LA BEATA VERGINE MARIA

CAPITOLO XIV

La natura umana è assunta dal verbo nel seno della Vergine Maria.

SOMMARIO. La Vergine Maria predestinata Madre di Dio. Divenne Madre essendo presso il Padre. Il Verbo assume la carne nel seno della Vergine Maria. A causa dell’ unità della persona in Cristo, il Verbo si chiama veramente figlio di Maria. Tuttavia la B. Vergine non è Madre della divinità: 1185-1191.

1185. (In Io. ev. tr. 8,9). Conosceva sua madre prima di nascere da lei, quando la predestinò; e prima di creare, come Dio, colei della quale come uomo sarebbe stato creatura.

1186. (Serm. 291,6). Chi sei tu che sarai madre? Come lo hai meritato? da chi lo hai ricevuto? perché si formerà in te chi ha creato te? Come mai, dico, un bene così grande a te? Sei vergine, sei santa, hai fatto voto; ma se è molto quanto hai meritato, anzi, è veramente molto di più quel che hai ricevuto. Come dunque lo hai meritato? Si forma in te chi ha creato te, si forma in te mediante colui per il quale tu hai avuto l’esistenza: anzi persino mediante colui per il quale è stato creato il cielo e la terra, per il quale tutte le cose sono state create, si fa carne in te il Verbo di Dio, ricevendo un corpo, non perdendo la divinità. E il Verbo si congiunge alla carne, e il Verbo si unisce alla carne; ed il talamo di questo così grande connubio è il tuo grembo. Ripeto, il talamo di un così grande connubio, cioè del Verbo e della carne, è il tuo grembo: da dove quale sposo esce dalla stanza nuziale 17 . Nel suo concepimento ti trova vergine, nato, ti lascia vergine. Concede la fecondità, non priva dell’integrità. Perché a te questo? Pare che stia facendo una domanda indiscreta alla Vergine, e quasi che questa mia petulanza risulti di imbarazzo alla sua riservatezza. Noto però che la Vergine va turbandosi e tuttavia ecco che risponde e mi avverte: Mi chiedi donde a me questo? Ho ritegno a farti conoscere il mio bene, ascolta il saluto da parte dell’angelo e riconosci che in me è la tua salvezza. Credi a Colui al quale ho creduto. Vuoi sapere donde a me questo? Sia l’angelo a risponderti. Dimmi, angelo, donde questo a Maria? L’ho già detto nel saluto: Ave, piena di grazia 18.

1187. (De Trin. XV 26,46). Ma bisogna comprendere che Cristo è stato unto con questa mistica e invisibile unzione, nello stesso momento in cui il Verbo di Dio si è fatto carne 304, cioè nel momento in cui la natura umana senza alcun merito precedente di opere buone, è stata unita al Dio Verbo nel seno della Vergine, in modo da divenire con lui una sola persona. Per questo confessiamo che Cristo è nato dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria.

1188. (Serm. 186 1,1). Rallegriamoci, fratelli, gioiscano e si allietino le genti. Questo giorno per noi venne reso sacro non dall’astro solare che vediamo, ma dal suo Creatore invisibile quando, divenuto visibile per noi, lo partorì la Vergine Madre, feconda pur rimanendo integra, anche lei creata dal Creatore invisibile. Vergine nel concepirlo, vergine nel generarlo, vergine nel portarlo in grembo, vergine dopo averlo partorito, vergine per sempre. Perché ti meravigli di questo, uomo? Era conveniente che nascesse così Dio, quando si degnò di diventare uomo. Così l’ha creata colui che è stato fatto da lei. Prima che venisse formato nel seno materno già esisteva e, poiché era onnipotente, poté essere formato pur rimanendo ciò che era prima. Si formò una madre, mentre era presso il Padre; e mentre veniva fatto dalla madre, rimase sempre nel Padre. Come avrebbe potuto smettere di essere Dio quando cominciò ad essere uomo, se alla sua madre fece dono di non smettere di essere vergine quando lo partorì? Il Verbo si è fatto carne 1, non significa che cessò di essere Verbo per divenire carne mortale, ma che la carne si unì al Verbo per non essere più mortale. Come l’uomo è formato di anima e di corpo, così Cristo è Dio e uomo. È uomo e insieme Dio; è Dio e insieme uomo: senza confusione della natura, ma nell’unità della persona. Colui che come Figlio di Dio è da sempre coeterno al Padre che lo genera, è lo stesso che cominciò ad essere dalla Vergine come figlio dell’uomo.

1189. (Serm. 189,2). Quel giorno dunque, cioè il Verbo di Dio, giorno che risplende per gli angeli, giorno che risplende nella patria da cui siamo ancora lontani, si rivestì di carne e nacque da Maria vergine. Nacque in modo mirabile. Che cosa di più mirabile del parto di una vergine? Concepisce ed è vergine, partorisce e rimane vergine. È stato formato da colei che lui stesso ha creato: le donò la fecondità, non le sottrasse l’integrità. Donde è venuta Maria? Da Adamo. Donde Adamo? Dalla terra. Se Adamo è venuto dalla terra e Maria da Adamo, anche Maria è terra. E se Maria è terra, riconosciamo quanto cantiamo: La verità è sorta dalla terra.. cioè il Signore nostro Gesù Cristo è nato da una vergine;

1190. (Serm. 289,3). Il Verbo è concepito nel seno di una vergine;

1191. (In Io. ev. tr. 8,9). Perché dunque il figlio ha detto alla madre: Che c’è tra me e te, donna? Non è ancora giunta la mia ora? Nostro Signore Gesù Cristo era Dio e uomo. Come Dio non aveva madre, come uomo l’aveva. Maria, quindi, era madre della carne di lui, madre della sua umanità, madre della debolezza che per noi assunse. Ora, il miracolo che egli stava per compiere, era opera della sua divinità, non della sua debolezza: egli operava in quanto era Dio, non in quanto era nato debole. Ma la debolezza di Dio è più forte degli uomini (1 Cor 1, 25). La madre esigeva un miracolo ed egli, accingendosi a compiere un’opera divina, sembra insensibile ai sentimenti di tenerezza filiale. E’ come se dicesse: Quel che di me compie il miracolo, non l’hai generato tu: tu non hai generato la mia divinità; ma siccome hai generato la mia debolezza, allora ti riconoscerò quando questa mia infermità penderà dalla croce. E’ questo il senso della frase: Non è ancora giunta la mia ora. Sulla croce riconobbe la madre, lui che da sempre la conosceva. Conosceva sua madre prima di nascere da lei, quando la predestinò; e prima di creare, come Dio, colei della quale come uomo sarebbe stato creatura. Tuttavia, in una certa ora misteriosamente non la riconosce, e poi in un’altra ora, che ancora doveva venire, di nuovo misteriosamente la riconosce. La riconobbe nell’ora in cui stava morendo ciò che ella aveva partorito. Moriva, infatti, non il Verbo per mezzo del quale Maria era stata creata, ma la carne che Maria aveva plasmato; non moriva Dio che è eterno, ma la carne che è debole. Con quella risposta, dunque, il Signore vuole aiutare i credenti a distinguere, nella loro fede, la sua persona dalla sua origine temporale. E’ venuto per mezzo di una donna, che gli è madre, lui che è Dio e Signore del cielo e della terra. In quanto Signore del mondo, Signore del cielo e della terra, certamente egli è anche Signore di Maria; in quanto creatore del cielo e della terra, è anche creatore di Maria; ma in quanto nato da donna e fatto sotto la legge (Gal 4, 4) – secondo l’espressione dell’Apostolo -, egli è il figlio di Maria. E’ ad un tempo Signore e figlio di Maria, ad un tempo creatore e creatura di Maria… Come dunque egli è insieme figlio e Signore di Davide (Mt 22, 45), figlio secondo la carne e Signore secondo la divinità, così è figlio di Maria secondo la carne e Signore di Maria secondo la maestà. E poiché Maria non era madre della divinità, e il miracolo che ella chiedeva doveva compiersi in virtù della divinità, per questo disse: Che c’è tra me e te, donna? Non credere però, o Maria, che io voglia rinnegarti come madre; gli è che non è ancora giunta la mia ora; allora, quando l’infermità di cui sei madre penderà dalla croce, io ti riconoscerò. Ecco la prova di questa verità. Narrando la passione del Signore, il medesimo evangelista, che conosceva la madre del Signore e che come tale ce l’ha presentata in queste nozze, dice così: Stava là, presso la croce, la madre di Gesù, e Gesù disse a sua madre: Donna, ecco tuo figlio; poi al discepolo: Ecco tua madre (Gv 19, 25-27). Affida la madre al discepolo; affida la madre, egli che stava per morire prima di lei e che sarebbe risorto prima che ella morisse: egli, uomo, raccomanda ad un uomo una creatura umana. Ecco la natura umana che Maria aveva partorito. Era venuta l’ora alla quale si riferiva quando aveva detto: Non è ancora giunta la mia ora.

CAPITOLO XV

Perpetua la verginità della Madre di Dio e l’ immunità da ogni peccato.

SOMMARIO. Gioviniano negava la verginità di Maria nel parto. La B.V. aveva fatto voto di verginità. Fu vergine prima del parto. Concepì Cristo non nella concupiscenza ma nella fede. Niente di più incontaminato nel seno della Vergine, la cui carne non concepì “dalla progenie del peccato”. Cristo è nato da M. Vergine senza il padre. L’ astensione dalla congiunzione carnale è stata rispettata da Maria e da Giuseppe. S. Giuseppe è testimone del pudore verginale: 1192-1202. La Madre di Dio fu vergine nel parto. Colui che dopo la resurrezione da grande ha potuto passare da una porta chiusa, ha potuto ancorchè piccolo uscire da membra verginali. A Cristo Dio questo è stato possibile. Non sembra irrazionale. Se nella nascita di Cristo, l’integrità di Maria è violata, falsamente la Chiesa universale proclama la nascita dalla Vergine. Contro i Manichei e i Gioviniani afferma il vero corpo di Cristo, e che Maria restasse Vergine: 1203-1207. La Madre di Dio restò vergine dopo il parto. Nella Scrittura quelli che vengono chiamati “fratelli” sono da ritenere consanguinei di Cristo e non fratelli uterini. La Scrittura dimostra questo. Come nessun morto giacque nel sepolcro di Cristo oltre lui, così il seno di Maria né prima né dopo concepì altro mortale: 1208. Trattandosi di peccati, Agostino non consente alcuna obiezione. Non concede al diavolo il controllo sulla nascita di Maria: 1209-1210.

1192. (De haer. 82). Questa eresia ha avuto origine nel nostro tempo, allorché eravamo giovani, per opera di un certo Gioviniano monaco… Annullava la verginità di Maria, affermando la perdita dell’integrità nel parto.

1193. (De S. virg. 4,4). La verginità di Maria fu certamente molto gradita e cara [al Signore]. Egli non si contentò di sottrarla – dopo il suo concepimento – a ogni violazione da parte dell’uomo, e così conservarla sempre incorrotta. Già prima d’essere concepito volle scegliersi, per nascere, una vergine consacrata a Dio, come indicano le parole con le quali Maria replicò all’Angelo che le annunziava l’imminente maternità. Come potrà accadere una tal cosa – disse – se io non conosco uomo? 7. E certo non si sarebbe espressa in tal modo se prima non avesse consacrato a Dio la sua verginità.

1194. (Serm. 69 3,4). La Vergine infatti non lo concepì sotto l’impulso della libidine, ma in virtù della fede. Egli che esisteva prima della Vergine entrò nel seno della Vergine. Scelse colei ch’egli aveva creata; l’aveva creata per sceglierla. Procurò alla Vergine la fecondità senza toglierle l’integrità.

1195. (De gen. ad litt. X 18,32). E qual grembo più puro di quello della Vergine, la cui carne, benché proveniente da una procreazione inquinata dal peccato, non ha tuttavia concepito mediante questa sorgente inquinata dal peccato? Per conseguenza neppure il corpo di Cristo è stato seminato nel ventre di Maria in forza della legge che, insita nelle membra del nostro corpo mortale, si oppone alla legge dello spirito… Per conseguenza, sebbene il corpo di Cristo sia stato preso dalla carne d’una donna concepita mediante la trasmissione d’una carne di peccato, poiché esso non fu concepito nella madre allo stesso modo ch’era stata concepita lei, non era neppure essa carne di peccato ma solo simile alla carne di peccato.

1196. (De ag. chr. I 22,24). a Lui non fu difficile formare un vero corpo nel grembo di Maria senza seme virile: in quanto la natura corporea obbedisce al comando e alla volontà del Signore e per formare un uomo nelle viscere di una donna…

1197. (Serm. 189,4). Ambedue le nascite di Cristo sono mirabili: la nascita dal Padre senza madre, la nascita dalla madre senza padre. La prima nascita è eterna, la seconda è avvenuta nel tempo. Quando è nato dal Padre? Ma che significa: quando? Cerchi lì quando, lì dove non si trova il tempo? Non cercare lì quando. Riguardo alla nascita nel tempo, allora sì cerca quando; fai bene a cercare quando è nato dalla madre. Invece se cerchi quando è nato dal Padre, non fai una ricerca sensata: è nato e non ha un tempo; l’eterno è nato dall’eterno: è coeterno a lui. E perché ti meravigli? È Dio. Considera la sua divinità e non avrai più motivo di meravigliarti. Ma quando diciamo: è nato da una Vergine, è una cosa straordinaria: ti meravigli. Non meravigliarti: è Dio. La lode si sostituisca alla meraviglia. Abbi fede: credi, perché il fatto è realmente avvenuto. Se non credi, il fatto è avvenuto lo stesso, e tu rimani infedele. Si è degnato di diventare uomo: che cosa cerchi di più? Ti pare che Dio si sia umiliato poco per te? Colui che era Dio è diventato uomo. In un piccolo alloggio, avvolto in panni, fu adagiato in una mangiatoia: l’avete sentito dal Vangelo che vi è stato letto. Chi non rimane meravigliato? Colui che riempiva il mondo non trovava riparo in un alloggio.

1198. (In Io ev. tr. 8,8). Caso unico, egli è nato dal Padre senza madre, dalla madre senza padre: senza madre come Dio, senza padre come uomo;

1199. (Serm. 196 1,1). Due sono le nascite del Signore nostro Gesù Cristo una divina, l’altra umana, ambedue mirabili; quella divina senza una donna come madre, quella umana senza un uomo come padre.

1200. (De cons. ev. II 1,2). Matteo dunque espone la generazione umana di Cristo, e ne ricorda gli avi cominciando da Abramo e giungendo a Giuseppe, lo sposo di Maria dalla quale nacque Gesù. Non gli era consentito, al riguardo, supporre Giuseppe mancante del vincolo sponsale che lo legava a Maria per il fatto che costei generò Cristo non da un rapporto fisico con lui ma rimanendo vergine. Con questo esempio s’inculca ai cristiani sposati una dottrina meravigliosa, e cioè che il matrimonio vige e merita tale nome anche quando di comune accordo gli sposi osservano la continenza, equindi fra loro non c’è unione sessuale ma si custodisce l’affetto dell’anima.

1201. (Serm. 225, 2,2). Essa che aveva fatto proposito di verginità e il cui sposo era destinato non a toglierle ma a custodirle il pudore (o meglio, non a custodirla, perché chi la custodiva era Dio; il marito fu solo il testimone del suo pudore verginale, perché non venisse considerata incinta da adulterio),

1202. (De nup. et conc. I 11,12). . Il motivo per cui la Vergine era ancora più santamente e meravigliosamente cara a suo marito consiste nel fatto che anche senza l’intervento del marito essa divenne feconda, superiore a lui per il Figlio, pari nella fedeltà. A motivo di questo fedele matrimonio entrambi meritarono di essere chiamati i genitori di Cristo: non solo lei fu chiamata madre, ma anche lui, in quanto sposo di sua madre, fu chiamato suo padre; era sposo e padre nello spirito, non nella carne. Tuttavia, sia Giuseppe, padre soltanto in spirito, sia Maria, madre anche secondo la carne, furono entrambi i genitori della sua umiltà non della sua grandezza, della sua debolezza non della sua divinità.

1203. (Serm. 191 1,2). Maria era vergine prima di concepire Gesù e rimase vergine anche dopo averlo partorito. In quella terra, cioè in quel corpo donde è sorta la Verità non venne meno l’integrità. Dopo la sua risurrezione, poiché i discepoli credevano che fosse uno spirito, non un corpo, Gesù disse: Palpatemi e osservate; uno spirito non ha carne ed ossa come vedete che ho io 15. E nonostante la consistenza del suo corpo giovanile, s’introdusse presso i discepoli a porte chiuse 16 . Perché allora colui che, da grande, poté entrare attraverso le porte chiuse, non avrebbe potuto anche, da piccolo, uscire attraverso membra incorrotte? Gli increduli non vogliono credere né a questo fatto né a quell’altro. Ma tanto più la fede li ammette ambedue quanto più l’incredulità li rifiuta ambedue. L’incredulità consiste nel negare in Cristo la divinità. Ma se la fede ammette che Dio è nato nella natura umana, non dubita che sia possibile a Dio compiere ambedue i portenti: sia che il suo corpo, già grande, si presentasse, mentre l’uscio era chiuso, davanti a coloro che erano all’interno della casa; sia che, da bambino, procedesse come sposo dal suo talamo 17, cioè dal grembo verginale, lasciando illesa la verginità della madre.

1204. (Ep. 137 2,8). La stessa grandezza della sua potenza, che in uno spazio angusto non prova molestia, fecondò il seno della Vergine rendendola madre non per opera di altri ma di sé medesimo;… La medesima potenza che, attraverso le inviolate viscere della Vergine Madre trasse a luce le membra del bambino, più tardi, attraverso le porte chiuse, fece passare le membra di lui divenuto adulto 6. Ora tutto ciò, se si cerca una ragione, non sarà più meraviglioso; se si desidera un esempio, non sarà più una cosa unica. Dobbiamo ammettere che Dio possa operare qualche cosa che noi dobbiamo confessare di non poter penetrare. In tali fatti l’intera spiegazione risiede nella potenza di Colui che li opera.

1205. (Ep. 162,6). Nella lettera che tu accenni d’aver letta e nella quale rispondevo a coloro i quali rifiutano di credere che Cristo è nato dalla Vergine, rimasta sempre vergine prima e dopo il parto, proprio a motivo della ragione occulta di tale avvenimento misterioso io dicevo che: ” se uno vuole indagarne la ragione, non sarà più un prodigio “. Dicevo così non perché il fatto non abbia la sua ragione, ma perché tale ragione sfugge a coloro per i quali Dio ha voluto che fosse prodigioso.

1206. (Enchir. 34). Ed è lecito dire che in quella condizione da Lui assunta non è mancato nulla alla natura umana, una natura, tuttavia, assolutamente libera da ogni vincolo di peccato: non come quella nata dall’unione dei sessi per mezzo della concupiscenza della carne con l’ipoteca di un peccato,… ma quale doveva nascere da una vergine, concepita dalla fede della madre, non dalla passione. Se con la sua nascita ne fosse stata compromessa l’integrità, non sarebbe piú nato da una vergine e, cosa impensabile, in modo falso tutta la Chiesa confesserebbe che Egli è nato dalla Vergine Maria, quella Chiesa che ogni giorno partorisce le sue membra, pur restando vergine, ad imitazione di sua madre.

1207. (C. Iul. I 2,4). Questa accusa di manicheismo la faceva pure Gioviniano quando negava che la verginità di Maria santa nella concezione fosse rimasta integra anche durante il parto, come se l’affermare che Cristo è nato dalla verginità incorrotta della madre significasse pensare insieme ai manichei Cristo come un fantasma. Con l’aiuto dello stesso Salvatore, però, i cattolici disprezzarono quello che sembrava un argomento acutissimo sciorinato da Gioviniano, si rifiutarono di credere che Maria santa si fosse corrotta nel parto e che il Signore fosse stato un fantasma, e riaffermarono che Maria rimase vergine nel parto e diede alla luce Cristo con un corpo reale.

1208. (In Io. ev. tr. 28,3). Ora si avvicinava la festa dei Giudei, detta Scenopegia (Gv 7, 2)… i suoi fratelli si rivolsero a Cristo Signore. Prendete il termine fratelli nel senso che sapete; il termine infatti non vi è nuovo. I parenti della vergine Maria venivano chiamati fratelli del Signore. Era consuetudine, nella Scrittura, chiamare fratelli tutti i parenti di qualsiasi grado, contrariamente al nostro uso e al nostro modo di esprimerci. Chi di noi chiamerebbe fratello lo zio o il figlio della sorella? Eppure la Scrittura chiama fratelli anche questi parenti. Abramo e Lot, ad esempio, sono chiamati fratelli, benché Abramo fosse zio paterno di Lot (cf. Gn 11, 27-31; 17, 8; 14, 14); così Labano e Giacobbe sono chiamati fratelli, pur essendo Labano zio materno di Giacobbe (cf. Gn 28, 2; 29, 10-15). Quando, dunque, sentite parlare dei fratelli del Signore, pensate ai parenti di Maria, non ad altri suoi figli. Allo stesso modo infatti che nel sepolcro in cui fu posto il corpo del Signore, né prima né poi vi giacque alcun morto, così il grembo di Maria né prima né poi concepì alcun mortale.

1209. (De nat. et gr.. 36,42). Escludiamo dunque la santa vergine Maria, nei riguardi della quale per l’onore del Signore non voglio si faccia questione alcuna di peccato. Infatti da che sappiamo noi quanto più di grazia, per vincere il peccato sotto ogni aspetto, sia stato concesso alla Donna che meritò di concepire e partorire colui che certissimamente non ebbe nessun peccato? Eccettuata dunque questa Vergine!, se avessimo potuto riunire tutti quei santi e quelle sante durante la loro vita terrena e interrogarli se fossero senza peccato, quale pensiamo sarebbe stata la loro risposta? Quella che dice costui o quella dell’apostolo Giovanni? Lo chiedo a voi. Per quanto grande potesse essere la loro santità nella vita corporale, alla nostra eventuale domanda non avrebbero forse gridato ad una sola voce: Se dicessimo di essere senza peccato, inganneremmo noi stessi e la verità non sarebbe in noi 148?

1210. (C. Iul. o.i. IV 122) Non assegniamo Maria al diavolo per la condizione del nascere, ma per questo: perché la stessa condizione del nascere è risolta dalla grazia del rinascere.

CAPITOLO XVI

Si vestì di morte nella verginità della madre.

SOMMARIO. Dunque il Verbo si è fatto uomo, e perciò il diavolo, vinto con le due nature prese dalla donna, cioè maschio e femmina, fu sconfitto. Poiché la morte arrivò con la donna, da una donna la vita è stata restituita. Maria è corredentrice. La salvezza è ritornata quando la donna concepì nel seno la carne dell’ Onnipotente. Maria ha cooperato affinché nella carità nascessero i fedeli nella Chiesa. Essendo la madre del nostro Capo, la Vergine Maria è anche nostra madre: 1211-1216.

1211. (De ag. chr. I 22,24). Dunque anch’io credo che Cristo sia nato da una vergine perché l’ho letto nel Vangelo. Il motivo per cui lo Spirito Santo non è nato da una colomba, come Cristo da una donna, dimostra che lo Spirito Santo non era venuto a liberare i colombi, ma a significare agli uomini l’innocenza e l’amore spirituale, che visibilmente è stato raffigurato sotto l’apparenza di colomba. Invece, nostro Signore Gesù Cristo che era venuto a liberare il genere umano e procurare la salvezza e agli uomini e alle donne, non disprezzò i primi, perché assunse il sesso maschile, né le seconde, perché nacque da una donna. A ciò poi si aggiunge un grande mistero, che, poiché per mezzo di una donna la morte era caduta su di noi, per mezzo di una donna la vita risorgesse in noi, in modo che il diavolo vinto fosse sconfitto riguardo all’una e all’altra natura, cioè femminile e maschile, poiché esso (il diavolo) si rallegrava della rovina di entrambi i sessi. Minor pena sarebbe stata per il diavolo, se ambedue i sessi fossero stati liberati in noi, senza essere stati liberati anche per mezzo di ambedue i sessi.

1212. (Serm. 51 2,3). Nascendo invece da una donna doveva mostrarci qualche grande mistero. In realtà, fratelli, anche noi ammettiamo che, se il Signore avesse voluto diventare uomo senza nascere da una donna, ciò era certamente facile alla sua sovrana maestà. Ma allo stesso modo che poteva nascere da una donna senza il concorso di un uomo, così sarebbe potuto nascere anche senza il concorso d’una donna. Ma egli volle mostrarci questo; che cioè la creatura umana non avrebbe dovuto perdere la speranza di salvarsi riguardo a nessuno dei due sessi…. Venne dunque il Cristo nel mondo come uomo per scegliere di preferenza il sesso maschile e, nascendo da una donna, venne a consolare il sesso femminile, come se, rivolgendo loro la sua parola, avesse detto: “Perché sappiate che nessuna creatura di Dio è cattiva, ma è stata pervertita da un piacere colpevole, quando nel principio feci l’uomo, io lo feci maschio e femmina. Non condanno la creatura che io ho creato. Ecco, sono nato uomo, sono nato da una donna. Non condanno dunque la creatura che io ho fatto, ma i peccati che io non ho fatto”. Ambedue i sessi vedano la propria dignità ma confessino il proprio peccato, e ambedue sperino di salvarsi. Per ingannarlo fu propinato all’uomo il veleno dalla donna; da una donna venga propinata all’uomo la salvezza per rigenerarlo con la grazia. La donna, diventando madre di Cristo, riparerà il peccato da lei commesso ingannando l’uomo.

1213. (En in Ps. 148,8). Cosa ti ha promesso Dio, o uomo mortale? Che vivrai in eterno. E non ci credi? Credici, credici! È più ciò che ha già fatto che non quello che t’ha promesso. Cosa ha fatto? È morto per te. Cosa ti ha promesso? Che vivrai insieme con lui. È più difficile a credersi che sia morto l’Eterno che non il fatto che viva in eterno l’uomo mortale… Ma in che modo Dio è morto? o come ha fatto a morire? o può Dio morire? Ha preso da te ciò che gli consentisse di morire per te. Non sarebbe potuto morire se non chi è carne; non sarebbe potuto morire se non il corpo mortale. Egli si è rivestito di ciò che gli consentisse di morire per te; e così tu sarai rivestito di ciò che ti consentirà di vivere con lui. Dove si rivestì della mortalità? Nella verginità della Madre. E dove rivestirà te della vita? Nell’uguaglianza col Padre.

1214. (Serm. 232 2,2). Per colpa di una donna era caduto l’uomo, per merito della donna l’uomo fu riscattato. Dal momento che era stata una vergine a concepire Cristo, toccava alla donna annunziarne la resurrezione. Così, come per causa della donna era venuta la morte, per causa della donna veniva la vita.

1215. (Serm. 289 2). Un uomo fu concepito da Elisabetta, un uomo da Maria: Elisabetta madre di Giovanni, Maria madre di Cristo; ma Elisabetta di un uomo, Maria di Dio-uomo. È un evento singolare il fatto che una creatura abbia potuto concepire il Creatore. Che c’è dunque da capire, fratelli miei, se non che dalla sola madre si procurò la carne, Colui che creò il primo uomo senza padre e senza madre? Quella prima nostra rovina si verificò quando la donna, per la quale perdemmo la vita, concepì in cuore i veleni del serpente. Il serpente indusse a peccare infatti, e il cattivo consigliere venne accettato. Se la nostra prima rovina avvenne quando la donna ricevette in cuore i veleni del serpente, non c’è da meravigliarsi se la nostra salvezza si attuò quando la donna concepì in seno la carne dell’Onnipotente. L’uno e l’altro sesso era decaduto, l’uno e l’altro sesso doveva essere ricostituito. Per la donna eravamo stati condannati alla morte, per la donna ci è stata ridonata la salvezza.

1216. (De sancta virg. 6). Maria è stata l’unica donna ad essere insieme madre e vergine, tanto nello spirito come nel corpo. Spiritualmente però non fu madre del nostro capo, cioè del nostro Salvatore, dal quale piuttosto ebbe la vita, come l’hanno tutti coloro che credono in lui (anche lei è una di questi!), ai quali si applica giustamente il nome di figli dello sposo 10. È invece senza alcun dubbio madre delle sue membra, che siamo noi, nel senso che ha cooperato mediante l’amore a generare alla Chiesa dei fedeli, che formano le membra di quel capo. Per quanto invece concerne il suo corpo, essa è la madre proprio del capo. Era infatti necessario che il nostro capo, con un insigne miracolo, prendesse la carne da una vergine, per significare che nell’ordine soprannaturale le sue membra sarebbero dovute nascere da una vergine, cioè dalla Chiesa. Dunque, soltanto Maria fu madre e vergine nello spirito e nel corpo: madre di Cristo, vergine di Cristo.