Parati liturgici

Parato di Tomasina Fieschi, particolare
Parato di Tomasina Fieschi, particolare del piviale

Nel Museo sono presenti paramenti liturgici in uso dal sec. XVII al sec. XX di varia fattura e importanza storica, descritti da Agnese Avena nel testo Museo Agostiniano di Arte Sacra, Convento di N.S. della Consolazione, Genova, stampato da Arti Grafiche Francescane, marzo 2016. Particolarmente rilevante è il Parato in velluto cremisi ricamato di Tomasina Fieschi composto da piviale, pianeta, due stole, due tunicelle e pallio.

Il prezioso parato in velluto di seta cremisi ricamato è ricordato nell’inventario dei beni mobili del convento agostiniano di Nostra Signora della Consolazione come Parato di Tomasina Fieschi. Tutti i manufatti che compongono il parato sono contraddistinti da un prezioso ricamo realizzato per applicazione in tessuti serici laminati, con inserti in filati metallici fissati con piccoli punti di fermatura in oro su fondo cremisi – colori di forte valenza simbolica – e propongono un motivo decorativo a grappoli d’uva e foglie di vite, chiari simboli eucaristici, disposti sul fondo in velluto in un fitto intreccio di sinuosi steli che determinano girali, anse, cartelle.
Le doti di abile pittrice e ricamatrice attribuite dalle fonti alla monaca genovese citata hanno indotto alcuni storici – Raffaele Soprani, Federico Alizeri, Luigi Augusto Cervello, Giuseppe Morazzoni – ad attribuire a Tomasina Fieschi (Genova 1440-1534) splendide opere ricamate, tra le quali un’ Ultima Cena ed una Pietà, già conservate nei monasteri di San Silvestro ed in quello dei Santi Filippo e Giacomo dove la monaca aveva trascorso parte della sua vita, lasciando supporre l’intervento di quest’ultima anche nell’ Imago Pietatis ricamata sul cappuccio del piviale. L’analisi stilistica delle varie componenti del parato induce tuttavia a posticipare l’epoca di esecuzione di quest’ultimo e a ricondurre al secolo XVI unicamente la porzione di tessuto con ricamo figurato applicato al centro del cappuccio del piviale. Ai secoli successivi possono essere invece ricondotti gli altri paramenti e le insegne liturgiche. Interventi effettuati nel corso del Seicento, del Settecento, dell’Ottocento ed in parte all’inizio del XX secolo denotano come questi ultimi siano stati in parte ricomposti su velluto più recente, sostitutivo del tessuto originale usurato dall’utilizzo e in parte rifatti sul modulo di quelli più antichi, non risultando, pertanto, stilisticamente coerenti e rendendo quindi difficile una datazione.

Pallio, particolare
Pallio, particolare

Il pallio è composto  da cinque pezze di velluto tagliato unito di seta cremisi di uguale altezza e da due giunture  di minori dimensioni alle estremità, ricamate a riporto. Il sinuoso motivo ornamentale a tralci di vite con grappoli d’uva che incamicia il centro figurato del manufatto è realizzato in gros de Tours di  seta  bianco  laminato argento, profilato da cordoncino in oro filato a punto posato. Una raggiera in gros de Tours profilata in argento filato e in argento laminato, fissati con piccoli punti, inquadra il decoro centrale, fulcro della composizione, raffigurante l’Agnus Dei. L’effetto plastico di quest’ultimo è conferito dal ricamo a riporto, parzialmente acquerellato, su imbottitura in bambagia. La composizione è completata dalla soprastante croce con corona di spine, lancia e canna con spugna. La tipologia del decoro ed il tessuto impiegato per il ricanmo a riporto. inducono a datare ilmanufatto alla prima metà del secolo XIX, nonostante gli interventi di restauro effettuati ne rendano clifficile la datazione.

(Dalla descrizione preparara da Agnese Avena per Museo Agostiniano di Arte Sacra, Convento di N.S. della Consolazione, Genova, stampato da Arti Grafiche Francescane, marzo 2016)