli fedeli conoscono cose temporali e mutabili nel Verbo: I Demoni vedono per capacità propria molte cose occulte, si permettono di annunciare il futuro, benché, diversamente dalgi angeli fedeli, spesso sbagliano. I Demoni non conobbero nel Cristo il Verbo di Dio, e Agostino ritiene che lo hanno conosciuto come messia, almeno quando fu tentato nel deserto: 683-686. La creatura corporea è soggetta agli Angeli. Creare non possono: 687-688. Influenza da idee platoniche Agostino ammette una certa potestà angelica …….: 689. Esiste una intima solidarietà tra gli Angeli e i giusti; appartengono alla stessa città di Dio. Gli Angeli ci aiutano: 690-692. Annunziano alle anime dei morti le cose che accadono nel mondo, in misura conveniente. Dio compie molte cose attraverso gli Angeli. Custodiscono le nazioni straniere. Non si devono offrire sacrifici agli Angeli, ma onorarli “con amicizia non in modo servile: 693-697.

679. (En in Ps. 103 s. 1,15). troviamo scritto che sono apparsi a molti e lo crediamo al di fuori di qualsiasi legittimo dubbio

680. (De civ. Dei XV 23,1). Ma la stessa Scrittura, che è sommamente veritiera, afferma che gli angeli sono apparsi in un corpo tale che era possibile non solo vederli ma anche toccarli.

681. (De Trin. III 10,21). Quale uomo sa come gli Angeli abbiano prodotto quelle nubi o quella fiamma o come le abbiano utilizzate per annunciare ciò che annunciavano, pur ammettendo che sotto quelle forme corporee si rivelasse il Signore o lo Spirito Santo?… In qual modo infatti gli Angeli compiano questi prodigi, o meglio, come Dio li compia per mezzo dei suoi Angeli 97, fino a che punto li voglia compiere per mezzo degli stessi angeli cattivi, a volte tollerando, altre comandando, altre ancora costringendo, dal trono misterioso della sua onnipotenza, non ho lo sguardo così acuto per discernere, non la ragione così ardita per spiegare, non lo spirito così elevato per attingere e così non posso rispondere a tutte le domande che si possono porre su questo argomento con la sicurezza che avrebbe un angelo o un profeta o un apostolo.

682. (ib. III 11,22). È dunque chiaro che tutte le apparizioni fatte ai Patriarchi quando Dio si rivelava ad essi secondo il suo piano stabilito per quei tempi, sono avvenute per mezzo di una creatura. Se noi ignoriamo come abbia compiuto quelle cose servendosi degli Angeli come ministri suoi, in ogni caso non è in base ad un’idea personale che affermiamo l’intervento degli Angeli, e questo perché nessuno ci creda più saggi di quello che siamo; ora le nostre pretese sono modeste, conformi alla misura di fede che Dio ci ha dispensato 101, e crediamo, per questo parliamo 102. C’è infatti l’autorità della divina Scrittura, che il nostro spirito non deve abbandonare…Ora è scritto in modo chiarissimo nell’Epistola agli Ebrei, quando vien fatta la distinzione tra l’economia del Nuovo Testamento e l’economia dell’Antico Testamento, secondo l’opportunità dei tempi e dei momenti, che gli Angeli sono intervenuti non soltanto nei prodigi visibili ma anche nella manifestazione della parola di Dio. Ecco il testo: Di quale degli Angeli ha detto mai: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici sgabello ai tuoi piedi? Non sono essi invece tutti spiriti destinati a servire, inviati per esercitare un ufficio in favore di coloro che devono ereditare la salvezza? 103. L’autore dimostra con queste parole che quei prodigi non soltanto sono stati compiuti per mezzo degli Angeli ma anche che sono stati fatti per noi, cioè per il popolo di Dio al quale è promessa l’eredità della vita eterna 104. Così l’Apostolo scrive ai Corinti: Ma tutte queste cose accaddero loro come in figura e sono state scritte per ammonire noi, che siamo giunti alla fine dei tempi 105.

683. ( De gen. ad litt. IV 32,49). L’intelligenza umana percepisce quindi prima le creature con i sensi del corpo e se ne forma un concetto secondo la capacità dell’umana debolezza, e dopo ne ricerca le cause per quanto può arrivare ad esse che risiedono originariamente e immutabilmente nel Verbo di Dio e in tal modo arrivare a vedere con l’intelletto le invisibili perfezioni di Dio nelle opere da Lui compiute 44….L’intelligenza angelica, al contrario, essendo unita al Verbo di Dio in virtù di pura carità, dopo essere stata creata secondo la gerarchia per cui doveva precedere tutte le altre creature, vide nel Verbo di Dio le cose, che dovevano essere create, prima che fossero create;

684. (De civ. Dei XI 29). Gli angeli santi non conoscono Dio per mezzo del suono delle parole, ma nella presenza stessa della verità che non diviene, cioè il suo Verbo unigenito. Conoscono anche il Verbo stesso, il Padre e il loro Spirito Santo e che essi sono una inseparabile Trinità, che le singole Persone in essa sono sussistenti e che non sono tuttavia tre dèi ma un solo Dio, in maniera da avere maggiore conoscenza essi di queste verità che noi di noi stessi.

685. (ib. IX 22). Perciò conoscono più distintamente anche le cose poste nel tempo e nel divenire, perché ne intuiscono le ragioni ideali nel Verbo di Dio per mezzo del quale è stato creato il mondo;… I demoni al contrario non intuiscono nella Sapienza di Dio le ragioni eterne che, analogicamente parlando, reggono i tempi ma, attraverso una maggiore conoscenza immediata di segni a noi occulti, prevedono molto più degli uomini eventi futuri e talora predicono perfino le proprie iniziative. Ma i demoni spesso s’ingannano, gli angeli mai. Una cosa è infatti congetturare eventi nel tempo e nel divenire da altri eventi e inserire in essi una dimensione, posta nel tempo e nel divenire, della propria volontà e potere; e questo in una maniera determinata è consentito ai demoni….I demoni al contrario non intuiscono nella Sapienza di Dio le ragioni eterne che, analogicamente parlando, reggono i tempi ma, attraverso una maggiore conoscenza immediata di segni a noi occulti, prevedono molto più degli uomini eventi futuri e talora predicono perfino le proprie iniziative. Ma i demoni spesso s’ingannano, gli angeli mai. Una cosa è infatti congetturare eventi nel tempo e nel divenire da altri eventi e inserire in essi una dimensione, posta nel tempo e nel divenire, della propria volontà e potere;… Altro è prevedere il divenire dei tempi nelle leggi di Dio che sono fuori del tempo e del divenire e sussistono nella sua Sapienza e conoscere nella partecipazione del suo Spirito la volontà di Dio…che fra tutte, quanto è più efficace, tanto è più determinante; e questo con retto criterio è stato concesso agli angeli santi.

686. (ib. IX 21). E i demoni sanno anche questo. Hanno perfino detto al Signore mentre era rivestito della debolezza della carne: Che c’è fra noi e te, o Gesù di Nazareth? Sei venuto a mandarci in rovina [prima del tempo]? 49…Si fece conoscere da loro nei limiti che volle e lo volle nei limiti dell’indispensabile. Però non si fece conoscere come agli angeli santi i quali godono nella partecipazione alla sua eternità secondo la relazione per cui è il Verbo di Dio 50, ma come si doveva far conoscere dai demoni per atterrirli….Si fece dunque conoscere dai demoni non nella dimensione della vita eterna e della luce indefettibile che illumina i credenti,… si è fatto conoscere soltanto mediante manifestazioni nel tempo e segni della sua presenza invisibile che potevano essere palesi alle facoltà angeliche, anche di spiriti malvagi, anziché alla debolezza umana. Poi quando credette opportuno di occultarli e si tenne maggiormente nascosto, il principe dei demoni dubitò di lui e per scoprire se era il Cristo lo provò nei limiti in cui egli consentì di esser messo alla prova, per commisurare l’uomo che era in lui a modello della nostra imitazione. Ma dopo quella prova, come è scritto, lo servirono gli angeli 51, certamente quelli buoni e santi e perciò temibili e terribili agli spiriti immondi. Quindi sempre di più si palesava ai demoni la sua grandezza, sicché nessun demone osò resistere al suo comando, sebbene in lui potesse sembrare oggetto di disprezzo la debolezza della carne.

687. (De gen. ad litt. VIII 24,45). Per conseguenza ogni essere corporeo, ogni vita irrazionale, ogni volontà debole o perversa è soggetta agli angeli del cielo che godono del possesso di Dio stando a lui sottomessi e lo servono nella beatitudine e, negli esseri loro sottomessi o con loro, hanno lo scopo di compiere ciò che da tutti esige l’ordine della natura conforme al comando di Colui al quale sono soggette tutte le cose.

688. (De civ. Dei XII 24). Gli angeli, che essi preferibilmente chiamano dèi, anche se applicano per comando o permissione la loro azione ai fenomeni del mondo, non sono considerati da noi creatori dei viventi, come delle biade e delle piante gli agricoltori.

689. (De div. quaest. 83 q. 79,1). ogni realtà visibile di questo mondo ha una potenza angelica a sé preposta, come testimonia la divina Scrittura in vari testi, sulla realtà a cui è preposta,

690. (De civ. Dei XII 1,1). Prima di parlare dell’origine dell’uomo, con cui avviene nel tempo l’inizio delle due città per quanto attiene al genere degli esseri ragionevoli e mortali, come è già dimostrato che è avvenuto per gli angeli nel libro precedente 1, penso di dover esporre ancora alcuni concetti sugli angeli stessi. Si deve dimostrare, cioè, per quanto mi è possibile, che non si può considerare assurda e non conveniente una comune società di angeli e di uomini. Quindi si può parlare con proprietà non di quattro città, ossia società, cioè due di angeli e altrettante di uomini ma di due soltanto, una composta di buoni e l’altra di cattivi, tanto angeli che uomini.

691. (ib. X 25). Questa è la gloriosissima città di Dio; ella conosce e adora un solo Dio; l’hanno annunziata i santi angeli che ci hanno invitato alla sua vita comunitaria e hanno voluto che in essa noi fossimo loro concittadini…Tutti gli immortali felici ci vogliono bene. Se non lo volessero, non sarebbero felici. Ci vogliono bene appunto affinché anche noi siamo felici con loro, ci soccorrono e ci aiutano di più se adoriamo con loro il solo Dio,

692. (En in Ps. 62,6). E dalla loro sede beata, cioè da quella città, la Gerusalemme celeste, verso la quale noi ora siamo incamminati, essi attendono noi esuli. Hanno compassione di noi, e per ordine del Signore ci aiutano a tornare a quella patria che abbiamo con essi comune,

693. (De cura pro mot. Ger. 15,18). Anche dagli Angeli, che sono presenti alle cose che avvengono quaggiù, i morti possono venire a sapere quanto Colui a cui tutto è soggetto, giudica che ciascuno debba sapere. Infatti se gli Angeli non avessero la possibilità di esser presenti nei luoghi dove si trovano sia i vivi che i morti, il Signore Gesù non avrebbe detto: Successe che il povero morì e fu portato dagli Angeli nel seno di Abramo 41.

694. (De civ. Dei VII 30). E sebbene non possano esistere senza di lui, non sono tuttavia una medesima cosa con lui. Muove molte cose anche per mezzo degli angeli ma soltanto di sé rende beati gli angeli. Allo stesso modo, sebbene in determinati casi invii gli angeli come messaggeri agli uomini, tuttavia con se stesso, e non per mezzo degli angeli, rende beati gli uomini come gli angeli.

695. (En. in Ps. 88,3). Dio non chiuse la fonte della sua bontà nei confronti delle genti straniere, poste sotto l’impero degli angeli, riservandosi solamente la porzione costituita dal popolo d’Israele.

696. (De vera rel. 55,110). Crediamo che anche gli angeli migliori e i ministri più eccellenti di Dio vogliano che, insieme con essi, veneriamo l’unico Dio, la cui contemplazione è per loro causa di beatitudine. Non è certo la vista di un angelo che ci rende beati, ma piuttosto quella della verità, per la quale amiamo anche gli angeli e con loro ci rallegriamo. E non proviamo invidia per il fatto che godono della verità in maniera più adeguata e senza alcun impedimento che li ostacoli; al contrario, li amiamo di più perché anche a noi il nostro comune Signore ha ordinato di sperare qualche cosa di simile. Perciò li onoriamo con amore, non con animo da schiavi, e senza innalzare loro templi; infatti non vogliono essere onorati così, perché sanno che noi stessi, quando siamo buoni, siamo templi del sommo Dio 152. A buon diritto, pertanto, nelle Scritture è detto che l’angelo proibì all’uomo di venerarlo e gli prescrisse invece di venerare l’unico Dio, a cui anche lui era sottomesso

697. (De civ. Dei X 25). Non vogliono che li onoriamo come nostri dèi ma assieme ad essi il loro e nostro Dio; non vogliono che sacrifichiamo loro ma assieme ad essi siamo sacrificio a Dio. Non v’è alcun dubbio in proposito se senza una maligna ostinazione si considerano le cose. Tutti gli immortali felici ci vogliono bene. Se non lo volessero, non sarebbero felici. Ci vogliono bene appunto affinché anche noi siamo felici con loro, ci soccorrono e ci aiutano di più se adoriamo con loro il solo Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, che se adorassimo loro stessi con sacrifici.

CAPITOLO XV

La tentazione diabolica e altro.

SOMMARIO. I Demoni tentano l’ uomo perché tradiscano; Dio invece perché sia messo alla prova: 698-701. Agostino non dubita di alcuni collegamenti degli uomini col diavolo, ossia pratiche magiche. I demoni seducono molti con una estrema furbizia. Agostino non accetta tutti i fatti descritti nelle opere dei pagani: 702-703. Molte cose sono annunciate dai demoni da congetture o come disposizioni di Dio. Tuttavia, lasciati a se stessi spesso sbagliano, ma anche con una volontà distorta inistono perché l’uomo sbagli. I demoni, con l’ acutezza dei sensi e la velocità del movimento, facilmente superano gli uomini, per cui fanno apparire come divine alcune manifestazioni che eccitano l’ ammirazione degli uomini: 704-706. Quello che Agostino aveva detto prima in modo troppo affermativo sulla potenza dei demoni, lo si trova nelle Ritrattazioni: 707. La potenza dei demoni è limitata a quello che possono in quanto è permesso loro dalla volontà di Dio, a propria pena o di altri. I demoni si possono permettere di affliggere i corpi con dolori.708-711.

698. (In Io ev. tr. 110,7). Sta di fatto che offendendo il Creatore, in modo tanto più esecrabile si dimostrarono ingrati al beneficio, quanto più ricchi di grazia erano stati creati. Né si accontentarono di averlo abbandonato per conto loro, ma diventarono anche i nostri tentatori.

699. ( En in Ps.143,4). Orbene, la nostra guerra è contro i dominatori di queste tenebre, contro cioè quei dominatori degli increduli che sono il diavolo e i suoi angeli. Son essi infatti che maneggiano quella spada con la quale il diavolo combatte contro i credenti.

700. (Serm. 57 9,9). Non c’indurre in tentazione, ma liberaci dal male 14….Egli parla della tentazione cattiva dalla quale uno è preso in trappola e diventa schiavo del diavolo; ecco di quale tentazione parla. C’è infatti un’altra tentazione che si chiama prova; di questa tentazione sta scritto: Il Signore Dio vostro vi mette alla prova per sapere se lo amate 17.

701. (De serm. Dom. in Monte II,9-34). Avvengono dunque le tentazioni ad opera di Satana, non per un suo potere, ma col permesso del Signore per punire gli uomini dei loro peccati o per provarli e addestrarli in riferimento alla bontà di Dio.

702. (De div. quaest. 83 79,1). Invece negli incantesimi dei maghi, compiuti allo scopo di ingannare con i loro adescamenti al fine di dominare coloro a cui concedono tali poteri, le potestà inferiori accondiscendono alle loro preghiere e ai loro riti. In forza del diritto privato esse offrono largamente quanto è loro permesso concedere a coloro che li onorano, li servono e osservano certe condizioni stabilite nei loro misteri. Anche quando sembra che siano i maghi a comandare, essi spaventano le potenze inferiori con i nomi di quelle superiori e mostrano, a coloro che li ammirano, alcuni prodigi sensibili che, per l’infermità della carne, appaiono sensazionali agli uomini incapaci di contemplare le realtà eterne, che il vero Dio invece offre direttamente ai suoi che lo amano. Tutto questo è permesso da Dio che governa con giustizia tutte le cose, distribuendo loro libertà e schiavitù a seconda delle brame e delle scelte. E se talvolta, invocando il sommo Dio, essi ottengono qualcosa che appaga i loro cattivi desideri, non si tratta di una grazia ma di un castigo. Infatti non per nulla dice l’Apostolo: Dio li ha abbandonati ai desideri del loro cuore 379. La facilità a commettere certi peccati è infatti la pena di altri peccati precedenti.

703. (De civ. Dei XXII 6,1). Aggiungiamo a questa lucerna inestinguibile anche i molti fatti sorprendenti delle arti umane e magiche, cioè dei demoni per mezzo degli uomini e degli stessi demoni da soli. Se volessimo negarli, contraddiremmo alla stessa verità della sacra Scrittura in cui crediamo….I demoni sono allettati a mostrarsi attraverso le creature che non loro ma Dio ha creato….Per essere attirati dagli uomini prima li ammaliano con furberia molto sottile,… e rendono i loro pochi scolari maestri di moltissimi….Da qui le arti magiche e gli operatori di esse….Vi sono dunque molte loro azioni che quanto più riconosciamo meravigliose, con tanta maggior cautela dobbiamo schivare,

704. (De div. daem. 6,10). Con un potere come questo e di questa portata, sono molte le cose che i demoni preannunziano, restando tuttavia ben distante da loro la profondità di quella profezia che Dio compie per mezzo dei suoi santi angeli e dei Profeti. Se questi infatti preannunziano qualcosa a partire da quel disegno divino, per preannunziare ascoltano; e quando predicono cose che hanno ascoltato da quella fonte, non ingannano e non sono ingannati: sono oracoli assolutamente veritieri di angeli e di profeti…In altre predizioni, invece, i demoni il più delle volte sono ingannati e ingannano. Sicuramente sono ingannati perché, mentre preannunziano i propri disegni, improvvisamente giunge qualche comando dall’alto, che sconvolge tutte le loro decisioni…Sono anche ingannati quando conoscono in anticipo alcuni fenomeni che hanno una causa naturale, come li conoscono i medici, o i navigatori, o gli agricoltori, ma in una forma di gran lunga più penetrante ed eccellente, grazie alla sensibilità più lesta e più versatile di un corpo aereo; ciò avviene perché anche questi fenomeni, in modo inaspettato e improvviso, dagli angeli, devoti servitori del sommo Dio, sono modificati secondo un altro disegno sconosciuto ai demoni.

705. (ib. 3,7). La natura dei demoni è tale che essi, data la sensibilità del loro corpo aereo, oltrepassano agevolmente la sensibilità propria dei corpi terreni e, anche per la superiore agilità di questo corpo aereo, per rapidità hanno la meglio, senza possibilità di confronto, non solo sulla corsa di qualsiasi uomo o animale, ma anche sul volo degli uccelli. Dotati di queste due qualità relative al loro corpo aereo, vale a dire l’acutezza della sensibilità e la rapidità del movimento, preannunziano o annunziano molti fatti conosciuti prima, fonte di meraviglia per gli uomini a causa della lentezza della propria sensibilità terrena.

706. (C. Acad. I 7,20). E perciò non c’è da meravigliarsi se ciò che noi abbiamo in mente può essere avvertito da certi esseri animati estremamente sottili, chiamati geni che, ammetto, ci possono superare per l’acutezza e la penetrazione dei sensi ma non per la ragione. Non saprei in qual modo occulto e ignoto alle nostre facoltà avviene il fatto.

707. (Retr. II 30). Nel medesimo tempo, in seguito a una discussione, mi son visto costretto a scrivere un opuscolo Sulla divinazione dei demoni, che reca questo stesso titolo·. In esso, da qualche parte, ho detto: I demoni talora vengono a conoscenza con grande facilità delle decisioni degli uomini, e non solo di quelle manifestate verbalmente, ma anche di quelle concepite solo col pensiero, quando trovano espressione, da parte dell’anima, in segni fisici esterni·109. Sono stato però troppo avventato per dare per certo un fatto così misterioso. S’è accertato talora sperimentalmente che i pensieri possono venire a conoscenza dei demoni. Se esistano però dei segni fisici esterni del pensiero, che i demoni riescono ad avvertire e a noi restano sconosciuti, o se essi conoscano il contenuto dei pensieri grazie ad un’altra facoltà attinente al mondo dello spirito è qualcosa che gli uomini possono appurare solo con grande difficoltà, e sempre che non siano destinati ad ignorarlo del tutto·.

708. (De trin. III 8,13). Tuttavia non si deve ritenere che questa materia delle cose visibili sia incondizionatamente soggetta alla volontà di questi angeli prevaricatori e che essi la dominino a loro piacimento, ma è invece soggetta a Dio che concede ad essi questa potenza, come l’Immutabile lo giudica conveniente dal suo trono sublime e spirituale. Infatti anche i criminali condannati alle miniere hanno a disposizione dell’acqua, del fuoco e della terra per farne ciò che vogliono, ma nella misura che è loro concesso. Non è certamente ragionevole chiamare creatori quegli angeli cattivi, per il solo fatto che, grazie a loro, i magi, che resistevano al servitore di Dio, fecero delle rane e dei serpenti 49; infatti non furono loro a crearli.

709. (De civ. Dei II 23,2). Anche essi, come gli uomini malvagi nel mondo, non hanno il potere di fare tutto ciò che vogliono, ma solamente quanto è consentito dalla disposizione di colui, di cui nessuno comprende pienamente i giudizi, nessuno giustamente li riprende.

710. De Trin. III 8,13). Ma né i buoni fanno questo se non nella misura in cui Dio lo comanda, né i cattivi lo fanno ingiustamente, se non nella misura in cui egli giustamente lo permette. Ingiusta è infatti la volontà dei cattivi che è loro fornita a causa della loro malizia, ma giusto è il potere che viene loro concesso sia a loro castigo sia nei riguardi degli altri a castigo dei cattivi o a premio dei buoni.

711. (En in Ps. 130,7). quei dolori che vengono inflitti dai messi di satana, i quali ovviamente non avrebbero un tale potere se loro non fosse stato concesso. In maniera consimile venne messo alla prova il santo Giobbe.