LA SS.MA EUCARESTIA

CAPITOLO I

Il pane che riceve la benedizione di Cristo, diventa il corpo di Cristo.

SOMMARIO. La stessa carne che Cristo ha ricevuto da Maria la diede a noi da mangiare; questa carne è da adorare prima di mangiarla. Cristo la prese nelle sue mani, quando aveva in mano il pane consacrato nella cena. Operante invisibilmente lo Spirito di Dio, il pane e il vino sono consacrati con la preghiera mistica, e sono trasformati nel corpo e nel sangue di Cristo: 2044-2054. Chi riceve indegnamente, riceve veramente, ma infruttuosamente e sacrilegamente; per cui mangia e beve il suo giudizio. Non si può spiegare quello che succede del sacrificio eucaristico, senza la reale presenza di Cristo nell’Eucarestia. La stessa vittima della croce, il sacrificio del nostro riscatto, viene offerto sull’ altare. Lo stesso Cristo offre se stesso per mezzo dell’incarico del vescovo o del sacerdote. Il sacrificio di Aronne che era ombra del futuro sacrificio è stato sostituito. La vittima ha preso la carne nel seno di Maria, affinché l’uomo potesse mangiare il pane degli Angeli. Il Corpo di Cristo è offerto nel nuovo sacrificio secondo l’ordine di Melchisedech, e distribuito ai partecipanti: 2055-2068. Regola dell’arcano: 2069-2070.

2044. (En. in Ps. 98,9). E adorate lo sgabello dei suoi piedi, perché è santo. Cosa dobbiamo adorare? Lo sgabello dei suoi piedi. Sgabello significa pedana. Ciò che i greci chiamano pastedGraphic.pngcerti latini l’hanno reso con scabellum (= sgabello), mentre altri con suppedaneum (= pedana). Ma notate bene, o fratelli, cosa ci si ordini di adorare. In un altro passo scritturale è detto: Mio trono è il cielo; la terra è lo sgabello dei miei piedi 15. Avendoci dunque detto in questo passo che la terra è lo sgabello dei piedi di Dio, ci si ordinerà, per caso, di adorare la terra? Ma come adoreremo la terra, se la Scrittura ci dice apertamente: Adorerai il Signore Dio tuo 16?… Mi trovo nell’incertezza. Temo di adorare la terra, perché potrebbe punirmi colui che ha creato il cielo e la terra; ma temo ancora di non adorare lo sgabello dei piedi del mio Signore,… Nella mia incertezza mi volgo a Cristo, poiché è di lui che vado in cerca. In lui trovo come si possa adorare la terra, sgabello dei piedi di Dio, senza cadere nell’empietà. Egli infatti dalla terra assunse la terra, poiché la nostra carne proviene dalla terra e lui prese la carne dalla carne di Maria. Rivestito di questa carne mosse i suoi passi quaggiù e la stessa carne ci lasciò affinché ne mangiassimo per conseguire la salute. Orbene nessuno mangia quella carne senza prima averla adorata. Ecco dunque trovata la maniera d’adorare lo sgabello dei piedi del Signore, e trovata in modo che non soltanto non si pecchi adorandolo, ma si pecchi non adorandolo.

2045. (ib. 33 s.I,10). Era portato dalle sue mani. Ma questo, fratelli, come si può capire che possa accadere ad un uomo? Chi è portato con le sue stesse mani? L’uomo può essere portato dalle mani degli altri, ma nessuno può esser portato dalle sue mani. Non troviamo perciò come si possono capire queste parole secondo la lettera se le riferiamo a David stesso; ma se le riferiamo a Cristo lo capiamo. Cristo infatti era portato nelle sue stesse mani allorché, affidando il suo stessso corpo, disse: Questo è il mio corpo 35 . Portava infatti il suo corpo con le sue mani.

2046. (ib. 33 s.2,2). Ed era portato nelle sue mani; in qual modo era portato nelle sue mani ? Perché, nel presentare il suo corpo ed il suo sangue, prese nelle sue mani ciò che i fedeli conoscono; ed Egli in certo qual modo portava se stesso nel dire: Questo è il mio corpo 3.

2047. (Serm. 234,2). non qualsiasi pane ma il pane che ricevendo la benedizione di Cristo diventa corpo di Cristo.

2048. (Serm. Denis 6,3). Ed ora sentirete quel che anche ieri avete sentito; oggi però vi viene spiegato quel che avete sentito e che anche avete risposto (o forse siete stati zitti mentre rispondevano gli altri, ma intanto ieri avete imparato quel che oggi bisogna rispondere). Dopo il saluto che conoscete, cioè: Il Signore sia con voi, avete sentito: In alto i cuori. Tutta la vita dei cristiani veri è cuore in alto,… Che vuol dire: cuore in alto? Speranza in Dio, non in te stesso….Perciò quando sentite dal sacerdote: In alto i cuori, voi rispondete: Sono rivolti al Signore….E poiché anche questo, cioè l’avere il cuore in alto, è Dio che ve lo dona e non le vostre forze, appena avete dichiarato di avere il cuore in alto verso il Signore, il sacerdote continua dicendo: Rendiamo grazie al Signore Dio nostro. Rendiamo grazie di che cosa? Perché il nostro cuore è in alto e, se non fosse stato lui a sollevarlo, noi staremmo a terra. E subito dopo [viene] quel che si fa nella santa orazione che voi ascolterete, in cui, mediante la parola, si fa presente il corpo e il sangue di Cristo. Togli infatti la parola, ed è pane e vino; mettici la parola, e subito è un’altra cosa. Che cos’è quest’altra cosa? Il corpo di Cristo, il sangue di Cristo. Togli dunque la parola: è pane e vino; mettici la parola e diventa sacramento. Su queste cose voi dite Amen. Dire Amen, è sottoscrivere. Amen in latino vuol dire “È verità”. Poi si dice l’Orazione del Signore, che voi avete ricevuto e reso. Perché si dice prima di ricevere il corpo e il sangue di Cristo? Perché se, per fragilità umana, la nostra mente ha concepito qualcosa che non stava bene, se la lingua si è lasciata scappare qualcosa d’inopportuno, se l’occhio ha guardato qualcosa in un modo che non conveniva, se l’orecchio ha prestato benevola attenzione a qualcosa di scorretto, se mai qualcosa di simile è stato contratto per le tentazioni di questo mondo e per la fragilità della vita umana, questo viene cancellato nell’Orazione del Signore con le parole: Rimetti a noi i nostri debiti 3. Così possiamo accostarci tranquilli, senza pericolo che quel che riceviamo lo mangiamo e beviamo a nostra condanna 4. Dopo ciò si dice: La pace sia con voi.

2049. (C. Faust. XX 13). Perché poi Fausto ritenga che le nostre religioni siano uguali per quanto riguarda il pane ed il calice non lo so, dal momento che per i Manichei gustare il vino non è religione, ma sacrilegio. Nell’uva, infatti, riconoscono il loro dio, non vogliono riconoscerne la presenza nella botte, come se l’essere pigiato e rinchiuso li offendesse in qualcosa. Il nostro pane e il nostro vino, poi, non sono qualsiasi (perché Cristo è legato nelle spighe e nei tralci, come vaneggiano quelli), ma con una specifica consacrazione diventano – non nascono – mistici per noi. Quindi, ciò che non diviene così, benché sia pane e vino, è alimento per ristorarsi, non sacramento di religione: eccetto il fatto che benediciamo e rendiamo grazie al Signore in ogni suo dono, non solo spirituale, ma anche corporeo.

2050. (De Trin. III 4,10). L’apostolo Paolo, benché portasse ancora il fardello del corpo che si corrompe e pesa sull’anima 29, benché vedesse ancora in maniera imperfetta ed enigmatica 30, desideroso di sciogliersi dal corpo e di stare con Cristo 31, dolente nell’attendere come diritto di adozione la redenzione del proprio corpo 32, nondimeno poté predicare il Signore Gesù Cristo 33, presentandolo in modi diversi con la sua voce, le sue lettere, con il Sacramento del corpo e del sangue di lui; corpo e sangue di Cristo non chiamiamo né la voce di Paolo, né le sue pergamene e il suo inchiostro, né le sue parole, né i caratteri tracciati nei suoi volumi, bensì solo quanto noi preleviamo dai frutti della terra, consacriamo con la preghiera mistica e consumiamo ritualmente per la nostra salvezza spirituale, commemorando la passione per noi sofferta dal Signore 34. Tutto ciò acquista le sue apparenze visibili attraverso il lavoro degli uomini, ma solo attraverso l’intervento invisibile dello Spirito di Dio

2051. De Trin. III 10,21). Quale uomo sa come gli Angeli abbiano prodotto quelle nubi o quella fiamma o come le abbiano utilizzate per annunciare ciò che annunciavano, pur ammettendo che sotto quelle forme corporee si rivelasse il Signore o lo Spirito Santo? Similmente non conoscono i neofiti quello che si offre sull’altare e si consuma al termine della sacra celebrazione: donde venga, come si appresta, perché mai abbia significato religioso. E se non lo imparano mai per esperienza propria o altrui, se non osservano mai quelle cose stesse se non durante la celebrazione sacramentale, dove si offrono e si distribuiscono, e se non si dica mai loro con la più grande autorità di chi siano il corpo e il sangue, null’altro crederanno se non questo: che il Signore sia apparso agli occhi dei mortali proprio in quella forma e che proprio quel liquido sia sgorgato dal suo fianco ferito 96.

2052. (Serm. 228B; Denis 3,3). Egli infatti, già vicino alla sua passione, facendo la Pasqua con i suoi discepoli, preso il pane, lo benedisse dicendo: Questo è il mio corpo che sarà dato per voi 8. Allo stesso modo, dopo averlo benedetto, diede il calice, dicendo: Questo è il mio sangue della nuova alleanza, che sarà versato per molti in remissione dei peccati 9 . Questo già voi lo leggevate o lo ascoltavate dal Vangelo, ma non sapevate che questa Eucarestia è il Figlio stesso; ma adesso, col cuore purificato in una coscienza senza macchia e col corpo lavato con acqua monda 10, avvicinatevi a lui e sarete illuminati, e i vostri volti non arrossiranno 11 .

2053. (De pecc. mer. et rem. I 24,34). Non dubitiamo dunque che anche per i bambini da battezzare è stato versato il sangue, che prima d’essere versato fu dato e comandato nel sacramento con queste parole: Questo è il mio sangue che sarà versato per molti in remissione dei peccati 98.

2054. ( Serm. 228B; Denis 3,2). Riconoscete nel pane quello stesso [corpo] che pendette sulla croce, e nel calice quello stesso [sangue] che sgorgò dal suo fianco.

2055. (Serm. 71 11,17): Anche l’affermazione: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui 51, in che senso la dovremo intendere? Potremmo forse intendere qui anche quelli dei quali l’Apostolo dice che mangiano e bevono la propria condanna 52, sebbene mangino la stessa carne e bevano lo stesso sangue? Forse che l’empio Giuda, che vendette e consegnò il Maestro, sebbene avesse mangiato con tutti gli altri discepoli il sacramento della carne e del sangue di Cristo, amministrato dalle sue mani per la prima volta, come ci fa conoscere più chiaramente l’evangelista Luca, rimase in Cristo e Cristo in lui 53? Allo stesso modo molti che mangiano quella carne e bevono quel sangue con cuore finto o che, dopo aver mangiato e bevuto diventano apostati, rimangon forse in Cristo e Cristo in loro? C’è dunque certamente un modo di mangiare quella carne e bere quel sangue, modo per cui chi mangia e beve rimane in Cristo e Cristo in lui. Non rimane dunque certamente in Cristo né Cristo in lui chiunque mangerà la carne e berrà il sangue di Cristo in qualunque modo, ma chi lo fa in un determinato modo, ch’egli naturalmente vedeva quando diceva queste cose.

2056. (In Io. ev. tr. 26,11): Anche noi oggi riceviamo un cibo visibile: ma altro è il sacramento, altra è la virtù del sacramento. Quanti si accostano all’altare e muoiono, e, quel che è peggio, muoiono proprio perché ricevono il sacramento! E’ di questi che parla l’Apostolo quando dice: Mangiano e bevono la loro condanna (1 Cor 11, 29). Non si può dire che fosse veleno il boccone che Giuda ricevette dal Signore. E tuttavia non appena lo ebbe preso, il nemico entrò in lui; non perché avesse ricevuto una cosa cattiva, ma perché, malvagio com’era, ricevette indegnamente una cosa buona. Procurate dunque, o fratelli, di mangiare il pane celeste spiritualmente, di portare all’altare l’innocenza. I peccati, anche se quotidiani, almeno non siano mortali. Prima di accostarvi all’altare, badate a quello che dite: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori (Mt 6, 12).

2057. (De bapt. V 8,9). Come Giuda, infatti, al quale il Signore porse il boccone, fece spazio dentro di sé al diavolo 15, non perché riceveva una cosa malvagia, ma perché la riceveva da malvagio, così chiunque riceve indegnamente il sacramento del Signore, non fa sì che, essendo egli cattivo, esso è cattivo, oppure, che non riceve niente, perché non lo riceve per la salvezza. Era Corpo e Sangue del Signore, infatti, malgrado tutto, anche per quelli ai quali l’Apostolo diceva: Chi mangia e beve indegnamente, mangia e beve la propria condanna 16.

2058. (Conf. IX 13,36). All’approssimarsi del giorno della sua liberazione 142, mia madre non si preoccupò che il suo corpo venisse composto in vesti suntuose….Ci chiese soltanto di far menzione di lei davanti al tuo altare, cui aveva servito infallibilmente ogni giorno, conscia che di là si dispensa la vittima santa, grazie alla quale fu distrutto il documento che era contro di noi,

2059. ( ib. IX 12,32). Nemmeno durante le preghiere che spandemmo innanzi a te mentre veniva offerto in suo suffragio il sacrificio del nostro riscatto,

2060. (C. Faust. XX 18). Per cui, ormai, i cristiani celebrano la memoria del medesimo sacrificio consumato con la sacrosanta oblazione e partecipazione del corpo e del sangue di Cristo.

2061. (Quaest. evang. II,33,3). Poiché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. È il banchetto e la festa che si celebra adesso che la Chiesa si è dilatata e diffusa per tutto il mondo. In effetti quel vitello è offerto al Padre nel Corpo e nel Sangue del Signore e nutre tutta intera la casa.

2062. (Serm. 227). E affinché questo avere il cuore in alto verso il Signore non lo attribuiate alle vostre forze, ai vostri meriti, ai vostri sforzi (l’avere il cuore in alto infatti è un dono di Dio), dopo che il popolo ha risposto: Sono in alto, rivolti al Signore, il vescovo o il presbitero che presiede continua dicendo: Rendiamo grazie al Signore nostro Dio; appunto per il fatto che noi teniamo il cuore in alto.

2063. (De civ. Dei XVII 20,2). Non v’è bene per l’uomo se non ciò che mangerà e berrà 205. Con maggiore attendibilità nel passo si ravvisa ciò che riguarda la partecipazione alla mensa che lo stesso sacerdote Mediatore della Nuova Alleanza 206 offre secondo l’ordine di Melchisedech dal suo corpo e dal suo sangue. Questo sacrificio sottentrò a tutti i sacrifici dell’Antica Alleanza che erano offerti come adombramento del futuro. Perciò anche nel Salmo trentanove ravvisiamo la voce del Mediatore che parla profeticamente: Non hai gradito sacrificio e offerta, ma mi hai dato un corpo 207, perché in luogo di tutti i sacrifici e offerte, si offre il suo corpo e si dispensa ai partecipanti.

2064. (En in Ps 33,6). È stato dunque abrogato il sacrificio di Aronne, e si è cominciato a praticare il sacrificio secondo l’ordine di Melchisedec…Nel suo corpo e nel suo sangue ha voluto che fosse la nostra salvezza. Ma come ci ha raccomandato il suo corpo e il suo sangue 21? Con la sua umiltà. Se non fosse stato umile, infatti, non lo potremmo né mangiare né bere. Guarda la sua sublimità: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio ed era Dio il Verbo 22 . Ecco il cibo eterno: ma lo mangiano gli angeli, lo mangiano le sublimi virtù,… Ma quale uomo può giungere a tal cibo?… Era dunque necessario che quella vivanda si facesse latte, per poter pervenire ai piccoli. E come può diventare latte un cibo? come si trasforma in latte, se non passando attraverso la carne? Così infatti fa la madre. Ciò che mangia la madre mangia anche il piccolo; ma poiché il bimbo è incapace di nutrirsi di pane, la madre incarna quel pane, e con l’umiltà delle mammelle ed il succo del latte nutre, con quel pane stesso, il bambino. In quale maniera con tale pane ci ha nutrito la Sapienza di Dio? Poiché il Verbo si è fatto carne ed ha abitato fra noi 23. Osservate l’umiltà,… dette loro il pane del cielo, l’uomo mangiò il pane degli angeli 24, cioè: il Verbo sempiterno di cui si nutrono gli angeli, e che è uguale al Padre, l’uomo lo ha mangiato; perché…annientò se stesso affinché l’uomo mangiasse il pane degli angeli, assumendo la forma di servo, fattosi simile agli uomini, e nell’atteggiamento riconosciuto come un uomo; si umiliò facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce 25, in modo che ormai dalla croce stessa venisse mostrato a noi il nuovo sacrificio:

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2065. (Serm. 130,2). Chi, se non Cristo, è il pane del cielo? Ma perché l’uomo potesse mangiare il pane degli angeli, il Signore degli angeli si è fatto uomo. Perciò, se tale non si fosse fatto, non avremmo il suo corpo; non avendo il corpo proprio di lui, non mangeremmo il pane dell’altare.

2066. (Serm. 310,2). Proprio nel luogo ove depose le spoglie della carne era allora convenuta una moltitudine accanita a volere la morte di Cipriano per odio contro Cristo; e li, oggi, in occasione del Natale di Cipriano, si è raccolta una devota moltitudine a bere il sangue di Cristo. E in quel luogo, in occasione del Natale di Cipriano con quanta maggior devozione si versò il sangue di Cipriano per il nome di Cristo, con tanta maggiore dolcezza si beve il sangue di Cristo.

2067. (C. Faust. XII 10). Così nelle sacre Scritture la voce di Dio rimprovera i Giudei. Ha infatti una gran voce il sangue di Cristo nella terra dal momento che, quando è stato accolto, tutti i gentili rispondono: Amen. Questa è la chiara voce del sangue che il sangue stesso suscita dalla bocca dei fedeli che lo stesso sangue ha redento.

2068. (Serm. IX 10,14). Conosci già quanto costi, conosci già a che cosa ti accosti, che cosa mangi, che cosa bevi, anzi chi mangi, chi bevi. Astieniti dalle fornicazioni 60.

2069. (Serm. 132 1,1). Come abbiamo ascoltato drante la lettura del Vangelo, il Signore Gesù Cristo, con la promessa della vita eterna esortò a mangiare la sua carne e a bere il suo sangue. Alcuni di voi che avete ascoltato queste parole non hanno ancora capito. Infatti voi che siete stati battezzati e siete nel numero dei fedeli, sapete che abbia voluto dire. Quelli di voi, invece, che sono ancora catecumeni ed anche coloro che sono denominati ” uditori “, hanno potuto essere in ascolto, ma, per caso, sono riusciti anche ad intendere? Perciò il nostro discorso è diretto agli uni e agli altri. Coloro che mangiano la carne del Signore e bevono il suo sangue considerino ciò che mangiano e che bevono… Quanti, invece, ancora non mangiano e ancora non bevono, si affrettino a tale convito cui sono stati invitati…. E forse ora, mentre si leggeva il Vangelo, avete detto dentro di voi: Valutiamo noi il senso di ciò che dice: La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda? Come viene mangiata la carne del Signore e bevuto il sangue del Signore?… E forse ora, mentre si leggeva il Vangelo, avete detto dentro di voi: Valutiamo noi il senso di ciò che dice: La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda? Come viene mangiata la carne del Signore e bevuto il sangue del Signore?

2070. (In Io. ev. tr.11,3). In tale situazione si trovano tutti i catecumeni: essi credono già nel nome di Cristo, ma Gesù non si affida a loro. La Carità vostra presti attenzione e cerchi di comprendere. Se ad un catecumeno domandiamo: Credi in Cristo? Io credo, risponderà, e si farà il segno della croce; egli porta già sulla fronte la croce di Cristo, e non si vergogna della croce del suo Signore. Dunque, ha creduto nel nome di lui. Domandiamogli ora: Mangi la carne e bevi il sangue del Figlio dell’uomo? Egli non capirà che cosa vogliamo dire, perché Gesù non si è ancora comunicato a lui.

CAPITOLO II

Alcuni punti oscuri in S.Agostino.

SOMMARIO. Cristo nell’ultima cena raccomandò e consegnò ai discepoli il rito del suo corpo e del suo sangue. Dice anche che il sacramento del Corpo di Cristo è il corpo di Cristo secondo un certo modo. Lo diede come segno del suo corpo. Sembra accreditare anche una manducazione spirituale: 2071-2074. Questi riferimenti nella mente di Agostino non escludono il ricevimento del corpo reale di Cristo. Egli vuole escludere l’interpretazione dei Cafarnaiti, quasi che il Signore si sia riferito a parti del cuo corpo. La carne, come intendevano i Cafarnaiti, non giova a nulla, non si tratta di un cadavere dilaniato, né una carne da vendere come al macello. Dobbiamo mangiarla con il cuore, non con i denti; così riceviamo non solo il sacramento visibile, ma anche la virtù del sacramento: 2075-2083.

2071. ( En in Ps. 3,1). Cena in cui raccomandò e donò ai discepoli il sacramento del suo corpo e del suo sangue;

2072. (Ep. 98,9). Cristo non s’è forse immolato da se stesso una sola volta? Eppure nel mistero liturgico s’immola per i fedeli non solo ogni ricorrenza pasquale, ma ogni giorno. E non mentisce di certo chi, interrogato se Cristo veramente s’immola, risponde di sì. Poiché se i sacramenti non avessero alcun rapporto di somiglianza con le realtà sacre di cui sono segni, non sarebbero affatto sacramenti. Da tale rapporto di somiglianza prendono per lo più anche il nome delle stesse realtà sacre. Così il sacramento del Corpo di Cristo è in certo qual modo il Corpo di Cristo, il sacramento del Sangue di Cristo è lo stesso Sangue di Cristo e il sacramento della fede è la fede stessa.

2073. (C. Adim. 12,3). Per quel che concerne ciò che è scritto, che il sangue di una bestia è la sua anima, a parte quanto ho detto in precedenza, non mi compete trattare della sorte dell’anima di una bestia; del resto posso anche interpretare quell’insegnamento in chiave simbolica. Infatti il Signore non ha esitato a dire: Questo è il mio corpo 91, dando un significato simbolico del suo corpo.

2074. (De doctr. chr. III 16,24). La locuzione che in termini precettivi proibisce il libertinaggio o il delitto o comanda un atto utile o benefico non è figurata. È invece figurata quando sembra comandare la scostumatezza o il delitto o proibire un atto utile o benefico. Dice: Se non mangerete la carne del Figlio dell’uomo e non ne berrete il sangue, non avrete in voi la vita 31. Sembrerebbe comandare una cosa delittuosa e ributtante. In realtà invece è un parlare figurato con cui ci si prescrive di comunicare alla passione del Signore e di celare nella memoria con dolcezza e utilità il fatto che la sua carne è stata crocifissa e piagata per noi.

2075. (En. in PS. 98,9). Lo Spirito è colui che vivifica; la carne non giova a nulla. Le parole che vi ho dette sono spirito e vita 17. Intendete spiritualmente ciò che io vi ho detto! Non mangerete questo corpo che vedete, né berrete il sangue che verseranno i miei crocifissori. Ho voluto proporre alla vostra considerazione un sacramento che, se voi lo intenderete spiritualmente, vi sarà fonte di vita. Sarà necessario, è vero, che esso venga celebrato visibilmente, tuttavia occorrerà sempre che lo si intenda spiritualmente.

2076. (ib. 98,9ant.). Alcuni suoi discepoli, una settantina circa, rimasero scandalizzati e dissero: È duro questo parlare; chi può capirci qualcosa? E si allontanarono da lui e non vollero più seguirlo. Sembrarono loro dure le parole: Chi non mangerà della mia carne non avrà la vita eterna, poiché le avevano intese stupidamente. Ragionando in modo carnale, avevano pensato che il Signore avrebbe tagliuzzato il suo corpo in particelle dandole loro da mangiare. Per questo dissero: Questo discorso è duro.

2077. (In Io. ev. tr. 27,2). Le intesero arbitrariamente, in senso puramente umano, e pensarono che Gesù potesse e volesse distribuire ai credenti in lui la carne di cui il Verbo era rivestito, facendola a pezzi. Questo linguaggio è duro – essi dicono – e chi lo può intendere?

2078. (ib tr. 27,5). Che significano le parole che seguono: Elo Spirito che vivifica, la carne non giova nulla? Egli ci consente di rivolgerci a lui, non per contraddirlo ma nel desiderio di apprendere: O Signore, maestro buono, come è possibile che la carne non giovi nulla, quando tu hai dichiarato: Chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue, non avrà in sé la vita (Gv 6, 54)? Forse che la vita non serve a nulla?… In che senso allora la carne non giova nulla? Non giova nulla la carne nel senso in cui costoro la intesero: essi la intesero nel senso della carne morta fatta a pezzi, come si vende al macello, non nel senso della carne vivificata dallo Spirito….Elo Spirito – dunque – che vivifica, la carne non giova nulla, ma nel senso che quelli la intesero, non nel senso in cui io do da mangiare la mia carne.

2079. (Serm. 131,1). Che vuol dire: questo vi scandalizza? Voi pensate che io intenda dividere in parti questo mio corpo che vedete, far perire le mie membra e distribuirvele? E che vuol dire: E se avrete visto il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? Chi poté salire nella sua integrità, certamente non poté essere consumato. Quindi, e ci dette il suo corpo e il suo sangue quale nutrimento salutare e spiegò in breve una questione tanto importante qual è l’integrità della sua persona. Mangino quelli che mangiano, bevano quelli che bevono; abbiano fame, abbiano sete; mangino la vita, bevano la vita. Mangiarne è ristorarsi,… Bere di esso che è se non vivere? Il tuo nutrimento sia la vita, la tua bevanda sia la vita; avrai la vita e la vita sussiste nella sua integrità. Allora avverrà questo, cioè, che corpo e sangue di Cristo saranno la vita per ognuno, se ciò che si riceve visibilmente nel Sacramento si mangi spiritualmente, si beva spiritualmente nella realtà propria significata.

2080. (In Io ev. tr. 27,12). Ora, in quella lenta morte,… siccome aveva mangiato e bevuto al banchetto eucaristico, saziato di quel cibo e inebriato di quel calice, non sentì i tormenti. Era presente in lui chi ha detto: E’ lo Spirito che vivifica (Gv 6, 64). La carne ardeva, ma lo Spirito vivificava l’anima.

2081. (Serm. 112,5). Non si deve preparare la bocca ma il cuore….ecco che noi crediamo in Cristo, quando la riceviamo con fede. Nel riceverla noi sappiamo che cosa è presente nel nostro spirito. Ne riceviamo un poco, ma ci satolliamo nel cuore. Nutre dunque non ciò che appare ma ciò che si crede.

2082. (In Io. ev. tr. 26,12). Questo è – dunque – il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia (Gv 6, 50). Ma questo si riferisce alla virtù del sacramento, non alla sua forma visibile: ciò che conta è che uno mangi interiormente, non solo esteriormente: che mangi col cuore, non che mastichi coi denti.

2083. (ib. tr. 27,3). E se vedeste il Figlio dell’uomo ascendere dov’era prima? (Gv 6, 62-63). Che significano queste parole? Risolvono la loro difficoltà?… Queste parole certamente avrebbero chiarito, se essi le avessero comprese. Credevano che egli volesse dare loro in cibo il suo corpo; egli dice che salirà in cielo, e vi salirà tutto intero: Quando vedrete il Figlio dell’uomo ascendere dov’era prima, allora crederete che egli non distribuisce il suo corpo nel modo che voi credete: almeno allora capirete che la sua grazia non si consuma con dei morsi.

CAPITOLO III

L’Eucarestia come simbolo e causa efficiente della perfetta incorporazione nel Cristo Mistico.

SOMMARIO. Parla prima della presenza reale di Cristo nell’eucarestia: il pane che vedete sull’altare, santificato dalla parola di Dio, è Corpo di Cristo. Si ripete col vino, che diviene sangue di Cristo. Passa poi al significato figurato, cioè l’unità della Chiesa. Gli elementi eucaristici sono simbolo dell’unità del Corpo mistico, il pane da molti grani, il vino da molti acini. Per cui dice: “consacrò nella sua mensa il mistero della nostra unità”. Parla bellamente ai bambini del simbolismo dell’eucarestia a loro freschi di battesimo: 2084-2085. Così i fedeli devono assumere l’eucarestia, perché siano quello che ricevono, perché rifatti nel Corpo di Cristo, diventino sue membra perfette. E’ il sacramento dell’incorporazione col quale si perfeziona l’incorporazione con i sacramenti dell’iniziazione. Spiega e attua l’unità e la pace comune.. Poiché è sacramento di unità, gli eretici, che cercano la divisione, ricevono una controtestimonianza; hanno il sacramento esteriormente, ma non possiedono il contenuto significato dal sacramento: 2086-2091.

2084.( Serm. 227). A voi che siete stati battezzati avevo promesso un discorso in cui avrei esposto il sacramento della mensa del Signore, che ora voi vedete anche e a cui la notte scorsa avete preso parte. Bisogna che sappiate che cosa avete ricevuto, che cosa riceverete, che cosa ogni giorno dovrete ricevere. Quel pane che voi vedete sull’altare, santificato con la parola di Dio, è il corpo di Cristo. Il calice, o meglio quel che il calice contiene, santificato con le parole di Dio, è sangue di Cristo. Con questi [segni] Cristo Signore ha voluto affidarci il suo corpo e il suo sangue che ha sparso per noi per la remissione dei peccati. Se voi li avete ricevuti bene voi stessi siete quel che avete ricevuto. L’Apostolo infatti dice: Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo 1. È così che egli espone il sacramento della mensa del Signore. Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo. E in questo pane vi viene raccomandato come voi dobbiate amare l’unità. Infatti quel pane è forse fatto di un sol chicco di grano? Non eran molti i chicchi di frumento? Ma prima di diventar pane erano separati e sono stati uniti per mezzo dell’acqua…e voi diventate pane, cioè corpo di Cristo. In questo modo è simboleggiata l’unità.

2085.(Serm. 272). Ciò che vedete sopra l’altare di Dio, l’avete visto anche nella notte passata; ma non avete ancora udito che cosa sia, che cosa significhi, di quale grande realtà nasconda il mistero. Ciò che vedete è il pane e il calice: ve lo assicurano i vostri stessi occhi. Invece secondo la fede che si deve formare in voi il pane è il corpo di Cristo, il calice è il sangue di Cristo….questo pane come può essere il suo corpo? E questo calice, o meglio ciò che è contenuto nel calice, come può essere il sangue suo? Queste cose, fratelli, si chiamano sacramenti proprio perché in esse si vede una realtà e se ne intende un’altra. Ciò che si vede ha un aspetto materiale, ciò che si intende produce un effetto spirituale. Se vuoi comprendere [il mistero] del corpo di Cristo, ascolta l’Apostolo che dice ai fedeli: Voi siete il corpo di Cristo e sue membra 2. Se voi dunque siete il corpo e le membra di Cristo, sulla mensa del Signore è deposto il mistero di voi: ricevete il mistero di voi….Ti si dice infatti: Il Corpo di Cristo, e tu rispondi: Amen. Sii membro del corpo di Cristo, perché sia veritiero il tuo Amen . Perché dunque [il corpo di Cristo] nel pane? Non vogliamo qui portare niente di nostro; ascoltiamo sempre l’Apostolo il quale, parlando di questo sacramento, dice: Pur essendo molti formiamo un solo pane, un solo corpo 3….Un solo pane: chi è questo unico pane? Pur essendo molti, formiamo un solo corpo. Ricordate che il pane non è composto da un solo chicco di grano, ma da molti. Quando si facevano gli esorcismi su di voi venivate, per così dire, macinati; quando siete stati battezzati, siete stati, per così dire, impastati; quando avete ricevuto il fuoco dello Spirito Santo siete stati, per così dire, cotti. Siate ciò che vedete e ricevete ciò che siete…così è anche per il vino. Fratelli, pensate a come si fa il vino. Molti acini sono attaccati al grappolo, ma il succo degli acini si fonde in un tutt’uno. Cristo Signore ci ha simboleggiati in questo modo e ha voluto che noi facessimo parte di lui, consacrò sulla sua mensa il sacramento della nostra pace e unità.

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2086. (Serm. 57 7,7). I fedeli conoscono anche l’alimento spirituale, quello che vi accingete a conoscere anche voi e siete in procinto di ricevere dall’altare di Dio. Sarà anch’esso un pane quotidiano necessario alla vita presente. Riceveremo forse l’Eucaristia quando arriveremo presso Cristo in persona e cominceremo a regnare con lui in eterno? L’Eucaristia è dunque il nostro pane quotidiano, ma dobbiamo riceverlo non tanto come ristoro del corpo, quanto come sostegno dello spirito. La virtù propria di questo nutrimento è quella di produrre l’unità, affinché, ridotti a essere il corpo di Cristo, divenuti sue membra, siamo ciò che riceviamo.

2087. (Serm. 229 1,2). E siccome anche patì per noi, in questo sacramento ci ha affidato il suo corpo e il suo sangue; e anche noi ha trasformati in esso. Noi pure infatti siamo diventati suo corpo e, per la sua misericordia, quel che riceviamo lo siamo….2. Quando questa cosa la ricevono gli eretici, ricevono una testimonianza contro se stessi, perché essi vanno cercando la divisione, mentre questo pane è segno di unità. Allo stesso modo anche il vino era in tanti acini e ora è una cosa sola; è uno nella soavità del calice, ma prima è stato spremuto nel torchio. E anche voi, dopo quei digiuni, dopo le fatiche, dopo l’umiliazione e la contrizione, ormai nel nome di Cristo siete confluiti in un certo senso nel calice del Signore. Siete dunque qui sulla mensa, siete qui nel calice. Tutto questo lo siete insieme con noi. Insieme infatti ne prendiamo, insieme ne beviamo, perché insieme viviamo.

2088. (In Io. ev. tr. 26,13). I fedeli dimostrano di conoscere il corpo di Cristo, se non trascurano di essere il corpo di Cristo. Diventino corpo di Cristo se vogliono vivere dello Spirito di Cristo. Dello Spirito di Cristo vive soltanto il corpo di Cristo….Ebbene, vuoi tu vivere dello Spirito di Cristo? Devi essere nel corpo di Cristo….E’ quello che dice l’Apostolo, quando ci parla di questo pane: Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo (1 Cor 10, 17). Mistero di amore! Simbolo di unità! Vincolo di carità! Chi vuol vivere, ha dove vivere, ha di che vivere. S’avvicini, creda, entri a far parte del Corpo, e sarà vivificato.

2089. (ib. tr. 26,15). Con questo cibo e con questa bevanda vuol farci intendere l’unione sociale del suo corpo e delle sue membra, che è la santa Chiesa…Il sacramento di questa realtà, cioè dell’unità del corpo e del sangue di Cristo, viene apparecchiato sulla mensa del Signore, in alcuni luoghi tutti i giorni, in altri con qualche giorno d’intervallo, e si riceve dalla mensa del Signore. Da alcuni viene ricevuto per la vita, da altri per la morte: ma la realtà, che questo sacramento contiene, procura a tutti quelli che vi partecipano la vita, mai la morte.

2090. (De civ. Dei XXI 25,2). Si deve infatti considerare che mangia il corpo di Cristo e beve il suo sangue chi è nell’unità del suo corpo, cioè nella struttura organica delle membra cristiane, poiché i fedeli sono soliti ricevere dall’altare nella comunione il sacramento del suo corpo. Perciò gli eretici e gli scismatici, separati dall’unità del corpo di Cristo, possono ricevere il sacramento in parola, ma non utile per loro, anzi nocivo, nel senso che con esso sono giudicati magari più severamente anziché liberati, sia pure più tardi. Non sono infatti in quel vincolo di concordia che è rappresentato da quel sacramento.

2091. (Ep. 185 11,50). Essi però non cerchino lo Spirito Santo fuori dell’unità del Corpo di Cristo di cui posseggono bensì il sacramento esternamente, ma non hanno in cuore la realtà di cui quello è segno e perciò mangiano e bevono la loro condanna 128. Un unico pane è infatti il segno sacramentale dell’unità;

CAPITOLO IV

Il sacrificio eucaristico di Cristo.

SOMMARIO. Il sacrificio è ogni azione con la quale aderiamo a Dio. L’azione appartiene alla persona, così che l’uomo che muore a questo mondo, è sacrificio perché viva come consacrato a Dio. Il sacrificio esterno è segno e sacramento del sacrificio interno. Cristo istituisce il sacrificio della messa. A. chiama con molti nomi il sacrificio dell’altare: 2092-2094. Il sacrificio dei cristiani si offre a Dio in qualsiasi luogo. Il sacrificio di Melchisedech era il tipo del sacrificio eucaristico. Se i sacrifici della Legge Antica erano veri sacrifici, con maggiore forza il sacramento della Nuova Legge è vero sacrificio. Il sacrificio eucaristico è lo stesso del Calvario. Anche ora ogni giorno Cristo si immola nel sacramento. Cristo è sacerdote e vittima: Questo dobbiamo riconoscere nel pane, che pende dalla croce e nel calice che ha raccolto dal fianco: 2095-2107. Il sacrificio eucaristico è propiziatorio e viene offerto anche per i defunti: 2108-2110.

2092. (De civ. Dei X 6). Dunque vero sacrificio è ogni opera con cui ci si impegna ad unirci in santa comunione a Dio, in modo che sia riferita al bene ultimo per cui possiamo essere veramente felici. Quindi anche il bene con cui si soccorre l’uomo, se non si compie in relazione a Dio, non è sacrificio. Infatti, sebbene il sacrificio sia compiuto e offerto dall’uomo, è cosa divina; tanto è vero che anche i vecchi Latini l’hanno chiamato così 50. Pertanto l’uomo stesso consacrato nel nome di Dio e a lui promesso, in quanto muore al mondo per vivere di Dio, è un sacrificio.

2093. (ib. X 5). Dunque il sacrificio visibile è sacramento, cioè segno sacro di un sacrificio invisibile….Nella lettera intestata agli Ebrei l’autore dice: Non dimenticare di fare il bene e di comunicarlo con gli altri; con questi sacrifici si è graditi a Dio 47. Quindi nella frase della Scrittura: Preferisco opere di bene al sacrificio 48 si deve intendere soltanto che un sacrificio è preferito all’altro, perché quello che comunemente è considerato sacrificio è segno del vero sacrificio. Pertanto, fare il bene è dunque il vero sacrificio.

2094. (Serm. 228B; Denis 3,3). Egli infatti, già vicino alla sua passione, facendo la Pasqua con i suoi discepoli, preso il pane, lo benedisse dicendo: Questo è il mio corpo che sarà dato per voi 8. Allo stesso modo, dopo averlo benedetto, diede il calice, dicendo: Questo è il mio sangue della nuova alleanza, che sarà versato per molti in remissione dei peccati 9 . Questo già voi lo leggevate o lo ascoltavate dal Vangelo, ma non sapevate che questa Eucarestia è il Figlio stesso;

2095. (De civ. Dei XVII 20 ). Partecipare alla sua mensa è lo stesso che avere la vita. Difatti nell’altro libro, intitolato l’Ecclesiaste, dice: Non v’è bene per l’uomo se non ciò che mangerà e berrà 205. Con maggiore attendibilità nel passo si ravvisa ciò che riguarda la partecipazione alla mensa che lo stesso sacerdote Mediatore della Nuova Alleanza 206 offre secondo l’ordine di Melchisedech dal suo corpo e dal suo sangue. Questo sacrificio sostituì tutti i sacrifici dell’Antica Alleanza che erano offerti come adombramento del futuro. Perciò anche nel Salmo trentanove ravvisiamo la voce del Mediatore che parla profeticamente: Non hai gradito sacrificio e offerta, ma mi hai dato un corpo 207, perché in luogo di tutti i sacrifici e offerte, si offre il suo corpo e si dispensa ai partecipanti.

2096. (Tr. Adv. Iud. 9,13). perché il mio nome da oriente a occidente è diventato celebre tra le Genti e in ogni luogo si offre un sacrificio in mio nome, un sacrificio puro; perché il mio nome è grande tra i popoli, dice il Signore onnipotente 77. Cosa rispondete a ciò? Aprite gli occhi una buona volta e vedete come il sacrificio dei cristiani venga offerto da oriente a occidente in ogni luogo e non in uno solo, come fu stabilito per voi; e non ad un dio qualsiasi, ma a colui che ha predetto queste cose, al Dio d’Israele….Né in un solo luogo, come fu imposto a voi, cioè nella Gerusalemme terrena, ma in ogni luogo, fin nella stessa Gerusalemme. Non secondo l’ordine di Aronne, ma secondo l’ordine di Melchisedech.

2097. (De civ. Dei XVI 22). In quella circostanza inoltre per la prima volta si manifestò il sacrificio che ora dai cristiani in tutto il mondo si offre a Dio e si adempie quel che molto tempo dopo questo avvenimento profeticamente si dice al Cristo che non si era ancora incarnato: Tu sei sacerdote in eterno nella successione a Melchisedec 82 e non nella successione ad Aronne, perché era una successione che doveva essere abolita al luminoso apparire di quei fatti che erano preannunciati da quelle ombre.

2098. (C. adv. L. et Proph. I 20,39). Coloro che leggono sanno cosa offrì Melchisedech in sacrificio quando benedisse Abramo 159. E se già ne sono a parte, vedono anche come ora tale sacrificio è offerto a Dio da tutta la terra.

2099. (Quaest. in Hept. III q.57,4). da quei sacrifici era prefigurato l’unico sacrificio mediante il quale si effettua la vera remissione dei peccati; tuttavia non solo a nessuno viene proibito di assumere come alimento il sangue di questo sacrificio ma anzi sono esortati a berlo tutti coloro che desiderano avere la vita

2100.De civ. Dei XVII 17). Dopo poco il Salmo continua: Il Signore ha giurato e non si pentirà, e con queste parole attesta che sarà immutabile ciò che aggiunge: Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedec 174. E poiché in nessun luogo ormai sono in vigore il sacerdozio e il sacrificio secondo l’ordine di Aronne e in ogni luogo si offre con Cristo sacerdote quello che offrì Melchisedec quando benedisse Abramo 175,

2101.(C. Faust.XX 21). La carne e il sangue di questo sacrificio, prima della venuta di Cristo, erano preannunziati per mezzo della somiglianza delle vittime; nella passione di Cristo erano dati per mezzo della verità stessa; dopo l’ascensione di Cristo erano celebrati per mezzo del sacramento della memoria;

2102.(Ep. 98,9). Cristo non s’è forse immolato da se stesso una sola volta? Eppure nel mistero liturgico s’immola per i fedeli non solo ogni ricorrenza pasquale, ma ogni giorno. E non mentisce di certo chi, interrogato se Cristo veramente s’immola, risponde di sì.

2103.(C. adv. L. et Proph. I 20,39). E se già ne sono a parte, vedono anche come ora tale sacrificio è offerto a Dio da tutta la terra.

2104.(De div. quaest. 83 q.61,2). Egli è anche nostro sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedech 114; si è offerto in olocausto per i nostri peccati e ha raccomandato di celebrare il rinnovamento del suo sacrificio in memoria della sua passione, sicché quello che Melchisedech ha offerto a Dio 115 noi ora lo vediamo offerto per il mondo nella Chiesa di Cristo.

2105.(De civ. Dei X 20). Quindi il Mediatore, in quanto prendendo la forma di schiavo 123 è divenuto l’uomo Cristo Gesù mediatore di Dio e degli uomini 124, riceve nella forma di Dio il sacrificio assieme al Padre con cui è un solo Dio. Tuttavia nella forma di schiavo preferì essere che accettare il sacrificio affinché con questo pretesto non si pensasse che si deve sacrificare a una creatura. Per questo è sacerdote, egli offerente, egli offerta. E volle che il sacramento quotidiano di questa realtà sia il sacrificio della Chiesa la quale, essendo il corpo di lui in quanto capo, sa di offrire se stessa per mezzo di lui 125. Gli antichi sacrifici dei Patriarchi erano i molteplici e vari segni di questo sacrificio vero, perché in molti si figurava l’unico come se con diverse parole si esprimesse un solo concetto. Così veniva fortemente inculcato senza destare avversione 126. Tutti i falsi sacrifici cedettero il posto a questo sommo e vero sacrificio.

2106.(Serm.228B; Denis 3,1). L’impegno di questo discorso e la premura con cui vi abbiamo partorito perché in voi sia formato il Cristo 1 ci spinge a mettere in evidenza alla vostra infanzia il significato di questo sacramento così grande e divino, di questa medicina così splendida e nobile, di questo sacrificio così sublime e accessibile. Questo sacrificio ormai non viene più immolato nella sola città terrena di Gerusalemme, non in quel tabernacolo che costruì Mosè o in quel tempio che costruì Salomone (questi erano l’ombra dei beni futuri 2) ma, com’era stato predetto dai Profeti, viene immolato dall’Oriente fino all’Occidente 3 , e offerto a Dio quale vittima di lode secondo la grazia del Nuovo Testamento. Non più tra mandrie di animali si sceglie la vittima da uccidere; non più pecore o capri vengon menati ai sacri altari; ormai il sacrificio dei nostri tempi è il corpo e il sangue del Sacerdote stesso. E già da tanto tempo nei suoi riguardi era stato profetizzato nei Salmi: Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedech 4 . E come Melchisedech, sacerdote del Dio altissimo, abbia offerto pane e vino quando benedisse il nostro padre Abramo, lo leggiamo e lo sappiamo dal libro della Genesi 5.

2107. (ib. Denis 3,2). Cristo Signore nostro dunque, che nel patire offri per noi quel che nel nascere aveva preso da noi, divenuto in eterno il più grande dei sacerdoti, dispose che si offrisse il sacrificio che voi vedete, cioè il suo corpo e il suo sangue. Infatti il suo corpo, squarciato dalla lancia, effuse acqua e sangue, con cui rimise i nostri peccati. Ricordando questa grazia, operando la vostra salute (che poi è Dio che la opera in voi 6 ), con timore e tremore accostatevi a partecipare di quest’altare. Riconoscete nel pane quello stesso [corpo] che pendette sulla croce, e nel calice quello stesso [sangue] che sgorgò dal suo fianco. Anche gli antichi sacrifici del popolo di Dio, nella loro molteplice varietà, prefiguravano quest’unico sacrificio che doveva venire. E Cristo è nel medesimo tempo la pecora, per l’innocenza della sua anima pura, e il capro, per la sua carne somigliante a quella del peccato 7 . E qualsiasi altra cosa che in molte e diverse maniere sia prefigurata nei sacrifici dell’Antico Testamento si riferisce soltanto a questo [sacrificio] che è stato rivelato nel Nuovo Testamento.

2108. (Enchir 110). Non si deve nemmeno negare che le anime dei defunti ricevono sollievo dalla pietà dei propri cari che sono in vita, quando viene offerto per loro il sacrificio del Mediatore…C’è infatti un tipo di condotta non cosí buono da non richiedere questi suffragi dopo la morte, né cosí cattivo da non ricavarne giovamento dopo la morte; ve n’è poi uno talmente buono da non richiederne e viceversa uno talmente cattivo da non potersene avvantaggiare, una volta lasciata questa vita.

2109.(Conf. IX 12,32). Nemmeno durante le preghiere che spandemmo innanzi a te mentre veniva offerto in suo suffragio il sacrificio del nostro riscatto, col cadavere già deposto vicino alla tomba, prima della sepoltura, come vuole l’usanza del luogo, ebbene, nemmeno durante quelle preghiere piansi.

2110.(Serm. 172,2). Quindi gli apparati mortuari, i cortei funebri, la fastosa cura della sepoltura, l’erezione di grandiosi monumenti costituiscono dei modi qualsiasi di conforto ai vivi, non se ne avvantaggiano i morti. Invece le preghiere della santa Chiesa, il sacrificio che dà la salvezza e le elemosine che si offrono a suffragio delle loro anime non si deve dubitare che aiutino i morti, perché da parte del Signore si usi loro una misericordia più grande di quella che meritarono i loro peccati. Tutta la Chiesa rispetta questa che è infatti la tradizione dei padri: che si preghi per coloro che sono morti in comunione al corpo e al sangue di Cristo, quando a suo tempo, proprio durante il sacrificio, vengono commemorati; e che si ricordi che il sacrificio viene offerto anche per loro.

CAPITOLO V

Il sacrificio del Corpo Mistico e la necessità dell’ Eucarestia.

SOMMARIO. La Chiesa stessa viene offerta attraverso il grande sacerdote universale Cristo come sacrificio universale. In ciò che offre essa stessa è offerta. Come Cristo, la Chiesa offre ed è offerta. I Vescovi e i presbiteri sono chiamati propriamente sacerdoti nella Chiesa ed essi offrono come ministri della Chiesa. La Dottrina di Agostino sul simbolismo sacramentale e sacrificale è coerente con la sua dottrina ecclesiologica.: 2111-2116. I testi allegati dimostrano la necessità della comunione sull’argomento:2117-2121. Da altri interventi di Agostino si ricava che egli non insegnasse come necessaria la comunione sacramentale per la salvezza, ma che fosse necessaria la partecipazione del Corpo di Cristo, quando si è inseriti col battesimo al Corpo di Cristo: 2122.

2111. (De civ. Dei X 6). Ora i veri sacrifici sono le opere di misericordia verso noi stessi e verso il prossimo che sono riferite a Dio. Le opere di misericordia inoltre si compiono per liberarsi dalla infelicità e così divenire felici; e questo si ottiene solamente con quel bene di cui è stato detto: Il mio bene è unirmi a Dio 55. Ne consegue dunque che tutta la città redenta, cioè l’assemblea comunitaria dei santi, viene offerta a Dio come sacrificio universale per la mediazione del sacerdote grande che nella passione offrì anche se stesso per noi nella forma di servo perché fossimo il corpo di un capo così grande 56. Ha immolato la forma di servo, in essa è stato immolato, perché in essa è mediatore, sacerdote e sacrificio. L’Apostolo dunque ci ha esortato a presentare il nostro corpo come offerta viva, santa e gradita a Dio, come nostro ossequio ragionevole, a non conformarci al mondo che passa ma a riformarci nel rinnovamento della coscienza, per renderci consapevoli qual è la volontà di Dio, l’azione buona, gradita e perfetta. E questo sacrificio siamo noi stessi. Poi soggiunge: Dico nella grazia di Dio, che mi è stata data, a tutti quelli che sono nella vostra comunità di non esaltarvi più di quanto è necessario, ma di valutare con moderazione, nel modo con cui Dio ha distribuito a ciascuno la regola della fede. Come infatti nel corpo abbiamo molte membra che non hanno tutte la medesima funzione, così molti siamo in Cristo un solo corpo e ciascuno è membro dell’altro perché abbiamo carismi diversi secondo la grazia che ci è stata data 57. Questo è il sacrificio dei cristiani: Molti e un solo corpo in Cristo. La Chiesa celebra questo mistero col sacramento dell’altare, noto ai fedeli, perché in esso le si rivela che nella cosa che offre essa stessa è offerta.

2112. (ib. XIX 23). Suo splendido e ottimo sacrificio siamo noi stessi, cioè la sua città. Celebriamo il rito di questo significato con le nostre offerte, che sono note ai fedeli,… cessate le vittime che, come figura simbolica del futuro, offrivano i Giudei e che i popoli dell’Oriente e dell’Occidente avrebbero offerto un unico sacrificio 76, come costatiamo che già sta avvenendo….Vi sono però luoghi in cui non v’è questo giusto ordinamento che il Dio vero e sommo domini secondo la sua grazia su una città sottomessa, in modo che essa non offra sacrifici se non a lui e perciò in tutti gli individui, appartenenti alla medesima città e a Dio sottomessi, l’anima spirituale con un ordinamento regolare secondo la fede domini sul corpo e la ragione sugli impulsi. Così che come un solo giusto così l’unione del popolo dei giusti vive di fede, la quale opera mediante l’amore con cui si ama Dio, come si deve amare, e il prossimo come se stesso. Dove dunque non v’è un simile tipo di giustizia, certamente il popolo non è l’unione degli uomini associata dalla conformità del diritto e della partecipazione degli interessi.

2113. (ib. X 20). Per questo è sacerdote, egli offerente, egli offerta. E volle che il sacramento quotidiano di questa realtà sia il sacrificio della Chiesa la quale, essendo il corpo di lui in quanto capo, sa di offrire se stessa per mezzo di lui 125.

2114. (Serm. 227). Quindi, dopo la santificazione del sacrificio di Dio, siccome egli ha voluto che anche noi fossimo coinvolti in questo sacrificio (e questo è chiaramente indicato nel momento in cui viene posto sull’altare il sacrificio di Dio e noi, ossia il segno e la cosa significata, che siamo noi, ecco, dopo fatta la santificazione, diciamo l’Orazione del Signore

2115. (De civ. Dei XX 10). Ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui mille anni 99, non riguardano soltanto i vescovi e i preti, sebbene ormai nella Chiesa in senso proprio essi sono considerati sacerdoti. Come però a causa dell’unzione sacramentale consideriamo tutti i fedeli unti del Signore, consideriamo sacerdoti tutti i fedeli perché sono membra dell’unico Sacerdote. Di essi dice l’apostolo Pietro: Stirpe santa, sacerdozio regale 100.

2116. (ib. XVII 5,5). Qui perciò ha detto: Mangiare un pane che è nella Nuova Alleanza il sacrificio dei cristiani.

2117. (De pecc. mer. et rem. I 20,26). Costoro sono terrorizzati dalla sentenza del Signore che dice: Se uno non sarà nato di nuovo, non vedrà il regno di Dio, spiegata poi da lui cosi: Se uno non sarà rinato dall’acqua e dallo Spirito, non entrerà nel regno dei cieli 61. Per questo cercano d’attribuire ai bambini non battezzati la salvezza e la vita eterna per merito d’innocenza, ma di escluderli dal regno dei cieli per mancanza di battesimo. È una nuova e strana pretesa, quasi che ci possa essere l’eterna salvezza della vita eterna al di fuori dell’eredità del Cristo, al di fuori del regno dei cieli. Hanno evidentemente dove rifugiarsi e nascondersi, perché il Signore non ha detto: Se uno non sarà rinato dall’acqua e dallo Spirito “non avrà la vita”, ma ha detto: Non entrerà nel regno di Dio. Se avesse detto la vita, non sarebbe potuto nascere nessun dubbio. Togliamo allora l’incertezza. Ascoltiamo subito il Signore, non più i sospetti e le congetture dei mortali. Ascoltiamo, dico, il Signore che non parlando proprio del sacramento del santo lavacro, ma del sacramento della sua santa mensa, alla quale nessuno accede ritualmente senza essere stato battezzato, dichiara: Se non mangerete la mia carne e non berrete il mio sangue, non avrete in voi la vita 62. Che altro cerchiamo? Che si può rispondere a questo, a meno che la cocciutaggine non voglia rivoltarsi rabbiosa contro la saldezza d’una verità evidente?

2118. (ib. I 20,27). Ma qualcuno forse oserà dire anche questo: tale sentenza non riguarda i bambini ed essi possono avere in sé la vita anche senza la partecipazione di questo corpo e sangue, perché il Signore non ha detto: “Chi non mangerà”, come ha detto del battesimo: Chi non sarà rinato, ma ha detto: Se non mangerete, quasi per rivolgersi a coloro che potevano udire e capire, come certamente non possono i bambini. Ma chi dice questo non si accorge che, se tale sentenza non obbliga tutti, cosicché non possano avere la vita senza il corpo e il sangue del Figlio dell’uomo, inutilmente si preoccupa di cibarsi anche l’età adulta. Se non guardi infatti alla volontà di colui che parlava, ma solo alle sue parole, può sembrar detto esclusivamente per quelli a cui il Signore parlava allora, perché non dice: Chi non mangerà, ma dice: Se non mangerete. E come va che nel medesimo luogo dice di questo medesimo sacramento: Il pane che io darò è la mia carne per la vita del secolo 63? Da queste parole capiamo che quel sacramento appartiene anche a noi che non esistevamo ancora quando le pronunziava, perché non possiamo dire di non appartenere al secolo per la cui vita il Cristo diede la sua carne. Ora, chi può dubitare che con il nome di secolo siano stati indicati gli uomini che nascendo vengono in questo secolo? Infatti, dice altrove: I figli di questo secolo generano e sono generati 64. E quindi anche per la vita dei bambini è stata data la carne che è stata data per la vita del secolo e, se non mangeranno la carne del Figlio dell’uomo, nemmeno essi avranno la vita.

2119. (ib I 24,34). Fanno ottimamente i nostri cristiani punici a chiamare il battesimo salvezza, e il sacramento del corpo del Cristo vita. Da quale fonte se non dalla tradizione antica e apostolica, come io ritengo, dalla quale le Chiese del Cristo hanno l’intima coscienza che senza il battesimo e la partecipazione della mensa del Signore nessuno può giungere non solo al regno di Dio, ma nemmeno alla salvezza e alla vita eterna? L’attesta infatti anche la Scrittura, secondo quanto abbiamo detto più sopra. Chiamando il battesimo con il nome di salvezza che altro ritengono se non ciò che ha scritto Paolo: Ci ha salvati mediante un lavacro di rigenerazione 93,… Chiamando vita il sacramento della mensa del Signore che altro dicono se non ciò che ha dichiarato il Signore stesso: Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, e poi: Il pane che io darò è la mia carne per la vita del secolo, e ancora: Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita 95? Se dunque, come conclamano testimonianze divine tanto numerose e tanto grandi, né la salvezza né la vita eterna si possono sperare per nessuno senza il battesimo e senza il corpo e il sangue del Signore, vanamente senza di essi si promette ai bambini la salvezza e la vita eterna….Non dubitiamo dunque che anche per i bambini da battezzare è stato versato il sangue, che prima d’essere versato fu dato e comandato nel sacramento con queste parole: Questo è il mio sangue che sarà versato per molti in remissione dei peccati 98. Coloro infatti che non vogliono riconoscere la soggezione dei bambini al peccato, negano la loro liberazione. Da che cosa infatti vengono liberati, se non sono sotto la schiavitù di nessun peccato?

2120. (C. Iul. III 1,4). Temendo, infatti, d’esser condannato, ha condannato coloro che ritengono che i bambini avranno la vita eterna pur senza essere battezzati. Voi negate che nei bambini c’è un male destinato ad essere lavato nel battesimo. Ebbene, dite un po’: per qual motivo il bambino non battezzato è condannato alla morte eterna? Cos’altro potete dire se non maledire Pelagio? E se, mentre lo maledite, vi chiedesse: che avreste voluto che facessi? Contro le chiare parole di Cristo: Se non mangerete la mia carne e non berrete il mio sangue, non avrete la vita in voi 6, avrei forse dovuto dire che il bambino morto senza questo sacramento avrà la vita eterna? Ho l’impressione che dovreste pentirvi di averlo maledetto. Pentitevi voi piuttosto di tutto questo errore.

2121. (C. duas ep. Pel. IV 4,4.8). 5. Ad essi che giova “riconoscere necessario a tutte le età il battesimo”, che i manichei dicono superfluo ad ogni età, quando poi sostengono che il battesimo è falso nei bambini per quanto concerne la remissione dei peccati? Ad essi che giova difendere contro i manichei non solo la verità della carne del Cristo, che i manichei sostengono nulla o finta, ma difendere anche che “la stessa anima del Cristo fu immune da ogni macchia di peccato”, quando poi uguagliano all’infanzia del Cristo tutti gli altri bambini senza disparità di purità in modo che da una parte sembri che la carne del Cristo non preservi la propria santità a confronto degli altri bambini e dall’altra parte questi non ricevano nessuna salvezza dalla carne del Cristo?…8. Che nicchiano i pelagiani? Se a tutti è necessaria la riconciliazione mediante il Cristo, in tutti dunque è passato il peccato per cui fummo nemici bisognosi d’essere riconciliati. Questa riconciliazione avviene nel lavacro della rigenerazione e nella carne e nel sangue del Cristo, senza di che non possono avere la vita in se stessi nemmeno i bambini.

2122. (De pecc. mer. et rem. III 4,7-8). Ebbene, che cosa di più manifesto di tante e cosi grandi testimonianze della parola di Dio, dalle quali appare limpidissimamente che nessuno può giungere alla vita e salvezza eterna al di fuori della società del Cristo e che nessuno può essere dal giudizio divino condannato ingiustamente, cioè escluso da quella vita e salvezza? Ne viene la conseguenza che, non facendo altro il battesimo se non incorporare i bambini nella Chiesa, ossia associarli al corpo e alle membra del Cristo 9, essi sono evidentemente destinati alla dannazione, se ad essi non viene conferito il battesimo. Ma non potrebbero essere condannati, se veramente non avessero un peccato. E poiché quell’età non ha potuto fare nessun peccato nella propria vita, non resta che avere l’intelligenza o, se questa non ci è ancora possibile, avere almeno la fede che i bambini contraggono il peccato originale….8. Perciò se hanno qualcosa d’ambiguo le parole apostoliche: A causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mando e con il peccato la morte e cosi ha raggiunto tutti gli uomini 10, e ammesso che possano a volte essere tirate ad altro senso, è forse ambigua anche la dichiarazione: Se uno non rinasce dall’acqua e dallo Spirito, non può entrare nel regno di Dio 11?… È forse ambigua anche l’affermazione di Gesù che, se gli uomini non mangeranno la sua carne 14, se cioè non saranno partecipi, del suo corpo, non avranno la vita? Con queste ed altre simili testimonianze che ora tralascio, splendenti di luce divina, certissime di autorità divina, la Verità non proclama forse senza nessuna ambiguità che i bambini non battezzati non solo non possono entrare nel regno di Dio, ma non possono nemmeno avere la vita eterna fuori dal corpo del Cristo, al quale s’incorporano ricevendo il sacramento del battesimo?

LA PENITENZA

CAPITOLO I

I modi con cui si rimettono i peccati e la potestà delle chiavi.

SOMMARIO. Anche i giusti hanno almeno i peccati veniali. I peccati mortali non hanno la stessa gravità. Ogni peccato è da punire per soddisfare la giustizia di Dio, o dall’uomo penitente o da Dia giudicante: 2123-2126. In tre modi sono perdonati i peccati nella Chiesa: nel battesimo, nella preghiera, con una maggiore umiltà della penitenza. I peccati veniali sempre presenti finché si vive, si purificano con la preghiera, il digiuno, l’elemosina, il perdono dei nemici.: 2127-2131. Obbligo di confessare i peccati gravi ai responsabili della Chiesa. Con le chiavi della Chiesa i peccati sono rimessi davanti a Dio. La penitenza e la riconciliazione seguono la confessione: 1232-2141. Con le chiavi della Chiesa ogni peccato può essere perdonato. Chi pensa diversamente è fuori della comunione cattolica. Il peccato contro lo Spirito Santo di cui si dice che non può essere perdonato, è riferito all’impenitenza e alla durezza di cuore con cui l’uomo rifiuta di ricevere la remissione nell’unità della Chiesa: 2142-2146.

2123. ( Enchir. 64,17). Comunque gli Angeli sono in concordia con noi anche adesso, quando sono rimessi i nostri peccati. È questa la ragione per cui, dopo la menzione della santa Chiesa, segue, nell’ordine della nostra confessione, la remissione dei peccati. È questa infatti che fa sussistere la Chiesa sulla terra e non lascia perdere chi era perduto ed è stato ritrovato 152. In effetti, a prescindere dal dono del battesimo, che ci è stato dato contro il peccato originale,… e nondimeno è in grado di togliere anche tutti i peccati attuali che ha trovato in noi, commessi in pensieri, parole ed opere –; a prescindere dunque da questo grande atto di condono,… non si può condurre il resto della vita, quando si è ormai nell’uso di ragione, per quanto sia fecondo il potere della giustizia, senza la remissione dei peccati; la ragione è che i figli di Dio, finché dura la loro vita mortale, sono in conflitto con la morte. Ed anche se è veritiero quanto di loro è stato detto: Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio 153, tuttavia è lo Spirito di Dio che li sollecita e il loro cammino verso Dio in quanto figli suoi è tale che, in quanto figli dell’uomo, possono abbassarsi per alcuni impulsi umani verso se stessi anche nel loro spirito, soprattutto perché appesantito dal corpo corruttibile 154, e peccare. Naturalmente l’entità del peccato è importante: se è vero infatti che ogni delitto è peccato, non per questo ogni peccato è anche un delitto. Per questo diciamo che la vita di santi uomini, finché si trova in questa condizione mortale, può esser trovata senza delitto, mentre se diciamo di essere senza peccato, afferma un Apostolo cosí grande, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi 155

2124. (Spec. S. Script. 348). Non illudetevi! Né i fornicatori né gli idolatri, né gli adùlteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né i detrattori, né i rapinatori possederanno il regno di Dio [6, 1-10].

2125. (Serm. 139A, 2; Mai 125). Così, nei peccati degli uomini veniamo a scoprire tre generi di morte. Secondo il primo, quella fanciulla si trovava, morta, in casa, ancora non era stata portata via; ma quel giovane era stato già portato fuori della porta; quanto a Lazzaro, sepolto e sotto la pressione di un masso di pietra. Quali sono allora i tre generi dei peccati? Mi spiego. Se un tale di cattiva coscienza si fa interiormente connivente ed avrà deciso di mettere in pratica ciò a cui quella lo aveva adescato con lusinghe, è già morto….Ma a volte, sotto lo sguardo del Signore, si pente della risoluzione presa e si pente di essersi lasciato andare fino a consentirvi; nella sua stanza è morto, nella sua stanza è risorto. Se invece giunge ad attuare il proposito, la morte ha già fatto la sua strada, è già fuori; ma anch’essa, per il pentimento, si estingue, e il morto trasportato è restituito alla vita. Ma se il fatto compiuto è aggravato dalla consuetudine, il morto è già fetente, ed è espresso dal peso dell’abitudine stessa come da un masso; ebbene, Cristo neppure questo disdegna, ha il potere di risuscitare anche lui; piange, però. Abbiamo ascoltato, durante la lettura del Vangelo, che Cristo aveva pianto Lazzaro in cui torna a palpitare la vita. Togliete la pietra, disse. Come poteva verificarsi che quello risorgesse se non fosse stato rimosso il peso della consuetudine?… Egli, – e la sua voce prende la via del cuore – egli grida: Lazzaro, vieni fuori! cioè vivi, esci dal sepolcro, cambia vita, dà fine alla morte. E quel morto venne fuori, legato, rimase fermo; la ragione: sebbene smettesse di peccare, è pure sempre reo dei suoi trascorsi, ed è necessario che preghi e faccia penitenza delle colpe commesse,… ma per quanto riguarda il passato, è ancora legato. Perciò, ai ministri della sua Chiesa, per mezzo dei quali impone le mani ai penitenti, Cristo dice: Scioglietelo e lasciatelo andare 5. Sciogliete, sciogliete: Tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo 6.

2126. (Serm. 19,2). il peccato, o fratelli, non può restare impunito. Se il peccato restasse impunito, sarebbe un’ingiustizia: perciò senza dubbio deve essere punito. Questo ti dice il tuo Dio: “Il peccato deve essere punito o da te, oppure da me”. Il peccato perciò viene punito o dall’uomo quando si pente, oppure da Dio quando giudica. Viene perciò punito o da te senza di te, oppure da Dio insieme a te. Che cos’è infatti la penitenza se non l’ira contro se stesso? Chi si pente, si adira con se stesso. E lo stesso battersi il petto, se si fa sinceramente, da che cosa proviene? Perché ti batti, se non sei adirato? Quando perciò ti batti il petto, è perché sei adirato col tuo cuore e vuoi dar soddisfazione al tuo Signore.

2127. (De symb. ad cath.I 7-8,15-16). Per tutti i peccati c’è il Battesimo, per quelli leggeri, dai quali non possiamo essere esenti, c’è la preghiera. Come dice la preghiera? Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori 42. Se una volta sola siamo purificati dal Battesimo, ogni giorno possiamo essere purificati dalla preghiera. Ma non vogliate commettere di quelle colpe che inevitabilmente vi separano dal Corpo di Cristo; lungi da voi! Coloro che voi vedete fare pubblica penitenza, hanno commesso delitti: adultèri o altri grossi misfatti, perciò fanno penitenza. Se infatti avessero commesso colpe leggere, basterebbe a cancellarli la preghiera quotidiana….Dunque in tre modi nella Chiesa vengono rimessi i peccati: nel battesimo, nella preghiera e nell’umiltà, maggiore, della [pubblica] penitenza.

2128. (Serm. 9,17). Se delle seduzioni mondane cercano di insinuarsi nella vostra anima, applicatevi alle opere di misericordia, attendete all’elemosina, al digiuno, alla preghiera. Con questi mezzi infatti vengono rimessi i peccati quotidiani, che non possono non insinuarsi nell’anima, a causa della fragilità umana. Non trascurarli perché sono meno gravi, ma temi per il fatto che sono molti….Dio misericordioso, vedendo la nostra fragilità, pose contro di essi dei rimedi. Quali sono i rimedi? Le elemosine, i digiuni, le preghiere: sono questi tre. Perché tu possa pregare con sincerità, bisogna fare elemosine perfette. Quali sono le elemosine perfette? Queste: che quanto ti abbonda lo dia a chi non l’ha, e quando qualcuno ti offende, lo perdoni.

2129. (Ep. 153 5,15). Tutti i peccati commessi durante il resto della nostra vita dopo quelli cancellati dal battesimo, anche se non portano la scomunica, si espiano non con un dolore sterile, ma con sacrifici di misericordia.

2130. (Enchir. 71). Quanto poi ai peccati fugaci e lievi di ogni giorno, immancabili nello svolgersi di questa vita, è la preghiera quotidiana dei credenti che li ripara.

2131. (De civ. Dei XXI 27,4). La preghiera di ogni giorno, che ci ha insegnato Gesù stesso, e perciò è detta anche del Signore, toglie certamente i peccati di ogni giorno, quando ogni giorno si dice: Rimetti a noi i nostri debiti,

2132. (Enchir. 65). Comunque per quel che riguarda la remissione degli stessi delitti, per quanto gravi, nell’ambito della santa Chiesa, chi fa una penitenza adeguata al proprio peccato non deve disperare della misericordia. In tale opera di penitenza comunque, qualora sia stato commesso un peccato che abbia separato il suo autore persino dal corpo di Cristo, si deve considerare non tanto la dimensione della durata, quanto del dolore;… Ma poiché, generalmente parlando, il dolore che uno prova nel proprio cuore rimane nascosto al cuore di un altro, né giunge a conoscenza di altri attraverso le parole o altro genere di segni, mentre esso si manifesta a colui al quale si dice: Il mio gemito a te non è nascosto 157, quanti presiedono le Chiese hanno fatto bene a stabilire dei tempi di penitenza, che rappresentino un’espiazione anche dinanzi alla Chiesa, nella quale quei peccati vengono rimessi. Al di fuori di essa senza dubbio non vengono rimessi : essa stessa infatti ha ricevuto, propriamente parlando, come caparra lo Spirito Santo 158, senza il quale non vengono rimessi peccati, in modo che coloro ai quali vengono rimessi conseguano la vita eterna.

2133. (Serm. 351,9). Ma tuttavia, finché egli è in questa vita, la pazienza di Dio lo chiama a penitenza. Avvolto dunque in trame di peccati tali che danno la morte, egli rifiuta, differisce, esita a ricorrere alle stesse chiavi della Chiesa, con le quali il suo peccato sarebbe sciolto sulla terra per essere sciolto lassù, in cielo. E oserebbe ripromettersi una qualche salvezza dopo questa vita

2134. (De civ. Dei XXI 25,4). E non sono membra di Cristo coloro che si rendono clienti di una prostituta, se non desisteranno col pentimento di essere quel male e non torneranno con la riconciliazione a questo bene.

2135. (Serm. 352 3,8). Resta da parlare brevemente del terzo tipo di penitenza affinché con l’aiuto dei Signore io adempia ciò che mi sono proposto e che vi ho promesso. C’è un tipo di penitenza più severo e più doloroso. Quelli che la praticano nella Chiesa sono propriamente chiamati ” i penitenti ” e sono esclusi dalla partecipazione al sacramento dell’altare per timore che, ricevendolo indegnamente, essi non mangino e bevano la loro condanna. E` dunque una penitenza dolorosa. Si tratta di una ferita grave: forse è stato commesso un adulterio o un omicidio o qualche sacrilegio. Cose gravi, ferite profonde, letali, mortifere, ma il medico è onnipotente. Per tali azioni, dopo averne accettata la provocazione, il piacere, il consenso e la realizzazione, si è quasi nella condizione di un morto da quattro giorni, che emana fetore. Il Signore tuttavia non abbandonò neanche lui e gli gridò: Lazzaro, vieni fuori! La mole del sepolcro cedette alla voce della misericordia: la morte cedette alla vita, l’inferno al cielo; Lazzaro si alzò, venne fuori dal sepolcro, ma era legato [dalle bende] come lo sono coloro che, accusato il loro peccato, fanno penitenza. Essi sono già sfuggiti alla morte, non potrebbero infatti confessare il peccato se non ne fossero sfuggiti. Lo stesso confessare è un venir fuori dalle ombre e dalle tenebre. Ma che cosa ha detto il Signore alla sua Chiesa? Le ha detto: Ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo 39. Questo è il motivo per cui, mentre Lazzaro usciva fuori dalla tomba, il Signore – dopo aver compiuto un beneficio della sua misericordia conducendo [come] alla confessione uno che era già morto, sepolto, putrido – per indicare che lasciava al ministero della Chiesa di compiere le altre cose, disse: Scioglietelo e lasciatelo andare 40.

2136. (En. in Ps. 101, s.2,3). la remissione dei peccati è appunto uno scioglimento di vincoli. Pensate: che vantaggio poteva rappresentare per Lazzaro il fatto di essere uscito dalla tomba se il Signore non diceva per lui: Scioglietelo e lasciatelo andare 8 ? Fu egli infatti a farlo levare dal sepolcro con la sua voce, fu egli a ridargli l’anima con l’alto suo grido, fu egli a superare il masso di pietra che gravava sul sepolto, onde questi, pur legato, poté uscirne e non già con la forza dei suoi piedi, ma per la virtù di chi lo traeva al di fuori. Questo si verifica nel cuore dell’uomo penitente: quando senti dire che uno si pente dei propri peccati, è già ritornato alla vita; quando senti dire che con la sua confessione mette a nudo la propria coscienza, è già tratto fuori dal sepolcro, pur se ancora non è sciolto. E quando e da chi viene sciolto? Quel che avrete sciolto sulla terra – sta scritto – sarà sciolto anche in cielo 9. È esatto affermare che la Chiesa può accordare lo scioglimento dai vincoli del peccato, ma il ritorno di un morto alla vita non può di per sé avvenire se il Signore interiormente non grida: è un’azione che Dio compie direttamente nell’interno del cuore. Noi ora parliamo alle vostre orecchie, ma come possiamo conoscere ciò che si compie nei vostri cuori? Ciò che si compie interiormente, è compiuto non da noi, ma solo da lui!

2137. (Serm. 295 2,2). Perché dunque possiate comprendere che la Chiesa ha ricevuto le chiavi del regno dei cieli, desunto da un altro passo, ascoltate che cosa il Signore vuol dire a tutti i suoi Apostoli: Ricevete lo Spirito Santo 7. E immediatamente: A chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi 8. Questo è in rapporto alle chiavi delle quali fu detto: Tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo; e tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo 9 . Ma disse questo a Pietro. Perché tu sappia che Pietro impersonava allora la Chiesa universale, ascolta che cosa fu detto a lui personalmente, che cosa a tutti i fedeli santi: Se il tuo fratello commette una colpa nei tuoi riguardi, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone: è stato scritto infatti che ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, riferisci alla Chiesa: e, se non avrà ascoltato neppure questa, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico che tutto quello che avrete legato sopra la terra, sarà legato anche in cielo; e tutto quello che avrete sciolto sulla terra, sarà sciolto anche in cielo 10. La colomba lega, la colomba scioglie; l’edificio fondato sulla pietra lega e scioglie.

2138. (De bapt. III 18,23): Come il Padre ha mandato me – disse il Signore – così anch’io mando voi. E detto questo, alitò su di loro e disse: ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; a chi li riterrete, saranno ritenuti 48. Dunque, se gli Apostoli rappresentavano la Chiesa e il Signore ha parlato a loro come se parlasse alla Chiesa stessa, è la pace della Chiesa che rimette i peccati ed è la lontananza dalla pace della Chiesa che li ritiene,… È infatti la pietra che li ritiene, ed è la pietra che li rimette; è la colomba che li ritiene, ed è la colomba che li rimette; è l’unità che li ritiene, ed è l’unità che li rimette.

2139. (De civ. Dei XX 9,2). E vidi dei troni e coloro che vi sedevano e fu dato il potere di giudicare 78. Non si deve pensare che la frase si riferisca all’ultimo giudizio, ma in essa si devono intendere i troni dei capi e i capi stessi, ai quali è affidato il governo della Chiesa nel tempo. Ed è evidente che il conferimento del potere di giudicare non è espresso meglio che con quel che è stato detto: Ciò che legherete sulla terra sarà legato anche in cielo e ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in cielo 79.

2140. (De doct. chr. I 18). Ebbene, queste chiavi egli le diede alla sua Chiesa, di modo che tutto quello che lei avesse sciolto sulla terra sarebbe stato sciolto nel cielo e tutto quello che avesse legato sulla terra sarebbe stato legato nel cielo 22. Vale a dire: chiunque si rifiuta di credere che nella Chiesa gli sono rimessi i peccati non gli sono rimessi, a differenza di colui che vi crede e, correggendosi della sua malizia, se ne allontana. Costui, tornato in seno alla Chiesa, viene guarito dalla sua stessa fede unita alla disciplina penitenziale. Chiunque invece non crede che gli possano essere rimessi i peccati, con la sua disperazione si mette in una situazione peggiore, pensando quasi che non gli resti altro di meglio che seguitare ad essere cattivo, dal momento che non crede nel frutto della sua conversione.

2141.(In Io. ev. tr. 124,5). La Chiesa dunque, che è fondata su Cristo, ha ricevuto da lui nella persona di Pietro le chiavi del regno dei cieli, cioè la potestà di legare e di sciogliere i peccati.

2142. (Serm.352 3,9). Vi furono alcuni infatti i quali vollero sostenere che per determinati peccati non si doveva dare la possibilità di fare penitenza, ma costoro vennero dichiarati estranei alla Chiesa e considerati eretici. Il fatto è che di fronte a qualsiasi tipo di peccato la Chiesa non perde le sue viscere di madre pietosa.

2143. (De agone chr. 31,33). Non dobbiamo ascoltare coloro che dicono che la Chiesa di Dio non possa rimettere tutti i peccati. Pertanto quei miseri, mentre non comprendono che la pietra è in Pietro, e non vogliono credere che le chiavi del regno dei cieli 96 furono date alla Chiesa, essi stessi le hanno perdute di mano.

2144. (Inch. expos. in ep. ad Rom. 16). Qualcuno potrebbe pensare che la bestemmia contro lo Spirito Santo si ha quando a dirla è uno al quale sono già stati rimessi i peccati mediante il battesimo. Badi però costui come nemmeno a queste persone dalla santità della Chiesa si neghi la possibilità di pentirsi. Ma si potrebbe ritenere impossibile conseguire il perdono perché, ricevuta la grazia della fede e i sacramenti dei fedeli, costoro non potrebbero più peccare per ignoranza. Tuttavia una cosa è dire che non gli si può perdonare perché ha peccato fuori del tempo dell’ignoranza e un’altra dire che non gli si può perdonare perché ha proferito ingiuria contro lo Spirito Santo. Se infatti è solo in forza dell’ignoranza che si merita il perdono e questa ignoranza si suppone non esistere se non prima del battesimo, bisognerà concludere che allo stesso modo non può essere guarita dal pentimento né l’ingiuria contro lo Spirito Santo né quella contro il Figlio dell’uomo, se proferita dopo il battesimo. Non solo ma dalla medicina del perdono sarà assolutamente escluso chi si renderà reo di fornicazione o di omicidio o di qualsiasi altra depravazione o scelleratezza. Ora tutti coloro che hanno sostenuto simili teorie sono stati banditi dalla comunione della Chiesa cattolica e con ogni sicurezza si è ritenuto di non poterli considerare, proprio per la loro crudele severità, partecipi della misericordia divina. Se viceversa si ritiene che il peccato contro lo Spirito Santo, come lo si chiama, sia irremissibile soltanto se commesso dopo il battesimo, si noti anzitutto che il Signore nel parlarne non fece restrizioni di tempo, ma disse in forma universale: Chi proferirà ingiuria contro lo Spirito Santo, non gli sarà rimesso né al presente né nel secolo futuro 38. Di Simone Mago ho parlato poco fa. Egli aveva certamente ricevuto il battesimo quando ritenne lo Spirito Santo oggetto del più irriverente dei mercati; eppure a lui, una volta ravveduto, Pietro diede il consiglio di far penitenza.

2145. (Ep. 185 11,49). Così pure quando disse: Chi peccherà contro lo Spirito Santo 123, o: Chi bestemmierà contro lo Spirito Santo 124, non voleva intendere qualsiasi peccato commesso contro lo Spirito Santo con azioni o parole, ma un peccato ben determinato, quello cioè che consiste nell’ostinazione del cuore fino alla fine della vita, per cui uno rifiuta di ricevere il perdono dei peccati nell’unità del Corpo di Cristo 125, vivificato dallo Spirito Santo.

2146. (Enchir. 83). Chi invece non crede alla remissione dei peccati nella Chiesa, disprezza tutta la generosità del dono divino e con questa ostinazione della mente conclude il suo ultimo giorno, è colpevole di quel peccato imperdonabile contro lo Spirito Santo 217, nel quale Cristo rimette i peccati.

CAPITOLO II

Quali peccati sono da sottomettere alla penitenza sacramentale-

SOMMARIO.I peccati veniali non si sottomettono alle chiavi della Chiesa. È sufficiente la confessione generale in cui il vescovo insieme ai fedeli prega Dio: Rimetti a noi i nostri debiti: 2147-2149. Quali peccati gravi e mortiferi sono da sottomettere alle chiavi della Chiesa. Per tali peccati c’è l’obbligo di accostarsi ai ministri delle chiavi della chiesa e ai ministri dei sacramenti per ricevere la modalità della soddisfazione. Quali sono i peccati così gravi da incorrere nella scomunica della chiesa. Secondo la gravità la penitenza ricevuta può essere più grave o più mite. Una è la penitenza luttuosa o lamentosa, un’altra può consistere in alcuni rimedi medicinali delle correzioni: 2150-2158. La sana dottrina consiste nel non allontanarsi dalla chiesa a causa dei mali, né essere negligenti nell’ applicare i rimedi ai mali.: 2159-2160. Il peccato verso il fratello non si rimette se non si sottomette alle chiavi: 2161.

2147. (Serm. 17,5).  Dio ha costituito nella sua Chiesa dei tempi di misericordia preventiva, cioè quella medicina quotidiana, quando diciamo: Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori 15. Per queste parole infatti con faccia pulita ci accostiamo all’altare, per queste parole con faccia pulita comunichiamo al corpo e al sangue di Cristo.

2148. (Serm. 351,6). Se non fosse così perché ogni giorno ci battiamo il petto? E lo facciamo anche noi vescovi stando davanti all’altare insieme con tutti i fedeli. E diciamo nella preghiera quello che bisogna dire in tutto il corso della vita: Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori 38. Noi, con questa preghiera non imploriamo che ci vengano rimessi quei peccati che già crediamo essere stati rimessi nel Battesimo (e se non lo credessimo dubiteremmo della nostra fede), ma chiaramente preghiamo per i peccati di ogni giorno. Per questi ciascuno non cessa mai di fare, secondo le sue forze, offerte di elemosine, di digiuni e anche di preghiere e suppliche.

2149. (Serm. 56 7,11). Siamo infatti debitori, non di denaro, ma per i peccati. Ora forse tu dirai: ” Anche voi? “. Rispondiamo: ” Anche noi “. ” Anche voi, vescovi santi, siete debitori? “. “Sì, siamo debitori anche noi “. ” Anche voi? Ma no, signore, non farti torto “. ” Non mi faccio torto, ma dico la verità: siamo debitori “.

2150. (Serm. 278, 12). Ai convertiti, dunque, sono perdonati tutti i peccati del passato; degli altri peccati di questa vita, alcuni sono gravi e mortali e vengono perdonati solo attraverso un cocente dolore del cuore umiliato, dello spirito contrito e dai travagli della penitenza. Essi vengono perdonati per mezzo delle chiavi che ha in possesso la Chiesa. Infatti, se tu cominci a renderti giudice di te stesso, se cominci a provare dolore per quello che sei, Dio si farà vicino ad usare misericordia.

2151. (Serm. 392,3). Se uno, dopo aver preso moglie, ha macchiato se stesso con un illecito rapporto sessuale fuori di quello con la moglie, giacendo con qualche altra donna, ne faccia la penitenza in Chiesa secondo la consuetudine, perché la Chiesa preghi per lui. Nessuno pensi di poter trattare di nascosto con Dio perché il suo atto era stato un atto nascosto, dicendo tra sé: Dio sa, Dio perdoni perché nel mio cuore faccio penitenza. Non avrebbe più senso quello che è stato detto: Quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo 4. E senza motivo sarebbero state date le chiavi alla Chiesa di Dio; non possiamo rendere vano il Vangelo, rendere vane le parole di Cristo… Siete forse figli appestati, e la vostra superba cervice e il vostro animo tortuoso vi impediscono di piegarvi in ginocchio alla benedizione di Dio? Dio volle che l’imperatore Teodosio facesse penitenza pubblica davanti al popolo soprattutto perché il suo peccato non aveva potuto restare nascosto; ma ora quello che non fece arrossire un imperatore può forse far arrossire un senatore o addirittura un semplice cittadino, un uomo del popolo, un commerciante? Dimostrate una superbia tale che essa sola meriterebbe la geenna, anche se non ci fosse di mezzo l’adulterio.

2152. (Serm. 351 4,9). Chiunque, dopo il battesimo, incappa nei legami di qualcuno degli antichi peccati, vorrà essere così nemico di se stesso da indugiare a mutar vita finché è in tempo, finché appunto pecca e vive? Comunque, se persevera a peccare, egli accumula ira su di sé per il giorno dell’ira e della manifestazione del giusto giudizio divino. Ma tuttavia, finché egli è in questa vita, la pazienza di Dio lo chiama a penitenza. Avvolto dunque in trame di peccati tali che danno la morte, egli rifiuta, differisce, esita a ricorrere alle stesse chiavi della Chiesa, con le quali il suo peccato sarebbe sciolto sulla terra per essere sciolto lassù, in cielo…. Anche l’Apostolo, enumerando ai Galati tali peccati, conclude alla stessa maniera: Le opere della carne – dice – sono ben conosciute: lussuria, impurità, libertinaggio, idolatria, stregoneria, inimicizia, discordie, gelosie, ire, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo ad azioni siffatte vi preavviso, come ho già detto, che chi le compie, non possederà il regno di Dio 62. Su tali cose dunque ognuno giudichi se stesso con la sua volontà e, finché può, cambi in meglio i suoi costumi, affinché non accada che quando ormai non lo potrà più fare, venga giudicato dal Signore anche se non lo vuole. E dopoché lui stesso avrà pronunciato contro di sé la sentenza di un rimedio severissimo, ma pur sempre rimedio, vada dai vescovi per i quali nella Chiesa si compie il ministero delle ” chiavi ” anche per lui. Cominciando allora finalmente a essere un buon figlio, in quanto accetta di rispettare l’ordine in vigore nelle materne membra della Chiesa, accolga, da chi è preposto ai Sacramenti, la misura della soddisfazione a lui richiesta. Facendo così, devoto e supplice, l’offerta del suo cuore contrito, il suo comportamento gioverà a lui per riceverne la salvezza, e agli altri perché ne prendano esempio. Se poi il suo peccato, oltre ad essere stato un grave danno per lui, abbia apportato grande scandalo anche agli altri, costui non si opponga, non ricusi di fare una penitenza che molti verranno a conoscere, forse anche tutto il popolo di Dio, per non aggiungere a una piaga mortale il peggioramento di un tumore, se si vergogna di espiare. Se tuttavia sia conveniente fare ciò lo giudicherà il vescovo sulla base di una utilità per la Chiesa. Si ricordi sempre che Dio resiste ai superbi ma dà la sua grazia agli umili 63. Che cosa c’è di più sterile, di più distorto che non arrossire di una ferita che non si può nascondere e invece arrossire della fasciatura?

2153. (De fide et oper. 26,48). Se non ci fossero peccati così gravi da dover essere puniti anche con la scomunica, l’Apostolo non direbbe: Essendo radunati insieme voi e il mio spirito, questo individuo sia dato in balia di Satana per la rovina della sua carne, affinché il suo spirito sia salvo nel giorno del Signore Gesù 132. E anche: Che io non abbia a piangere su molti che hanno peccato in passato e non si sono convertiti dalle impurità e dalle fornicazioni che hanno commesso 133. E, parimenti, se non ci fossero peccati a cui si deve rimediare non con quell’umiliazione della penitenza, che viene imposta nella Chiesa a coloro che propriamente sono chiamati penitenti, ma con opportuni rimproveri, il Signore stesso non direbbe: Ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello 134. Infine, se non ci fossero quei peccati che sono inevitabili in questa vita, non avrebbe posto un rimedio quotidiano nell’orazione che ci ha insegnato perché diciamo: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori 135.

2154. (Ep. 153 3,6). A riprova di quanto ho detto, noi allontaniamo dalla comunione dell’altare coloro i cui peccati sono manifesti, anche se li abbiamo sottratti alla severità delle vostre leggi, e lo facciamo affinché, mediante il pentimento e la punizione di se stessi, possano placare Colui ch’essi offesero coi loro peccati.

2155. (De corr. et gr. 15,46). Dunque i fratelli sottoposti siano ripresi dai propri superiori, purché i rimproveri provengano da carità e siano diversi, minori o maggiori, secondo la diversità delle colpe. Perfino quella che è chiamata scomunica, che è emessa dal giudizio del vescovo ed è la pena maggiore nella Chiesa, se Dio vuole può mutarsi in riprensione estremamente salutare e quindi giovare.

2156. (De div. quaest. 83 q.26). Alcuni sono peccati di debolezza, altri di inavvertenza, altri di malizia. La debolezza è contraria alla fortezza, l’inavvertenza alla sapienza, la malizia alla bontà. Chi è in grado di conoscere cos’è la potenza e la sapienza di Dio 1 può discernere quali sono i peccati veniali; chi è in grado di conoscere cos’è la bontà di Dio può valutare quali peccati meritano una determinata pena sia in terra che nel secolo futuro. E dopo aver ben valutato tutto ciò, si può giudicare, con probabilità, chi non deve essere sottoposto alla penitenza luttuosa e lacrimevole, sebbene confessi i suoi peccati, e chi invece non può sperare salvezza, a meno che non offra a Dio come sacrificio uno spirito contrito dalla penitenza.

2157. (Quaest. in Hept. IV 24). Quanto al fatto che si ordina in qual modo si devono espiare i peccati commessi involontariamente, a buon diritto ci chiediamo quali siano i peccati involontari: se quelli che si commettono inconsciamente, oppure se può chiamarsi involontario un peccato che uno è costretto a commettere; poiché si suole dire che anche questo peccato lo si fa contro la volontà. Ma in ogni caso uno vuole ciò per cui fa qualcosa; come, per esempio, se uno non volesse giurare il falso, ma lo fa poiché desidera conservare la vita se uno lo minaccia di morte, se non lo farà. Vuole dunque fare quel giuramento poiché vuole vivere e perciò senza desiderare di per se stesso di giurare il falso ma di vivere giurando il falso. Se le cose stanno così, non so se peccati di questa specie possano chiamarsi involontari come quelli che qui si dice che devono essere espiati. Poiché se si considera attentamente la cosa, forse nessuno vorrebbe proprio peccare, ma si commette il peccato in vista di un’altra cosa voluta da chi pecca. In realtà tutti gli uomini, che consapevolmente fanno ciò che è illecito, vorrebbero che fosse lecito; tanto è vero che nessuno vuole proprio peccare per il peccato in se stesso, ma per ciò che ne deriva. Se le cose stanno così, non ci sono peccati involontari ma solo commessi per ignoranza, distinti dai peccati volontari.

2158. (ib. IV 25). Quali siano i peccati commessi con mano di superbia, cioè con superbia la Scrittura lo spiega molto chiaramente nel seguito in cui dice: poiché disprezzò le parole del Signore. Una cosa è dunque disprezzare i precetti e un’altra stimarli molto ma poi agire contro di essi o per ignoranza o per debolezza. Queste due specie di peccati appartengono forse ai peccati che si commettono involontariamente: come questi peccati si espiassero placando Dio con i sacrifici l’ha esposto la Scrittura più sopra e di poi continua parlando dei peccati di superbia quando uno agisce male montando in superbia, cioè disprezzando il precetto. Quanto a questa specie di peccato la Scrittura non dice che si debba espiare con alcuna specie di sacrificio, giudicandolo incurabile solo con il trattamento che veniva compiuto per mezzo dei sacrifici che la Scrittura qui prescrive di fare. Tali sacrifici, considerati in se stessi, non possono espiare nessun peccato; se però si esaminano le cose di cui questi sono prefigurazioni, potrà trovarsi in essi l’espiazione dei peccati. Perciò nell’espressione della Scrittura: quando il peccatore è caduto nel profondo dei mali, disprezza 20, è prefigurato simbolicamente colui – come in questo passo dice la Scrittura – che pecca con la mano della superbia. Questo peccato perciò non può essere cancellato senza la pena di colui che lo commette; e pertanto non può restare impunito e si espia con la penitenza. Poiché l’afflizione del penitente è una pena del peccato sebbene sia medicinale e salubre. Giustamente quindi si giudica grave il peccato commesso da chi disprezza con superbia il precetto; ma, al contrario, affinché possa essere perdonato, Dio non disprezza un cuore contrito ed umiliato 21. Tuttavia, poiché ciò non avviene senza pena, per conseguenza sono dette tali cose. Costui – dice la Scrittura – esarceba Dio, poiché Dio resiste ai superbi 22. E quell’anima sarà cacciata via di mezzo al suo popolo – poiché un tale individuo non è affatto del numero di coloro che appartengono a Dio – in quanto disprezzò la parola di Dio e infranse i suoi precetti; quell’anima sarà totalmente distrutta. Il motivo per cui sarà totalmente distrutta la Scrittura lo dice subito dopo: il suo peccato è in essa. Se perciò il peccatore applicherà da sé a se stesso la debita contrizione per tale peccato pentendosi, Dio non disprezza un cuore contrito, come è stato già detto.

2159. (De fide et oper. 3,4). Il Signore stesso è un esempio straordinario di pazienza: sopportò la presenza del demonio addirittura fra gli stessi dodici Apostoli, fino alla passione; inoltre disse: Lasciate che l’uno e l’altro crescano insieme fino alla mietitura, purché non succeda che, raccogliendo la zizzania, non sradichiate con essa anche il grano 12; e predisse che quelle reti, che rappresentano la Chiesa, avrebbero contenuto pesci buoni e pesci cattivi fino alla spiaggia, cioè fino alla fine dei tempi; e altro ancora, quando ha parlato dei buoni e dei cattivi sia direttamente sia in modo figurato. Non per questo, tuttavia, ritenne che dovesse essere soppressa ogni disciplina nella Chiesa; anzi raccomandò di farne uso quando disse: Fate attenzione: se tuo fratello ha commesso una mancanza contro di te, vai e riprendilo fra te e lui solo. Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, affinché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se non ascolterà neppure loro, dillo all’assemblea. Se poi non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un gentile o un pubblicano 13. Dopo di che, in quel passo ricorda anche la minaccia terrificante prevista da tale severità, dicendo: Quello che scioglierete sulla terra, sarà sciolto anche in cielo e quello che legherete sulla terra, sarà legato anche in cielo 14. Vieta anche di dare ai cani ciò che è santo 15. Né l’Apostolo, quando dice: Quelli che peccano, riprendili alla presenza di tutti, perché anche gli altri ne abbiano timore 16, contraddice le parole del Signore: Riprendilo fra te e lui solo. Infatti, bisogna fare l’uno e l’altro, come suggerisce la diversità della malattia di coloro che ci siamo ripromessi non certo di lasciare andare in rovina, ma di correggere e curare: l’uno deve essere risanato in un modo, l’altro invece in un altro. Nella Chiesa, dunque, vige tanto il criterio del lasciar correre e del tollerare i peccatori quanto, di contro, il criterio del rimproverarli e del castigarli, del non ammetterli o dell’escluderli dalla comunione.

2160. (ib. 5,7). Noi riteniamo che appartenga a una sana dottrina regolare la vita e il giudizio sulla base di entrambi i tipi di testi, di modo che sia tolleriamo i cani nella Chiesa, per la pace della Chiesa, sia, una volta che tale pace è stata assicurata, non diamo ai cani ciò che è santo…. Quando, invece, coloro che governano la Chiesa, senza comprometterne la pace, hanno la possibilità di esercitare la disciplina contro gli iniqui e gli empi, allora, per evitare che dormiamo nell’indolenza e nella pigrizia, lasciamoci stimolare con il pungolo di altri precetti, che rispecchiano la severità del freno. In tal modo, dirigendo i nostri passi nella via del Signore, con la sua guida e il suo aiuto, secondo i precetti degli uni e degli altri testi, non ci abbandoniamo al torpore in nome della pazienza né diventiamo impetuosi con il pretesto dello zelo.

2161. (Serm. 82 3,5). Nessuno dunque dica: “Non ho peccato contro Dio, ma solo contro un fratello, contro un uomo: è un peccato leggero o non è affatto un peccato”. Forse tu dici: “È un peccato leggero” perché presto si guarisce. Hai peccato contro un tuo fratello? Ripara il torto e sarai guarito. Hai compiuto un’azione che procura la morte dell’anima: ma hai trovato presto il rimedio. Chi di noi potrà sperare il regno dei cieli, fratelli miei, dal momento che il Vangelo dice: Chi dirà a un suo fratello: Sei un cretino, sarà condannato al fuoco dell’inferno 8? È un’affermazione tremenda; ma vedi il rimedio nello stesso passo del Vangelo: Se stai recando la tua offerta all’altare e ti ricordi che un tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta davanti all’altare 9.

CAPITOLO III

Altre cose sulla amministrazione della penitenza.

SOMMARIO. Il primo atto è la confessione del penitente. Il testo di Agostino indica la confessione segreta e auricolare; il vescovo conosce quello che non conosce nessun altro. Il ministro è l’incaricato che presiede la Chiesa. Il ministro giudica se la penitenza dev’essere pubblica o no. Con la riconciliazione si conclude il rito della penitenza. La riconciliazione si ritiene necessaria. Occorre soddisfare la penitenza: 2162-2165. La penitenza pubblica si concedeva una volta ogni tanto. Possono ottenere da Dio il perdono, quelli che vengono nuovamente presi nel laccio dell’iniquità. Rimessa la colpa e la pena eterna, rimane la pena temporale: 2166-2167. L’assoluzione ad alta voce con l’imposizione delle mani viene data da qualche sacerdote. La Penitenza di cui parla Agostino sembra essere il vero sacramento: 2168-2170. Agostino distingue la Penitenza dal Battesimo: 2171-2174. Agostino interviene sui peccatori con grande carità, detestando le punizioni, ma amando gli uomini: 2175.

2162.( Serm. 82 8,11). Cerchiamo di agire, anzi si deve agire così, non solo quando si pecca contro di noi ma anche quando uno pecca senza che altri lo sappia. Dobbiamo rimproverare in segreto e in segreto biasimare, per evitare che volendo rimproverare in pubblico, sveliamo la persona. Noi desideriamo solo rimproverare e correggere: che fare, se un nemico cerca di sentire il peccato per punire la persona? Un vescovo per esempio conosce un non so quale omicida ma non lo conosce nessun altro. Io voglio rimproverarlo dinnanzi a tutti, ma tu cerchi di formulare un’accusa al tribunale contro di lui. Io non svelo il suo peccato, ma neppure rimango indifferente; io lo rimprovero in segreto: pongo davanti ai suoi occhi il giudizio di Dio, metto paura a una coscienza ferita, la spingo al pentimento. Dobbiamo essere dotati di questa carità. Ecco perché talvolta ci si rimprovera che diamo l’impressione di non rimproverare o si pensa che noi sappiamo ciò che invece non sappiamo o che ci rifiutiamo di dire ciò che sappiamo. Ma forse so anch’io ciò che sai tu, eppure non rimprovero alla tua presenza perché desidero curare, non accusare. Ci sono degli adulteri nelle loro case che peccano di nascosto; alle volte ci vengono denunciati dalle loro mogli per lo più gelose, talora invece desiderose della salvezza dei mariti, ma noi non li palesiamo, ma li rimproveriamo in segreto.

2163. (Ep. 228,8). O forse non pensiamo a ciò che succede quando s’arriva a questi pericoli estremi e non c’è alcuna via di scampo? Quanta gente d’ambo i sessi, d’ogni età, s’affolla in chiesa per chiedere chi il battesimo, chi la riconciliazione, chi la penitenza da fare, tutti poi un po’ di conforto e l’amministrazione e la distribuzione dei Sacramenti? E se in quei frangenti mancano i ministri, quale rovina per coloro che escono da questo mondo non rigenerati o non assolti!

2164. (Enchir, 65). In tale opera di penitenza comunque, qualora sia stato commesso un peccato che abbia separato il suo autore persino dal corpo di Cristo, si deve considerare non tanto la dimensione della durata, quanto del dolore;

2165. (Serm. 352 5,12). Non è sufficiente cambiare in meglio i costumi, e astenersi da compiere il male; se i peccati fatti non si riparano a Dio anche con il dolore della penitenza, la lamentela dell’ umiltà, il sacrificio del cuore pentito, e l’aiuto delle elemosine. (Trad. Sartirana)

2166. (Ep. 153 3,7). Vi sono alcuni, la cui malvagità arriva al punto che, anche dopo aver fatto penitenza e dopo essersi riconciliati con la Chiesa all’altare, tornano a commettere gli stessi o peggiori peccati; eppure anche su di essi Dio fa sorgere il suo sole, ed elargisce non meno di prima il dono della vita e della salute. E quantunque non si conceda loro la possibilità di penitenza, Dio non si dimentica della sua pazienza verso di essi….E’ vero che la disciplina della Chiesa, per motivi di prudenza e per fini riguardanti la salvezza dell’anima, concede un’unica possibilità di umiliarsi e di far (pubblica) penitenza, per evitare che tale rimedio (per i peccati) finisce per essere meno apprezzato e quindi meno utile ai malati (spirituali); dato che è tanto più salutare, quanto meno è disprezzata. Ciononostante, chi oserebbe dire a Dio: ” Perché mai perdoni ancora una volta a costui, che dopo la sua prima penitenza torna a irretirsi nei lacci del peccato? “. Chi oserebbe dire che verso costoro non si agisce come dice l’Apostolo: Non sai che la pazienza di Dio ti invita a penitenza? 6

2167. (In Io. ev. tr. 124,5). è questa vita terrena che l’uomo deve sopportare, nonostante il perdono dei peccati, pur essendo il peccato la prima causa della sua miseria. La pena infatti si protrae più della colpa; perché se la pena finisse con il peccato, saremmo portati a minimizzare la colpa. E’ dunque come prova della miseria che ci è dovuta, o come mezzo per emendare una vita proclive al male, o per esercitare la pazienza che tanto ci è necessaria, che l’uomo è soggetto a punizioni temporali, anche se gli sono stati rimessi i peccati per i quali era reo della dannazione eterna.

2168. (De bapt. III 16,21). Riguardo all’imposizione delle mani, essa non è irripetibile come il battesimo. Che altro è, infatti, se non una preghiera su un uomo?.

2169. (En in PS. 146,8). Sana dunque i contriti di cuore, cioè coloro che hanno il cuore spezzato, e la salute del cuore sarà perfetta quando si sarà realizzata anche la trasformazione del corpo che ci è stata promessa. Nel frattempo cosa fa il medico? Fascia le tue fratture, affinché tu possa raggiungere la più completa stabilità, nell’attesa che si consolidi ciò che è spezzato e fasciato. Cosa sono queste fasciature? Sono i sacramenti di ordine temporale. Sì, sono fasciature a rimedio delle nostre fratture i sacramenti temporali che nel frattempo usiamo e da cui traiamo consolazione. Tutti questi nostri discorsi, le tante parole che risuonano e passano, tutto ciò che nella Chiesa si compie di portata temporale, son fasciature per le fratture. In effetti, come il medico quando l’infermo è perfettamente guarito gli toglie la fasciatura, così è di noi. Nella città celeste, Gerusalemme, quando saremo diventati uguali agli angeli, cosa crediamo? che riceveremo anche lassù le stesse cose che riceviamo adesso 22 ? O che ci si dovrà ancora leggere il Vangelo perché la nostra fede resti salda? o che ci si dovranno imporre le mani da parte di qualche prete? Tutte queste pratiche son fasciature per le ossa fratturate.

2170. (De bapt. V 20,28). Se dunque questo testo del Vangelo: Dio non ascolta il peccatore 92, vuol dire che un peccatore non può celebrare i sacramenti, come può Dio, esaudire le invocazioni di un omicida sull’acqua del battesimo, sull’olio, sull’Eucarestia o sulle teste di quelli ai quali impone le mani? Eppure tutto ciò si fa ed è valido, anche se lo fanno degli omicidi,

2171. (Ep. 98,2). L’effetto della rigenerazione del bambino che viene presentato dalla volontà altrui al ministro del battesimo per esser consacrato a Cristo, viene prodotto dall’unico Spirito, da cui viene rigenerato quando viene presentato…Se uno non rinascerà per mezzo dell’acqua e dello Spirito Santo 2. L’acqua pertanto è il segno esterno del sacramento della grazia, mentre lo Spirito produce l’effetto interno della grazia,… Perciò il bambino, una volta ricevuta la grazia di Cristo, non la perde se non per propria colpa, qualora, col crescere dell’età, diventasse tanto cattivo; poiché allora comincerebbe ad avere peccati personali, che non potrebbero esser cancellati dalla rigenerazione battesimale, ma potrebbero esser guariti solo con un rimedio diverso..

2172. (Enchir. 46,13). Ognuno quindi rinasce, in modo che sia sciolta in lui ogni traccia di peccato con cui nasce. Quanto ai peccati che vengono commessi in seguito per la cattiva condotta, possono anch’essi essere riparati pure con la penitenza, come costatiamo anche dopo il battesimo.

2173. (Ep. 265,7). Gli uomini infatti, prima del battesimo, fanno penitenza dei loro peccati, ma in modo che vengano anche battezzati,… Gli uomini fanno anche penitenza se dopo il battesimo hanno commesso tali peccati da meritare la scomunica e poi la riconciliazione, come fanno in tutte le Chiese coloro i quali, con termine specifico, si chiamano penitenti.

2174. (De coniug. adult. II 16,16). ma se l’ha commesso da catecumeno, viene purificato dal battesimo; se da battezzato, viene risanato dalla penitenza e dalla riconciliazione.

2175. (Ep. 153 1,3). Noi dunque non approviamo affatto le colpe che vogliamo siano emendate né le azioni compiute contro la legge morale o civile vogliamo che restino impunite perché ce ne compiacciamo ma, pur avendo compassione del peccatore, ne detestiamo le colpe o le turpitudini; inoltre quanto più ci dispiace il peccato, tanto più desideriamo che il peccatore non muoia senza essersi emendato. E’ facile ed è anche inclinazione naturale odiare i malvagi perché sono tali, ma è raro e consono al sentimento religioso amarli perché sono persone umane, in modo da biasimare la colpa e nello stesso tempo riconoscere la bontà della natura; allora l’odio per la colpa sarà più ragionevole poiché è proprio essa a macchiare la natura che si ama. Non ha quindi alcun legame con l’iniquità ma piuttosto con l’umanità chi è persecutore del peccato, per essere salvatore dell’uomo. Solo in questa vita c’è la possibilità di correggere la propria condotta, poiché nell’altra ognuno riceverà ciò che avrà meritato per se stesso. Noi quindi nell’intercedere per i colpevoli siamo spinti dall’amore per il genere umano affinché la loro vita terrena non finisca con un supplizio, che dopo la fine della vita non avrà mai fine.

L’ORDINE

CAPITOLO UNICO

L’Ordine è un vero sacramento della Nuova Legge.

SOMMARIO. Come il Battesimo, l’ordine è un vero sacramento. L’Ordine imprime il carattere che consiste in una certa consacrazione con a quale l’ordinato viene consacrato a Dio in modo speciale. Pertanto non si può ripetere. Non abusa del nome di gerarchia, ma chiaramente distingue i chierici dai laici. I Vescovi e i Presbiteri sono chiamati propriamente sacerdoti nella Chiesa. Nomina anche altri ordini. Nel tempo della persecuzione il ministro non fugga, a meno che non resti qualcun altro a distribuire i sacramenti ai fedeli: 2176-2181.  Parla anche di Prepositura della Chiesa e dell’Ordine dei Chierici. Non si possono inserire nel clero senza una approvazione: 2182-2183.

2176. (C. ep. Parm. II 13,28). In effetti, ciò che alcuni di loro, confutati dalla verità, si sono messi a dire: ” Allontanarsi dalla Chiesa non è perdere il battesimo, ma solo il diritto di darlo “, per molti aspetti sembra inutile e sciocco. Innanzitutto, in quanto non si adduce nessun motivo che spieghi perché colui che non può perdere il battesimo, possa perdere il diritto di darlo. Sono tutti e due sacramenti, infatti, e tutti e due sono dati all’uomo con una particolare consacrazione: uno quando egli viene battezzato e l’altro quando viene ordinato. Ecco il motivo per cui, nella Cattolica, non è permesso ripeterli. Quando infatti sono venuti da noi alcuni vescovi dal partito di Donato e, per il bene della pace, sono stati accolti dopo essersi emendati dall’errore dello scisma, pur ritenendo necessario conservarli negli uffici che esercitavano prima, non furono ordinati di nuovo, perché, come il battesimo, anche l’Ordine era rimasto integro in loro. Di fatto, l’errore era nello scisma, che fu corretto con la pace dell’unità, e non nei sacramenti che, ovunque si trovino, sono gli stessi. E anche quando si ritiene utile, per la Chiesa, che i vescovi donatisti che passano alla società cattolica, non esercitino i loro uffici, essi tuttavia, non vengono privati del sacramento dell’ordine, che conservano. Per questo non si impongono loro le mani nell’assemblea, per non offendere, non l’uomo, ma il sacramento. E se qualche volta viene fatto per ignoranza, non si giustifica ostinatamente l’accaduto ma, appena lo si avverte, si corregge con carità e si ottiene facilmente il perdono. Il nostro Dio, infatti, non è Dio della discordia, ma della pace 163; e non sono i sacramenti della sua Chiesa i nemici di coloro che si sono allontanati dalla Chiesa, ma essi stessi che si sono allontanati. Ora, come nel battesimo hanno ciò che possono dare, così nell’Ordinazione ricevono il diritto di darlo; entrambi, ovviamente, per la loro rovina, fino a quando non possiedono la carità dell’unità. Comunque, altro è non avere il sacramento, altro averlo per la rovina e altro per la salvezza. A chi non lo ha, bisogna darglielo quando è necessario; se invece lo possiede per la sua rovina, eliminato il male con la conversione, si deve agire perché il battesimo gli sia salutare.

2177. (De bono coniug. 29,32). Allo stesso modo, se si fa un’ordinazione sacerdotale per raccogliere una comunità di fedeli, anche se non ne risulta effettivamente la raccolta, in quelli che sono stati ordinati il sacramento dell’ordinazione rimane comunque. E se per una qualche colpa uno di essi vene rimosso dal suo ufficio, non gli si potrà mai togliere il suggello del Signore, che una volta imposto, permane fino al momento del giudizio.

2178. (De civ. Dei XX 21,3). Il Signore li ha paragonati, quasi per analogia, ai figli d’Israele che nella sua casa offrono a lui le proprie vittime con salmi ed è un rito che in ogni parte la Chiesa già compie. Ha promesso inoltre che avrebbe scelto da essi per sé sacerdoti e leviti e osserviamo egualmente che ora ciò si avvera. Infatti il sacerdozio non è secondo la discendenza della carne e del sangue, quale era il primo secondo l’ordine di Aronne, ma come era conveniente nel Nuovo Testamento, in cui sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec 193 è Cristo; ora notiamo che sacerdoti e leviti sono eletti secondo il merito che in ognuno apporterà la grazia divina.

2179. (Ep. 228,8). O forse non pensiamo a ciò che succede quando s’arriva a questi pericoli estremi e non c’è alcuna via di scampo? Quanta gente d’ambo i sessi, d’ogni età, s’affolla in chiesa per chiedere chi il battesimo, chi la riconciliazione, chi la penitenza da fare, tutti poi un po’ di conforto e l’amministrazione e la distribuzione dei Sacramenti? E se in quei frangenti mancano i ministri, quale rovina per coloro che escono da questo mondo non rigenerati o non assolti! Quanto grande motivo di dolore anche per i fratelli di fede che non potranno averli come compagni nel riposo della vita eterna! Quanti gemiti infine da parte di tutti e quante bestemmie da parte di alcuni per l’assenza dei ministri e delle relative funzioni sacre! Vedi quali effetti produce la paura dei mali temporali e di quali terribili mali è causa nell’eternità! Se invece i ministri sono al loro posto, si provvede alle necessità di tutti nella misura delle forze loro somministrate dal Signore: alcuni vengono battezzati, altri riconciliati, nessuno viene privato della comunione del corpo del Signore, tutti vengono confortati, edificati, esortati a pregare Dio il quale può tener lontane tutte le sciagure che si temono:

2180. (ib. 228,13). Ci sono però alcuni i quali pensano che i vescovi e il clero, che in tali frangenti non fuggono ma rimangono, siano causa d’inganno per i fedeli che non fuggono appunto perché vedono rimanere i loro pastori. Ma è facile evitare quest’accusa o cattiva impressione parlando ai fedeli stessi, dicendo loro: ” Non lasciatevi ingannare dal fatto che noi non fuggiamo da questo luogo; non è per noi che restiamo qui, ma piuttosto per voi, per non lasciarvi privi di qualsiasi ministero che sappiamo necessario alla vostra salvezza che si trova in Cristo.

2181. (ib, 228,14). In conclusione, chi fugge senza che per la sua fuga venga a mancare il ministero necessario alla Chiesa, agisce secondo il comando o almeno secondo il permesso del Signore. Chi invece con la sua fuga fa in modo che il gregge di Cristo resti privo degli alimenti necessari alla vita spirituale, è quel mercenario che vede venire il lupo e scappa, perché non gl’importa nulla delle pecore 22.

2182. (In Io. ev. tr. 41,10). La prima libertà, quindi, consiste nell’essere immuni da colpe gravi. Perciò l’apostolo Paolo dovendo scegliere chi doveva essere ordinato presbitero o diacono, e chiunque altro per il governo della Chiesa, non ha detto “Se uno è senza peccato”; perché se avesse detto questo, tutti dovevano essere riprovati e nessuno ordinato. Ha detto: Se uno è senza colpa grave (Tt 1, 6; 1 Tim 3, 10), come sarebbe l’omicidio, l’adulterio, la fornicazione, il furto, la frode, il sacrilegio, e così via.

2183. (Ep. 60,1). Non solo si rende ad essi facile la caduta nel peccato, ma si arreca una vergognosa offesa all’ordine clericale qualora i disertori dei monasteri vengano scelti per la milizia clericale, mentre di quelli che rimangono nel monastero siamo soliti accogliere nel clero solamente i più provati e i migliori,