LE FONTI DELLA RIVELAZIONE

CAPITOLO I

La Sacra Scrittura come fonte della rivelazione.

SOMMARIO. Testimonianza della Tradizione e autorità della Chiesa per l’ autenticità dei Libri sacri: 141-142. La Scrittura è una lettera inviata a noi da Dio. Leggiamo il chirografo di Dio. Detta la testa, scrive la mano: 143-146. La Fede è concepita dalla Scrittura.: 147-151. Occorre credere alla Scrittura senza ombra di dubbio. Afferma la fede cattolica. Ogni Scrittura è la tromba di Cristo: 152-156. Se vacilla l’ autorità della Scrittura, tentennerà anche la fede:157-163. Agostino stabilisce una regola da seguire se pare che nella Scrittura vi sia qualcosa di contrario alla verità: 164-165.

141. (C. Faust. Man. XIII,5). L’autorità dei nostri libri confermata dal consenso di tanti popoli attraverso la successione degli apostoli, dei Vescovi e dei Concili vi è contraria. Quella dei vostri libri è inconsistente perché sostenuta da pochissimi e da persone che venerano un Dio e un Cristo menzognero.

142. (ib. XXXIII,6). Sull’autore di quale libro ci sarà mai certezza, se è incerto se siano degli apostoli gli scritti che la Chiesa dice e conserva come degli apostoli, essa che fu dagli stessi apostoli diffusa e annunziata in mezzo a tutti i popoli con tanta perfezione? E sarà invece certo che gli apostoli abbiano scritto ciò che è proclamato dagli eretici contrari a questa Chiesa, da essi attribuito ai nomi dei loro fondatori, vissuti tanto tempo dopo gli apostoli?

143. (En. in Ps. 90 s.2,1). Da quella città, lungi dalla quale viviamo noi pellegrini, ci sono giunte delle lettere: sono le Scritture che ci esortano a vivere bene.

144. (En in Ps. 144,17). Il Signore [è] fedele nelle sue parole e santo in tutte le sue opere. Fedele [è] il Signore nelle sue parole. Infatti, non ci ha forse dato tutto quello: che aveva promesso? Fedele il Signore nelle sue parole. Ci sono, è vero, delle cose che ci ha promesse e non ancora date, ma sulla base di quel che ci ha dato ci si fidi di lui! Il Signore [è] fedele nelle sue parole. Anche se avesse soltanto parlato, noi potremmo fidarci di lui; lui però non s’è contentato di parole: ha voluto farci avere in mano anche la sua Scrittura. Ha fatto come quando tu, promettendo qualcosa, dici all’interessato: Se non ti fidi, ecco che te lo metto per iscritto. In realtà, una generazione va e un’altra viene, e, mentre i secoli passano, i mortali si avvicendano andandosene gli uni e succedendone altri. Per questo fu necessario che la Scrittura di Dio rimanesse immutata, quasi documento autografo lasciato da Dio che tutti i viventi sulla terra potessero leggere, ciascuno a suo tempo, e tutti incamminarsi sulla via delle promesse divine. E delle cose scritte in questo autografo quante sono quelle che già ha attuate!… Supponi che Dio venga a dirti: Tu hai in mano la mia scritta; io ho promesso il giudizio e la separazione dei buoni dai cattivi e ai fedeli ho promesso un regno eterno, e tu non ci vuoi credere? Lì nella mia scritta autentica, leggi tutta la serie delle mie promesse

145. (Conf. XIII 29). Ecco la tua risposta. Tu sei il mio Dio 303, e dici con voce forte all’orecchio interiore del tuo servo, squarciando col grido la mia sordità: “O uomo, certamente le parole che dice la mia Scrittura, io le dico.

146. (De cons. ev. I 35,54). In effetti tutto ciò che egli voleva farci leggere riguardo ai suoi fatti e ai suoi detti ordinò loro di scriverlo, quasi che essi fossero sue mani.

147. (De civ. Dei XIX 18). Crede anche ai testi della sacra Scrittura dell’Antico e Nuovo Testamento, che riteniamo canonici, da cui ha avuto origine la fede, della quale vive il credente 51

148. (Ep. 105 4,14). Eppure, proprio attraverso le Scritture, non solo conosciamo Cristo ma anche la Chiesa.

149. (Serm. 212,2). D’altronde tutto ciò che ora sentirete nel Simbolo è tutto contenuto nei testi divini delle Sacre Scritture.

150. (De civ. Dei XI 3). Egli dapprima ha parlato, nella misura che ha giudicato sufficiente, mediante i Profeti, poi personalmente, infine mediante gli Apostoli. Avendo insegnato ha istituito anche la Scrittura che si dice canonica, di altissima autorità. Ad essa noi prestiamo fede sulle verità che non si devono ignorare e che non siamo in grado di raggiungere da noi stessi.

151. (Conf. XIII 15,16.18). Chi, se non tu, Dio nostro, creò per noi un firmamento di autorità sopra di noi 115, nella tua Scrittura divina? Il cielo sarà ripiegato come un libro 116, e ora si stende su noi come pelle di tenda 117: l’autorità della tua divina Scrittura è più sublime da che i mortali per cui ce l’hai comunicata incontrarono la morte della carne…. Perciò hai disteso come una pelle il firmamento del tuo libro, le tue parole sempre coerenti, che hai posto sopra di noi con l’ausilio d’uomini mortali… passano i predicatori della tua parola da questa vita all’altra vita, la tua Scrittura invece è stesa sopra le genti fino alla fine dei secoli.

152. (Ep. 147,4). Qualora però una cosa venga affermata in modo evidente dall’autorità delle Scritture divine, di quelle cioè che nella Chiesa sono chiamate canoniche, in tal caso si deve credere senza il minimo dubbio. Quanto agli altri testimoni o alle altre prove con cui si cerca di persuaderti a credere a qualcosa, ti è lecito credere o non credere a seconda dell’importanza che tu avrai ponderato essi abbiano o non abbiano per indurti a prestar loro fede.

153. (De doctr. christ. III 10.15). Ma la Scrittura non afferma se non ciò che risponde alla fede cattolica e quanto al passato e quanto al futuro e quanto al presente.

154. (Ep. 137 1,3). Le Sacre Scritture sono tanto profonde che in esse avrei fatto ogni giorno dei progressi, se mi fossi sforzato di farne l’unico oggetto del mio studio dai primi anni della puerizia sino alla decrepita vecchiaia con tutta la calma possibile, con la maggiore applicazione e con un ingegno più vivace 3. Non che sia molto difficile giungere a comprendere in esse le cognizioni necessarie alla salvezza, ma dopo che uno ha riposto in esse la fede, senza la quale non si può vivere bene e santamente, a misura che vi si fanno dei progressi, molte cose restano da capire avvolte sotto il velo di numerose figure che nascondono i misteri. Non solo, nelle parole con cui questi sono espressi, ma anche nell’essenza delle cose da comprendere si nasconde un tale abisso di sapienza, che alle persone che hanno passato più tempo in questo studio, dotate d’intelligenza più penetrante e più desiderose d’imparare, capita quello che si legge in un passo della stessa Scrittura: Quando l’uomo avrà finito, solo allora comincia 4.

155. (In ep. Io. ad Parth. tr. 2,1). Nessuno dei testi delle antiche Scritture fu da lui tralasciato. Tutto nelle Scritture parla di Cristo; purché ci siano orecchi ad ascoltare.

156. (ib. 2,2). Che cosa il Signore mostrò che c’era scritto intorno a se stesso nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi? Che cosa rivelò? Ci risponda lui stesso. L’Evangelista su questo punto è stato breve perché imparassimo da noi stessi che cosa dobbiamo capire e credere tra tanti e così estesi testi delle Scritture. Anche se molte sono le pagine e molti i libri, tutti contengono ciò che il Signore disse in poche parole ai suoi discepoli. Che cosa? Che il Cristo doveva patire e risorgere il terzo giorno (cf. Lc 9, 22; 24, 7; Mt 16, 21; 17, 21; Mc 8, 31; 9. 30).

157. (De doctr. Christ. I. 37). Ora questa fede  vacillerà se  vacillerà l’autorità delle divine Scritture e, vacillando la fede, anche la carità si illanguidisce.

158. (Conf. VI 5,8). Essendo dunque gli uomini troppo deboli per trovare la verità con la sola ragione, e avendo perciò bisogno dell’autorità di testi sacri, io avevo incominciato a credere ormai che non avresti attribuito un’autorità così eminente presso tutti i popoli della terra a quella Scrittura, se non avessi desiderato che l’uomo per suo mezzo credesse in te e per suo mezzo ti cercasse.

159. (De pecc. mer. et rem. I 22,33). Cediamo dunque e assentiamo all’autorità della santa Scrittura che non sa ingannarsi né ingannare.

160. (De nat. et gr. 61,71). solo agli Scritti canonici devo un assenso incondizionato

161. (De Trin. I 1,2). Per purificare l’animo umano da questi errori, la Sacra Scrittura, adeguandosi alla nostra piccolezza, non esitò ad usare i vocaboli di ogni genere di cose per far assurgere gradatamente il nostro intelletto, quasi nutrendolo, alle verità sublimi e divine.

162. (De gen. ad litt. VII 28,42). A motivo di tutte queste affermazioni della sacra Scrittura, di cui nessuno, tranne gli infedeli e gli empi, mette in dubbio la veracità,

163. (De bapt. c. Donat. II 3,4). Chi non sa che la santa Scrittura canonica del Vecchio e del Nuovo Testamento è contenuta entro limiti ben definiti, e che è talmente superiore a tutte le successive lettere dei vescovi, che non è assolutamente possibile dubitare e discutere se ciò che dice è vero e se ciò che vi si trova è giusto?

164. (Ep 82,1,3). Allora, sì, senza paura di offenderci, si può giocare come in una gara, altrimenti ci sarebbe da meravigliarci se non fossimo giocati noi stessi! Poiché – debbo confessarlo alla tua Carità – questo timore riverenziale per cui credo in modo fermissimo che nessun autore ha potuto sbagliare nello scrivere, ho imparato ad averlo solamente per i libri della sacra Scrittura. Se quindi m’imbatterò in qualche passo di questi libri, che mi dia l’impressione d’essere in contrasto con la verità, non avrò alcun dubbio che ciò dipenda dal fatto che o è scorretto il manoscritto o il traduttore non ha centrato il senso o sono io che non ho capito.

165. (C. Faust. Man. XI 5). Se in quest’ambito ti turba un particolare che parrebbe assurdo non è lecito dire: “L’autore di questo libro non possedeva la verità “. Ciò significa o che il codice è difettoso o che il traduttore ha sbagliato o che tu non riesci a capire…In tali argomenti perciò, a meno che vengano difesi con una corretta argomentazione o dall’autorità canonica, sì da dimostrare o che le cose stanno veramente così o che potrebbe essere avvenuto ciò che è stato discusso o narrato, in tali argomenti, si ripete, se qualcuno non è d’accordo o si rifiuta di credere non deve essere rimproverato. Per quanto attiene alla canonica eminenza delle lettere sacre, anche se vien dichiarato che un solo profeta o apostolo o evangelista ha introdotto qualcosa nelle sue lettere con la conferma del canone non è lecito dubitare che sia vero. Altrimenti non vi sarebbe più alcuna pagina che possa servire di sostegno alla imperizia dell’uomo ove la saluberrima autorità dei libri canonici fosse disprezzata e tolta di mezzo o vittima di una interminabile confusione.

CAPITOLO II

La Tradizione è fonte della Rivelazione.

SOMMARIO. Regola per conoscere l’ origine apostolica di qualche dottrina. Ci sono molti precetti dati dagli Apostoli che non si trovano scritti: 166-169. Anche se non si trovano preghiere per i defunti nella Scrittura, occorre tenerle presenti per Tradizione: 170-171. La consuetudine di non ribattezzare quelli che sono stati battezzati dagli eretici ci viene dalla Tradizione. Che la Chiesa battezzi i bambini è una tradizione apostolica, e quindi da credersi: 172-174.

166. (De bapt. c. Donat. 4,24). è molto ragionevole credere che una prassi conservata da tutta la Chiesa e non istituita dai concili, ma sempre conservata, non può averla tramandata che l’autorità degli Apostoli.

167. (Ep. 54,1,1). Dunque tutti questi eventi, come li leggiamo predetti molto tempo prima, così ugualmente li riconosciamo avvenuti. Per i primi cristiani, non vedendoli ancora verificati, erano necessari i miracoli per credere; per noi, che li vediamo compiuti nel modo in cui li leggiamo nei Libri [sacri], dove sono stati riportati ben prima che accadessero (là venivano predette tutte le cose future che ora si vedono presenti), per noi dunque, edificati nella fede 246,

168. (De bapt. c. Donat. V 23,31). del resto, che la Chiesa universale conserva e che, per questo, si ha motivo di credere che siano stati gli Apostoli ad ordinarle, sebbene non si trovino scritte.

169. (C. Iul. VI 5,11). Purtuttavia, anche se non fosse possibile alcuna comprensione razionale o alcuna spiegazione con le parole, rimane sempre vero quello che si crede e si predica con sincera fede cattolica in tutta la Chiesa,

170. De cura pro mort. ger. 1,3). Nei libri dei Maccabei si legge che venne offerto un sacrificio per i defunti 2. Ma anche se in nessun luogo delle antiche Scritture si leggesse qualcosa di simile, non poca cosa sarebbe l’autorità della Chiesa universale che si manifesta in questa usanza quando, tra le preghiere che dal sacerdote vengono innalzate al Signore nostro Dio davanti al suo altare, c’è un posto preminente la preghiera per i defunti.

171. (Serm. 172,2,2): Tutta la Chiesa rispetta questa che è infatti la tradizione dei padri: che si preghi per coloro che sono morti in comunione al corpo e al sangue di Cristo, quando a suo tempo, proprio durante il sacrificio, vengono commemorati; e che si ricordi che il sacrificio viene offerto anche per loro.

172. (De bapt. c. Donat. II 7,12). Questa consuetudine, derivata, io credo, dalla tradizione degli Apostoli, come molte altre che non si trovano nei loro scritti e né nei concili dei loro successori, ma siccome si conservano in tutta la Chiesa, si crede che siano state tramandate e raccomandate proprio da loro; questa consuetudine molto salutare, dunque, ha iniziato, diciamo così, a correggerla 31, al dire di Cipriano, il suo predecessore Agrippino. Sennonché, come ha dimostrato una ricerca più attenta della verità approdata, dopo molte esitazioni e oscillazioni, alla conferma di un concilio plenario, è più esatto dire che Agrippino ha iniziato a corromperla, non a correggerla.

173. (ib. V 26,37). Se infatti erano molte le verità che il dotto Cipriano insegnava, ve n’era qualcuna che il docile Cipriano imparava. Quanto poi alla sua esortazione di ricorrere alla fonte, cioè alla tradizione Apostolica, e da qui, tracciando un solco, arrivare fino ai nostri giorni 133, è ottima e da seguire senza esitazione…. Ora, poiché troviamo che fin dai tempi degli Apostoli, alcuni non avevano una sola speranza, ma avevano un solo battesimo, da questa sorgente è derivata fino a noi la verità,

174. (De gen. ad litt. X 23,39). Non si deve tuttavia disprezzare affatto l’usanza della Chiesa nostra madre di battezzare i bambini né giudicarla in alcun modo inutile né prestarle assolutamente fede qualora non fosse una tradizione trasmessa dagli Apostoli.

CAPITOLO III

Gli organi della Tradizione.

ARTICOLO I. La Chiesa, regola di fede.

SOMMARIO. Nei Simboli è contenuta una breve somma delle verità di fede: 175-177. La fede cattolica è esposta dal capo della chiesa di Roma. Nell’ interpretare i testi oscuri della Scrittura, l’ esegeta faccia riferimento all’ autorità della Chiesa: 178-180. Può sempre recitare il Simbolo anche se qualcuno vi mantiene qualche errore, a meno che non abbia avuto dalla Chiesa una ampia esposizione: 181-184. E’ stupido disputare contro la consuetudine universale della Chiesa. L’ Autorità della Chiesa spinge Agostino a credere al vangelo: 185- 187.

175.( Serm. 59,1,1). Ecco perché avete imparato prima il simbolo, ch’è la norma della vostra fede, breve e sublime nello stesso tempo: breve per il numero delle parole, ma sublime per il peso delle enunciazioni.

176. ( ib. 58,1,1). Avete ripetuto il simbolo, che è un compendio delle verità della fede.

177.(Enchir. 96). Se non crediamo questo, si compromette l’inizio stesso della nostra confessione, per cui confessiamo di credere in Dio Padre onnipotente.

178. (C. Iul. o.i. 6,11). Ripeti continuamente i medesimi ragionamenti, ai quali chi legge vedrà bene che io ho già risposto precedentemente. Ma anche ora a te che persisti nell’asseverare che la libertà di agire bene o di agire male non si può perdere con il suo cattivo uso, risponda anche il beato papa Innocenzo, antistite della Chiesa Romana,…(lunga citazione)… Vedi o no che cosa pensi per mezzo di un suo ministro la fede cattolica?

179. (De doctr. chr. III 2,2). Quando sono le parole proprie a rendere ambigua la Scrittura, per prima cosa bisogna vedere se per caso non abbiamo distinto male o mal pronunciato la frase. Che se, nonostante l’attenzione prestata, lo studioso si avvede chiaramente essere incerto il modo di distinguere o di pronunziare, consulti la regola della fede che ha ottenuto attraverso i passi scritturali più facili o mediante l’autorità della Chiesa, come abbiamo esposto nel primo libro parlando delle cose.

180. (De gen. ad litt. o.i. 1,1). Quando si tratta di spiegare i difficili problemi che presentano le realtà della natura, che noi crediamo fatte da Dio, creatore onnipotente, si deve procedere non per via di affermazioni ma per via d’indagini, soprattutto in quelli presentati dalla Bibbia che è garantita dall’autorità di Dio; riguardo ad essa difficilmente evita il peccato di sacrilegio chi afferma temerariamente un’opinione incerta e dubbia; l’incertezza propria del ricercatore non deve comunque oltrepassare i limiti della fede cattolica. Ora, poiché molti eretici sono soliti esporre le Sacre Scritture interpretandole alla stregua delle proprie opinioni contrarie alla fede insegnata dalla dottrina cattolica, prima d’interpretare questo libro è necessario esporre brevemente la fede cattolica.

181. (De bapt. c. donat. III 14,19). Può infatti capitare che uno abbia il sacramento integro e la fede distorta; come pure che sappia esattamente le parole del Simbolo, ma che non abbia una fede giusta sulla Trinità, o sulla risurrezione o su qualche altra verità… Ma può anche accadere questo: che un catecumeno cattolico si imbatta nel libro di un eretico, e, non sapendo discernere l’errore dalla verità, creda una cosa contraria alla fede cattolica, ma si tratta di un errore non in contraddizione con le parole del Simbolo: in verità sotto le stesse parole sono sorti innumerevoli errori degli eretici!

182. (In Io. ev. tr. 36,2). sostenendo che Cristo nostro Signore era soltanto Dio e non anche uomo. Per opposti motivi, entrambi sono in errore. La fede cattolica, invece, mantenendosi nella verità da una parte e dall’altra e predicando ciò che crede, ha sempre ritenuto e creduto che Cristo è Dio ed è uomo; poiché l’una e l’altra verità risulta dalla Scrittura, l’una e l’altra è certa.

183. (Serm. 237,2,2). Ascolta quindi tutto quello che io dico, ascolta ciò che di lui dice la fede cattolica, ciò che dice la verità, saldissima nelle sue fondamenta e apportatrice di serenità.

184. (ib. 52,2,2). Ebbene, questo insegna la nostra fede, cioè la fede vera, la fede retta, la fede cattolica risultante non da congetture o da idee preconcette, ma dai testi della Sacra Scrittura, e non è malsicura per la temerità degli eretici, ma fondata sulla verità insegnata dagli Apostoli. Questo sappiamo, questo crediamo;

185. (Ep. 54,5,6). Lo stesso dicasi di riti e usanze osservate da tutta la Chiesa. Poiché mettere in dubbio se si debbano o non si debbano seguire, sarebbe segno d’insolentissimo insania

186. (Serm. 176 2,2). La Chiesa ha sempre ammesso questo, si è sempre attenuta a questo; lo ha appreso dalla fede degli antichi, lo custodisce fedelmente fino alla fine,

187. (C. epist. Man. 5,6). Se dunque tu trovassi uno, che ancora non crede al Vangelo, cosa faresti quando ti dice: Non ci credo? Invero io stesso non crederei al Vangelo, se non mi spingesse a credere l’autorità della Chiesa cattolica.

ARTICOLO II. L’ Autorità dei Padri.

SOMMARIO. i Padri hanno trasmesso fedelmente quello che essi avevano accettato:188-190. Grande è l’ autorità dei Padri della Chiesa. Erano campioni di santità e di dottrina: 191-192. I Padri della Chiesa concordano  sulle cose fondamentali della fede, discutono liberamente delle altre cose. E’ più sicuro seguire l’ opinione di molti, che preferire l’ opinione di pochi. Perciò Agostino preferisce l’opinione di molti dotati di ingegno, all’ autorità di Cipriano nella questione “Dei ribattezzandi”: 193-194.

188. (C. Iul. II 10,33.34). Tanti sacerdoti santi ed illustri nell’esposizione delle divine Scritture, quali Ireneo, Cipriano, Reticio, Olimpio, Ilario, Ambrogio, Gregorio, Innocenzo, Giovanni, Basilio, ai quali, tu voglia o no, aggiungo il prete Girolamo, per omettere gli altri che sono ancora vivi, hanno difeso contro di voi la verità cattolica, che tutti gli uomini sono soggetti al peccato originale. Nessuno è escluso, all’infuori di colui che la Vergine ha concepito immune dalla legge del peccato che ripugna alla legge della mente…34. Hanno conservato ciò che hanno trovato nella Chiesa; hanno insegnato ciò che hanno imparato, ed hanno trasmesso ai figli ciò che hanno appreso dai padri. La nostra causa è stata trattata presso di loro prima ancora che noi la trattassimo con voi dinanzi ad essi. Né voi né noi eravamo a loro noti, eppure nei loro scritti leggiamo la sentenza emessa contro di voi a nostro favore.

189. (C. Iul.. o.i.I, 107).

190. (C. Iul. o.i. 3,10). Sapendo quanto chiari e stimati Dottori della Chiesa del Cristo sul peccato originale e sulla giustizia di Dio abbiano creduto ciò che credo io, abbiano insegnato ciò che insegno io, abbiano difeso ciò che difendo io, devo ascoltare le tue calunnie come se fossero lodi per me.

191.(C. Iul. I 7,30)-31). Sei confutato da ogni parte: la testimonianza di tanti Santi è più luminosa della luce. Osserva bene in quale assemblea ti ho introdotto. C’è Ambrogio di Milano… C’è Giovanni di Costantinopoli… C’è S. Basilio… Ci sono tutti gli altri, la cui concorde testimonianza ti dovrebbe convincere. Questa non è, come hai scritto con penna maligna, una cospirazione di uomini perduti. Essi hanno brillato nella Chiesa Cattolica con lo studio della sana dottrina; rivestiti e muniti di armi spirituali hanno combattuto valorose battaglie contro gli eretici e, dopo aver svolto fedelmente il proprio lavoro, si sono addormentati serenamente in grembo alla pace…31. L’assemblea dei Santi, però, nella quale ti ho introdotto, non è una massa di popolo: essi sono figli, sì, ma anche Padri della Chiesa.

192. (C. Iul. II 10,37). Questi sono vescovi, seri, dotti, santi, solidi difensori della verità contro garrule vanità, nei quali non potrai trovare nulla da disprezzare quanto a ragione, erudizione e libertà, le tre qualità che hai attribuito ai giudici… Per opera di questi piantatori, innaffiatori, edificatori, pastori, nutritori, la S. Chiesa è cresciuta dopo gli Apostoli.

193. (C, Iul. I 6,22). E così tu hai il coraggio di pensare che queste parole del santo vescovo Giovanni siano contrarie alle tesi di tali e tanti santi e che egli debba essere separato dalla loro concordissima compagnia e ritenuto un avversario? No, ben lontano sia credere o dire che Giovanni di Costantinopoli riguardo alla questione del battesimo dei bambini e della loro liberazione dal chirografo paterno per opera di Cristo, si opponga a tanti colleghi nell’episcopato e soprattutto ad Innocenzo di Roma, a Cipriano di Cartagine, a Basilio di Cappadocia, a Gregorio di Nazianzo, ad Ilario dei Galli, ad Ambrogio di Milano. È fuori dubbio che ci sono delle questioni, sulle quali, salva restando l’unità della fede, non concordano perfettamente anche ottimi e dottissimi difensori della stessa fede cattolica, e sulle quali dicono cose migliori e più vere di altri. Ma la questione di cui ora trattiamo riguarda le fondamenta stesse della fede.

194. (De bapt. c. Donat. III 4,6). L’ho già letta, lo confesso, e mi sarei orientato senz’altro verso la stessa opinione, se non mi avesse richiamato ad una più attenta riflessione, la grande autorità di quelli che gli sono uguali per il dono della dottrina, o, forse, sono anche più dotti, e che la Chiesa diffusa nel mondo, ha potuto generare in tante nazioni Latine, Greche, barbare e nella stessa nazione ebraica; quella Chiesa che ha generato anche lui; e non mi è mai parso che questi abbiano rifiutato senza motivo di seguire l’opinione di Cipriano, e non già perché non sarebbe possibile che in una questione molto oscura, uno o pochi abbiano le idee più esatte di molti, ma perché non bisogna facilmente dare un parere a favore di uno o di pochi, contro gli innumerevoli personaggi di una stessa religione e di una stessa unità, dotati di grande ingegno e di ricca dottrina, se non dopo avere esaminato le questioni con tutte le forze e averle approfondite.